Serra, Pd: “cedere la gestione dell’acqua ai privati non è da escludersi”

Serra, Pd: “cedere la gestione dell’acqua ai privati non è da escludersi”

Alla fine le proposte di M5S e Viterbo 2020 "per l'acqua pubblica" sono state bocciate perché "cedere ai privati non è una ipotesi da escludersi - ha detto il capogruppo Pd Francesco Serra - e non possiamo non impegnarci a non vendere" perché "la storia - ha chiosato invece Paolo Moricoli di Sel - ci ha dimostrato che la gestione pubblica non sempre funziona

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Voto no alle proposte di Chiara Frontini (Viterbo 2020) e Gianluca De Dominicis (M5S) e a quella di Luigi Buzzi (FdI) con un’apertura da parte della maggioranza alla cessione del servizio ai privati e pausa di riflessione sulla controproposta della maggioranza. È finito così ieri dopo 5 ore di lavori, metà delle quali perse per ritardi e riunioni di maggioranza fuori luogo (leggi qui il perché), il Consiglio comunale che doveva dare un indirizzo politico chiaro sulle politiche idriche (chiamiamole così) del comune di Viterbo.

All’ordine del giorno le questioni erano quelle dellala necessità o meno di ricapitalizzare Talete (per 900mila euro), della difesa o meno del Referendum del 2011 per la gestione pubblica dell’acqua e dell’avallo o meno delle politiche regionali che vedrebbero Zingaretti intenzionato a passare la gestione delle acqua ad Acea (società per il 51% pubblica e per il 49% privata. Con una paventata ipotesi di vendita di parte della quote pubbliche).

Alla fine le proposte di M5S e Viterbo 2020 sono state bocciate perché “cedere ai privati non è una ipotesi da escludersi – ha detto il capogruppo Pd Francesco Serra – e non possiamo non impegnarci a non vendere” perché “la storia – ha chiosato invece Paolo Moricoli di Sel – ci ha dimostrato che la gestione pubblica non sempre funziona ed è plausibile che un privato possa essere più efficace”. Alla fine di 5 ore di dibattito il sindaco e la maggioranza hanno tirato fuori dal cilindro un documento, poi non votato per richiesta della minoranza che vuole presentare degli emendamenti, che chiede:

  • alla Regione di commissariare i comuni che non entrano in Talete;
  • alla Regione di garantire un prestito necessario alla risoluzione dei problemi finanziari di Talete;
  • alla Regione di improntare misure a sostegno dell’Ato debole;
  • al verificarsi di queste condizioni, al Comune di versare i 900mila euro per ricapitalizzare, per la sua parte, Talete.

Una proposta che da una parte ha intrigato parte della minoranza, Marini (FI) infatti si è detto disponibile a parlarne “perché ho sempre lavorato in questa direzione”, da un’altra ha fatto sorgere dei dubbi a Fratelli d’Italia e Luigi Buzzi perché si approverebbe un odg per il quale il Comune non ha poteri decisionali (“come può imporre certe cose alla Regione?”) e da un’altra parte ancora ha lasciato l’amaro in bocca a Movimento 5 Stelle e Viterbo 2020 che hanno parlato di una “spallata all’acqua pubblica”. “E poi – ha commentato Chiara Frontini – non si capisce perché ricapitalizzare Talete se l’intenzione è di venderla. Un favore al privato”. In chiusura è intervenuto anche Gianmaria Santucci (Fondazione) indicando una terza via: “per salvare Talete si possono fare solo tre cose: aumentare le tariffe, ricapitalizzare e stipulare una assicurazione a copertura del finanziamento. Decidete voi con che peso, ma l’alternativa è far fallire la società”. Comunque all’ora di cena tutti a casa e se ne riparla con calma la settimana prossima.