Il Pd e la sindrome della “doppia morale”. Il presidente di In Cammino lancia l’appello all’inclusione nel partito

Il Pd e la sindrome della “doppia morale”. Il presidente di In Cammino lancia l’appello all’inclusione nel partito

In casa Dem le cose non vanno affatto bene. La lotta tra gruppi è sempre al solito livello: massimo. Il primo schiaffeggia sempre il secondo e gli schiaffeggianti di prima si ritrovano poi a essere schiaffeggiati. Chi vince prende tutto e chi perde viene messo all'angolo. Dinamica in uso da tempo.

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In casa Dem le cose non vanno affatto bene. La lotta tra gruppi è sempre al solito livello: massimo. Il primo schiaffeggia sempre il secondo e gli schiaffeggianti di prima si ritrovano poi a essere schiaffeggiati. Chi vince prende tutto e chi perde viene messo all’angolo. Dinamica in uso da tempo. Tutti convinti di essere “dei in terra” non hanno a memoria il detto “chi di spada colpisce di spada perisce” e non è difficile trovarsi difronte a casi conclamati di “doppia morale”.

Ospitiamo questo intervento di Leonardo di Russo, presidente Associazione “In Cammino” vicina a uno degli attori in campo: Andrea Egidi. 

 

“Dopo venti giorni dalle elezioni regionali, la prima scelta che il presidente Zingaretti fa sul territorio provinciale è la nomina della giunta regionale e la scelta dell’assessore Troncarelli – scrive di Russo -.

Una scelta sul cui merito non discuto, saranno i fatti a dimostrarne la giustezza, ma il cui metodo appare quanto meno discutibile (non solo per Viterbo ma per tutta la giunta), basato non sulla ricerca della condivisione con il territorio, né tanto meno con il partito, ma unicamente incentrato a una sostanziale delega in bianco ai consiglieri eletti.

Un metodo di tipo feudale in una logica per la quale i ruoli discendono dal potere concesso dall’alto e non dal coinvolgimento della base. La cosa ancor più anomala è che tutto questo avviene nel silenzio assordante di una parte
del Pd viterbese. La stessa parte che da mesi, dopo l’esito del congresso provinciale, richiede a voce alta l’unità del partito. Lo chiede sui giornali nonostante la maggioranza congressuale abbia tentato di realizzare tale unità.

Si chiedeva unità ma davanti alla proposta di istituire tavoli di lavoro unitari per il programma delle regionali e per i coordinamenti territoriali, la minoranza decideva di votare contro impedendone la realizzazione. Si pretendeva l’unità ma dinanzi al voto unanime della direzione sulla creazione di un comitato elettorale per gestire le elezioni politiche, la minoranza sceglieva di boicottarlo, dimostrando uno totale disinteresse alle elezioni politiche ed impegnandosi unicamente sulle elezioni regionali, come dimostra senza dubbi interpretativi, la differenza di voti del
PD tra le elezioni regionali medesime e quelli delle politiche.

Gli stessi che predicavano l’unità, infine, cosa fanno quando spetta a loro creare davvero l’unità? Viene nominato un assessore regionale senza condividere la scelta con nessuno né all’interno del partito né con il territorio. Credo che questo scenario dimostri per l’ennesima volta che nessuno possa fregiarsi della affermazione che una parte del partito ha lavorato per l’unità ed altri no.

In questo quadro di contrapposizioni personali il segretario provinciale Egidi ha scelto già prima delle nomine della giunta regionali di dimettersi, proprio per favorire un clima di maggiore distensione. Una scelta, quella di dimettersi, motivata da grande senso di responsabilità e non dovuta (il PD in provincia di Viterbo raggiunge la percentuale più alta di tutto il Lazio), ma che invece di essere colta come occasione di riflessione da parte di tutti, non ha evitato
l’ennesima frattura politica.

Credo che sia giunto il momento da parte di chi ha a cuore il futuro di questo partito, di fermarsi e di analizzare senza ipocrisia il passato e provare a costruire le ragioni comuni dello stare insieme. In caso contrario, continuando nei metodi delle scorse settimane, ci ritroveremo a trasformare il partito che abbiamo costruito da essere il partito dell’inclusione a quello dell’esclusione”.