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I Cinghiali ci costano 700mila euro

I Cinghiali ci costano 700mila euro

I cinghiali rappresentano un problema non da poco per il territorio della Tuscia. 700mila euro all'anno di danni all'agricoltura più tutti i rischi che un boom demografico di questa specie comporta per gli automobilisti.

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Circa 700mila euro all’anno di danni all’agricoltura di cui la Regione Lazio riesce a risarcire appena il 16-17%. Questo è l’effetto che il boom demografico dei cinghiali sta avendo nella Tuscia. Una situazione esplosiva che sta generando non poche tensioni.

 

Il problema

I cinghiali sono un bene della Regione, che in linea di principio dovrebbe rispondere dei danni che questi concretizzano. E di danni, nei campi degli agricoltori, ne fanno non pochi. A fare da tramite le Province, che si occupano di accogliere le richieste di risarcimento, verificarle con appositi periti e liquidare. E’ proprio sul “liquido” che casca il cinghiale. Non ci sono mai abbastanza fondi, trasferiti dalla Regione Lazio alla Provincia di Viterbo, per garantire un risarcimento totale del danno agli agricoltori.

 

A cosa è dovuto il boom demografico?

Per fare un’analisi precisa della questione ci siamo rivolti al professor Fioravante Serrani del dipartimento Dafne Università degli Studi della Tuscia. Si tratta di un esperto nella gestione della fauna selvatica. Ci ha spiegato che in primis questa crescita numerica dei cinghiali è dovuta all’aumento dell’area boschiva della nostra provincia, come conseguenza dell’abbandono dei campi. In parte la crescita demografica si spiega anche con il fatto che gli attuali cinghiali del Viterbese non sono più una specie autoctona ma incrociata con altre che si riproducono più velocemente. Se d’inverno i boschi sfamano gli animali, con ghiande e castagne, nel resto dell’anno il cibo scarseggia e ciò li spinge fino ai centri abitati. Ma il vero problema, secondo il professore, è dato dalla non ottimale gestione di questa fauna. In effetti mentre attraverso le battute di caccia organizzate si fa un importante intervento di contenimento del numero su gran parte del territorio rimane il problema delle aree protette. Qui non si può cacciare e diventano zone di rifugio per gli esemplari della specie.

 

Come si può risolvere la situazione

Il professor Serrani individua una reale soluzione nella corretta gestione del territorio. Il problema sono proprio le aree protette, che fanno capo alla Regione Lazio. “Bisogna che Provincia di Viterbo, Regione Lazio e le associazioni degli agricoltori – spiega il docente Unitus – decidano un piano serio di abbattimenti, che coinvolga necessariamente le aree protette. Secondo un nostro studio infatti la stragrande percentuale dei danni in agricoltura dei cinghiali si verifica proprio entro il raggio di un chilometro da queste zone tutelate”

 

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