“Superare Talete e affidare l’acqua a un consorzio pubblico”, ecco la ricetta Battisti

“Superare Talete e affidare l’acqua a un consorzio pubblico”, ecco la ricetta Battisti

Bengasi Battisti scrive al sindaco Leonardo Michelini e ai consiglieri comunali chiedendo di riflettere bene sulle decisioni che andranno a prendere sulla gestione dell'acqua.

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“Superare Talete e affidare la gestione del servizio idrico a un consorzio interamente pubblico”, questa la strada tracciata dal sindaco di Corchiano e coordinatore nazionale ‘Acqua bene comune’ Bengasi Battisti. Battisti è intervenuto a Radio Verde all’interno della trasmissione Sbottonati (ascolta la puntata) e subito dopo ha preso carta e penna e scritto una lettera aperta indirizzata al sindaco Leonardo Michelini e ai consigliere del Comune di Viterbo per suggerire questa prospettiva. Domani infatti nella sala d’Ercole sarà presentato un documento e sarà aperta una discussione sulla posizione che la città capoluogo vorrà prendere su questa partita.

 

LA LETTERA APERTA DI BATTISTI

Intorno al tema dell’acqua e a Talete si è aperta un’ampia discussione.

L’interessante e proficuo dibattito sull’acqua pubblica mi spinge a alcune considerazioni che invio in forma di lettera aperta affinché siano condivise dall’intera comunità di Viterbo .

L’acqua elemento indispensabile per la vita dell’uomo, esauribile e non riproducibile, rappresenta il bene comune per eccellenza e in quanto tale è uno dei fondamenti delle comunità stesse .

E’ pertanto la natura dell’acqua che impone la sua sottrazione al mercato e il suo mantenimento in mani pubbliche affinché le comunità e suoi abitanti ne restino proprietari e ne siano protagonisti della gestione.

Anche il referendum del 2011 con il suo eccezionale risultato popolare , ha indiscutibilmente posto l’acqua  tra i diritti da tutelare e da restituire alle future generazioni.

Questi principi appartengono anche alla nostra città di Viterbo e a tanti comuni della Tuscia che insieme ai movimenti per l’acqua hanno sostenuto il referendum e promosso la legge di iniziativa popolare recepita all’unanimità dal Consiglio Regionale del Lazio e diventata storica “legge 5 del 2014″.

Tradurre i sani principi dell’acqua pubblica in pratica significa, però ,gestione attraverso “un soggetto di diritto pubblico” che permetterebbe il diretto e responsabile coinvolgimento dei consigli comunali con l’esclusivo scopo di tutelare la qualità della risorsa distribuendola con equità, giustizia e fuori da speculazioni economiche e politiche .

L’istituto della ripubblicizzazione, possibile grazie al referendum e finanziabile anche dalla legge regionale, ci permetterebbe di consegnare la gestione della nostra acqua al nuovo soggetto di diritto pubblico che potrà garantire, cittadini e lavoratori .

Solo attraverso un nuovo soggetto di diritto pubblico si potranno ottenere gli interventi finanziari regionali per sostenere la debolezza del nostro Ato il quale, per cause indipendenti dalle nostre volontà e per la peculiarità idrogeologica della Tuscia (arsenico), ha costi di gestione impossibili da sostenere solo attraverso la tariffa.

La Talete spa, per la sua forma giuridica, non rappresenta una gestione che garantisce il primario concetto di acqua fuori dal mercato; non garantisce il diritto inalienbile di accesso all’acqua per le elevate tariffe che devono obbligatoriamente ricoprire i costi di gestione; non può, ottenere sostegni dalla fiscalità generale e dalla Regione per non incorrere nelle infrazioni Europee di sleale concorrenza e di conseguenza la Talete non ha futuro .

L’unica speranza per l’acqua pubblica, ritengo, risieda nel proporre, in assemblea dei sindaci, la ripubblicizzazione e il conseguente affidamento al nuovo soggetto che con caratteristiche di consorzio potrà, dunque, ottenere sostegni economici dalla fiscalità generale e sarà sottoposto a un controllo da parte dei consigli comunali che approvandone bilanci e piani di investimento riporterebbe la gestione nelle comunità.

Scelte diverse consegnerebbero il bene acqua alla mercificazione determinando inevitabili aumenti di tariffa, diminuzione di investimenti e aumento del precariato così come ormai avviene negli Ato gestiti da quelle società quotate in borsa che qualcuno presenta ancora come l’unica possibilità.