Il centrodestra viterbese sospeso sul filo del ponte per il primo maggio

Il centrodestra viterbese sospeso sul filo del ponte per il primo maggio

Il centrodestra viterbese si mantiene unito, nonostante forze centrifughe e centripete al suo interno. Dimostrano doti di funambolismo le varie anime della galassia post berlusconiana. Con tanto di Polo Civico a seguito. Quattro le gambe del tavolo dentro cui si muove la partita: Lega, Forza Italia, Fratelli d'Italia e civici.

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Il centrodestra viterbese si mantiene unito, nonostante forze centrifughe e centripete al suo interno. Dimostrano doti di funambolismo le varie anime della galassia post berlusconiana. Con tanto di Polo Civico a seguito. Quattro le gambe del tavolo dentro cui si muove la partita: Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia e civici.

Frizioni tra una gamba e l’altra, con frequenti tentativi di sgambetto. Ma anche all’interno delle singole compagini le cose non vanno diversamente. La cottura a fuoco lento, scelta per il candidato sindaco, ha prodotto fumi anche all’interno dei diversi schieramenti. Essenzialmente tra quelli dove più hanno sgomitato per la candidatura a sindaco.

Alessandro Usai e Giovanni Arena i nomi più papabili. Con il solito discorso che è altrettanto probabile di vederli uscire dal conclave viterbese, quello che alla fine dirà l’ultima parola, come cardinali. Lo schema che si prevede andare in scena nelle prossime ore, appena scavallato il primo maggio, è il seguente: il tavolo romano indica il partito che dovrà indicare il sindaco (o Lega o Forza Italia). Il partito viterbese in questione, a quel punto, indicherà il candidato.

La bilancia pende più per una scelta in seno a Forza Italia. Tutto però è ancora possibile, comprese clamorose spaccature. Il clima di grande frazionamento del quadro politico cittadino infatti, anziché spingere gli uomini del centrodestra verso un’unità che sarebbe premiante, finisce per solleticare i sogni di gloria dei singoli pezzi. Manca poco, dopo il 10 maggio, la consegna delle liste. Quindi un mese di campagna elettorale, senza esclusione di quartiere. 

Decarta racconta la Tuscia