Viterbo che fu\ Ma ch’adè ‘st’affare meqquì? …è il Casaletto del Padreterno

Viterbo che fu\ Ma ch’adè ‘st’affare meqquì? …è il Casaletto del Padreterno

Secondo alcuni studiosi la sua costruzione sarebbe legata al matrimonio combinato tra Pier Luigi Farnese (primogenito del cardinale Alessandro e primo duca di Castro) e Gerolama Orsini dei conti di Pitigliano

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Ecco a voi il Casaletto del Padreterno.

Percorrendo la strada Capretta in direzione del quartiere Santa Barbara e poco prima la strettoia del sottopasso ferroviario, che per oltrepassarlo “se sdiasìlla” non poco, si incontra sulla destra una cappella isolata. Molti di voi si saranno chiesti: “Ma ch’adè ‘st’affare meqquì?” …beh, questo piccolo edificio che si caratterizza per una pregevole ed interessante pittura monocroma eseguita a graffito, molto simile a quella della facciata di palazzo Ninni in via Annio, è conosciuto come il “Casaletto del Padreterno”.

Secondo alcuni studiosi la sua costruzione sarebbe legata al matrimonio combinato tra Pier Luigi Farnese (primogenito del cardinale Alessandro e primo duca di Castro) e Gerolama Orsini dei conti di Pitigliano, avvenuto il 19 gennaio 1519 presso la Chiesa Collegiata di San Giovanni Apostolo di Valentano. In realtà, secondo gli storici, si tratterebbe di un ex-voto realizzato dopo il matrimonio che gli sposi vollero elevare al Padreterno per benedire eternamente la loro unione. I coniugi amavano molto la nostra città e vi trascorrevano diverso tempo dimorando nel magnifico palazzo Farnese, presso il ponte del Duomo, costruito nel Quattrocento da Ranuccio I.

In una parete laterale del Casaletto si trovava l’antica porta d’ingresso (ora murata) sul cui architrave è l’incisione I.N.R.I. (Iesus Nazarenus Rex Iudaeorum); le lettere sono “divise” a metà da una croce scolpita. Entrando dall’attuale porta d’accesso si può notare come la cappella era costituita da due piani divisi da un solaio ormai distrutto; una scala in legno permetteva di accedere al piano superiore, dove si trovava la camera da letto che prendeva luce ed aria da una piccola finestra. Ancora oggi rimangono le tracce di un largo camino posto proprio sopra l’ingresso originale.

Sulla facciata del fabbricato, rivolta su strada Capretta, si vede un’edicola con una cornice in peperino ad arco e sulla chiave è presente una croce affiancata dalle parole Ave-Maria; all’interno è presente un affresco piuttosto rovinato e “mostruosamente” ritoccato in epoca recente, che raffigura la Madonna col Bambino. Nella parte superiore si nota un graffito con pittura monocroma; le figure della composizione mostrano il Padre Eterno benedicente che tiene un globo terracqueo con la mano sinistra ed ai lati due angeli “portaceri”. Sotto il tetto vi è un fregio, anch’esso a graffito, costituito da bandelle e fiocchi decorativi dove si alternano le figure araldiche del giglio farnesiano e della rosa degli Orsini.

Nel 1547 Pier Luigi venne ucciso nella congiura di Piacenza e la duchessa Gerolama dieci anni più tardi fondò a Viterbo, presso la Chiesa della Visitazione in via San Pietro, l’omonimo monastero; chiamato dai viterbesi la “Chiesa delle Duchesse”.

Fino alla metà del secolo scorso, il Casaletto era abitato saltuariamente da vagabondi e girovaghi; mia suocera, che era nata in un casale poco distante, mi raccontava che durante il mese di maggio, quello dedicato alla Madonna, i contadini che abitavano nei poderi vicini portavano tutti i giorni i fiori freschi alla Vergine dell’edicola e la domenica si riunivano davanti all’edificio per recitare il rosario ed altre preghiere alla Madonna.

A cura di Gianluca Braconcini

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