“Viterbo-Cassino unite da un tragico destino”. In ricordo del bombardamento del 17 gennaio ’44

“Viterbo-Cassino unite da un tragico destino”. In ricordo del bombardamento del 17 gennaio ’44

Rosanna De Marchi racconta la vicenda legata al bombardamento della città e dei morti viterbesi, e non, di quella tragica giornata.

ADimensione Font+- Stampa

1526094_769187263194908_6451795472119438620_n

 

“È come se avessi fatto la guerra”. 71 anni fa il bombardamento di Viterbo, ricordato in questa settimana con una mostra (aperta fino al 25 gennaio) realizzata presso la Basilica di San Francesco, una delle più colpite dalle bombe del 1944. “Il 17 gennaio però – spiega la studiosa Rosanna De Marchi – e pochi lo sanno, fu solo il primo di una serie di bombardamenti che colpirono la città, radendola al suolo. Io per fortuna non ho vissuto quei momenti – ha spiegato – ma mi sento come avessi fatto la guerra, perché ho raccolto le memorie casa per casa parlando con molte persone.

Il primo bombardamento che colpì Viterbo fu nel luglio 1943 quando a essere distrutto fu l’aeroporto, con un grande numero di morti. All’epoca la città era considerata molto importante, per i movimenti di truppe naziste del generale Kesserling, perché era un crocevia importante tra Firenze e Roma e perché c’erano molte caserme. Così si arrivo a quel 17 gennaio. “In pochi se lo aspettavano, le persone vedevano spesso passare stormi di bombardieri sopra le loro teste tanto che qualcuno – ha spiegato Rosanna De Marchi – quando vide le bombe scendere pensò inizialmente fossero dei volantini”.

 

 

 

In pochi secondi alle 13.15 90 tonnellate di bombe distrussero piazza della Rocca, le autolinee Garbini dove molti giovani morirono come formiche, la stazione Roma Nord, tutte le chiese della città e ricoveri come san Simeone e san Carluccio. Le macerie, insieme a tanti parti di corpi persi tra esse, furono portati al Sacrario. “Per questo credo che quello sia il cuore pulsante di Viterbo, perché lì ci stanno i nostri morti”. Morirono anche numerosi cittadini di Cassino e Frosinone, arrivati a Viterbo in fuga dopo la devastazione delle loro città.

“Viterbo-Cassino furono unite da un tragico destino. L’ho scritto nel mio libro che racconta proprio questa vicenda”. Rosanna De Marchi sta ancora studiando e ricercando i nominativi dei morti e da poco, anche grazie al contributo di Lucio Matteucci, è entrata in contatto con associazioni di Cassino con cui è nata una collaborazione. Alcuni di essi erano presenti all’inaugurazione di una lapide in ricordo di quegli eventi issata a Palazzo del Drago, sul ponte del Duomo.