La Tuscia con gli occhi del “pittore della luce”. L’avventura etrusca del grande Turner

La Tuscia con gli occhi del “pittore della luce”. L’avventura etrusca del grande Turner

William Turner, l'uomo che aprì la strada alla pittura degli Impressionisti, aveva nelle retine la magia e la luce e i colori del Viterbese. Ecco alcuni pezzi di Tuscia immortalati nei suoi schizzi e dipinti, oggi esposti nei templi dell'arte mondiale.

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William Turner, o meglio Joseph Mallord William Turner, è uno dei più grandi artisti della pittura britannica e mondiale. Questo è noto e recentemente è uscito nelle sale cinematografiche anche un film che ne racconta l’eccentrica storia. Quello che invece forse in pochi sanno è quanto “il pittore della luce” ha studiato e visitato e raffigurato in diversi oli e schizzi i boschi, gli speroni tufacei, le nebbie e il verde della Tuscia.

Recentemente il nome di Turner è tornato sui giornali locali per via della visita al museo civico di Viterbo di una delegazione della National Gallery di Londra. Interessati alle opere di Sebastiano del Piombo, conservate al Rossi Danielli di piazza Crispi, gli inglesi sono intenzionati a proporci uno scambio con alcuni lavori di paesaggisti inglesi. Tra questi il nome vero è quello di Turner appunto, l’uomo di una tecnica pittorica nuova e capace di gettare le basi del primo Impressionismo.

Turner visitò diverse volte l’Italia e la sua attenzione, oltre che dalla città di Venezia, fu conquistata proprio dall’Alto Lazio o Etruria meridionale.  Turner si lasciò incantare totalmente dalle bellezze naturali e artistiche distribuite in questa parte dell’Italia centrale, dai sortilegi delle atmosferiche di questi luoghi.

 

Al Tate Gallery di Londra è possibile imbattersi in un’opera dal titolo ‘Italian Landscape’, dove è possibile ammirare su olio Civita di Bagnoregio. Un autentico capolavoro realizzato dal pittore inglese durante il suo secondo viaggio a Roma nel 1828. Turner dedicò alcune settimane alla pittura, la prima e unica volta che il pittore lo fece in un paese straniero.

Ma Turner fu rapito anche da Nepi, presente in parecchi schizzi di studio nel suo taccuino. Si interessò molto delle Forre sotto le abitazioni, indubbiamente uno degli aspetti più singolari di questo territorio delimitato sia a nord che a sud da queste strette gole. Le Forre, dette anche Cavoni, sono canyon nati dalla millenaria azione erosiva dei torrenti sulle rocce. Ne risulta un territorio naturalmente riparato e difficilmente accessibile, perfetto per gli insediamenti umani. Questi insediamenti rupestri furono abitati quindi sin dal neolitico e fino all’inizio dell’età del ferro. Un posto magico.

 

Che cercava Turner in queste terre? Cosa lo spinse ad attraversarle a zig zag con carnet e matita alla mano, Turner, il signore e allo stesso tempo l’umile amante della luce? Si chiede Giovanni Buzzi, autore del libro ‘Turner in Etruria’.

E sui taccuini del pittore, conservati al Tate, non è difficile trovare schizzi della Tuscia. Dallo scorcio della chiesa della Trinità di Viterbo a una bellissima vista sul lago di Vico, passando per il cortile di Palazzo dei Priori e i suoi sarcofagi etruschi e piazza della Rocca. Un mondo di bellezza che dovrebbe aiutarci a capire meglio la bellezza e le potenzialità del Viterbese.