L’incredibile caso di un sindaco che governa senza maggioranza

L’incredibile caso di un sindaco che governa senza maggioranza

Della road map programmatica non v'è traccia, è diventata un po' come lo sgabello di Arduino Troili. Bruciata non nel Focarone ma nei casini caratteriali e politici di una maggioranza che non c'è. In tanti si domandano a cosa possa servire tutto questo, a chi.

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Ci son 7 civici, un gruppo Pd da 5, un altro democrat da 7, il gatto e il topo, l’elefante. Non manca più nessuno, solo non si vede una maggioranza.

Quella del sindaco di Viterbo Leonardo Michelini diventa ogni giorno che passa, sempre più un’incredibile storia. La storia di un primo cittadino capace di governare senza maggioranza. Dal 17 dicembre, giorno in cui il problema di numeri si palesò in consiglio comunale, di acqua sotto i ponti ne è passata. Ma tutto nella sostanza è rimasto immobile. Tre mesi, circa 90 giorni, di limbo. Una roba infernale per chi vorrebbe alla guida della città un gruppo dirigente saldo e coeso, capace di portare in porto “l’impresa possibile” annunciata in campagna elettorale.

Un qualcosa che invece alla latitudine di Palazzo dei Priori sembra ormai un qualcosa a cui si è fatto il callo. Un’anomalia nella quale ha inzuppato il biscotto il Partito Democratico, dai vertici locali a quelli nazionali, che si è premurato esclusivamente di congelare la situazione per evitare la capitolazione e il voto a giugno. Poi tutto è rimasto lì, in disordine. Con il sindaco che ha annunciato ormai un mesetto fa la riunione di maggioranza per ritrovare il bandolo della matassa e andare avanti ma che poi, nei fatti, si sta ben guardando di affrontare un faccia a faccia con tutti i suoi.

I democratici non trovano una sintesi, con i sette che rimangono nel governo della città ma sentendosi liberi di fare come meglio credono di volta in volta. Così nella sala d’Ercole non ci sono i numeri e Michelini continua a vivere nella non felice situazione di “anatra zoppa”. Potendo in sostanza fare conto esclusivamente sulla giunta.

Dentro questo calderone anche le opposizioni appaiono sbandate, prigioniere anche loro di uno stato di cose per molti aspetti deprimente. E non è chiaro fino a quando tutto continuerà ad andare avanti ancora così. Gli analisti di questi casi impossibili fissano la “linea di morte” dell’esperienza Michelini nel prossimo bilancio. Ma non è così scontato.

Della road map programmatica non v’è traccia, è diventata un po’ come lo sgabello di Arduino Troili.
Bruciata non nel Focarone ma nei casini caratteriali e politici di una maggioranza che non c’è. In tanti si domandano a cosa possa servire tutto questo, a chi. E inizia a diventare sempre più robusta l’idea che da un momento all’altro, per carità cristiana, possa arrivare il momento del commissario prefettizio.

Decarta racconta la Tuscia