Viterbo che fu\ “Pi Santantògno, ‘n passo de bòo”

Viterbo che fu\ “Pi Santantògno, ‘n passo de bòo”

La cultura contadina e popolare ha da sempre adottato come termine di paragone, per valutare l'allungarsi o l'accorciarsi del giorno, l'andatura lenta o veloce di alcuni animali del mondo rurale

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Pi Santantògno, ‘n passo de bòo.

Con la festività di Sant’Antonio abate, le giornate piano piano si allungano ma con una tale lentezza da paragonarla al lento incedere del bue, “bòo”, che tira l’aratro. Questa ricorrenza segna anche l’inizio del Carnevale. La cultura contadina e popolare ha da sempre adottato come termine di paragone, per valutare l’allungarsi o l’accorciarsi del giorno, l’andatura lenta o veloce di alcuni animali del mondo rurale. Sant’Antonio abate, vincitore sulle forze infernali, viene tuttora festeggiato con l’accensione di grandi fuochi, come il “focaróne de Bagnaia”, un antico rito pagano dal significato esorcistico e purificatorio. Un tempo, era tradizione spargere la cenere dei fuochi intorno al casale o all’interno della stalla (dove si trovava sempre un ‘immagine di Sant’Antonio), per proteggere le persone, gli animali e gli edifici da malattie e calamità naturali.

tratto da “Si ‘l cuntadino fusse ‘nduìno…” di Gianluca Braconcini.

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