E poi, dopo tutto questo tempo, dovremmo aver capito che quei partigiani che si sono sacrificati per noi, evidentemente, lo hanno fatto proprio perché la Costituzione possa essere accettata da tutti per la sua intrinseca bontà, e mai più scritta con il sangue.

Perché non organizzare delle iniziative (informali, conviviali e senza insegne) nelle quali far incontrare le diverse sensibilità, spesso auto-relegate a insultarsi sui social, e parlare di "culture politiche"? La destra e la sinistra avranno pure fatto il loro tempo, ma le idee sottostanti ad esse esistono ancora, magari in forme più evolute o non del tutto consapevoli di sé. Diceva Gaber: "e pensare che c'era il pensiero". Vogliamo scoprire se... c'è ancora?

A tal proposito, è con particolare attenzione che oggi guardo alla polemica sull'immigrazione in città, recentemente portata alla ribalta, tra gli altri, dal movimento civico di Chiara Frontini al grido di "Viterbo non è un albergo" insieme alla richiesta che, in tempo di crisi, i fondi pubblici destinati ai richiedenti protezione internazionale vengano invece destinati ai servizi per i cittadini.

Quanto bisogno ci sarebbe invece di pretendere un salto di qualità! Di abbandonare la logica perdente del non-voto e del voto fidelizzato per recuperare quella del “voto di opinione”, ossia conquistato solo dopo averci convinto di avere il cuore e la testa per consegnarci un futuro migliore!

















