Forza Italia, Marini lancia la pace e guarda al futuro: “Scurdammoce ‘o passato”

Forza Italia, Marini lancia la pace e guarda al futuro: “Scurdammoce ‘o passato”

Siamo andati a intervistare Giulio Marini e si è presentato con un messaggio di pace, perché se non si guarda oltre il centrodestra viterbese è destinato al ruolo di comparsa nello scacchiere politico provinciale e del comune capoluogo.

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La guerra tra Marini e Battistoni. Poi la guerra tra Battistoni e Marini. Parlare della Forza Italia viterbese negli ultimi tempi sembra essersi ridotto a questo. Con convegni e cene a cui ci si invita, a cui non si va e su cui si commenta a mezzo stampa. Un balletto sul cadavere del partito azzurro, che per un ventennio ha segnato la storia della Tuscia. Siamo andati a intervistare Giulio Marini e si è presentato con un messaggio di pace, perché se non si guarda oltre il centrodestra viterbese è destinato al ruolo di comparsa nello scacchiere politico provinciale e del comune capoluogo.

Cosa sta accadendo dentro Forza Italia?

“Niente. Magari accadesse qualcosa, nel senso positivo… Si parla sempre di questo dualismo tra me e Battistoni, ormai questo è un finto problema. La verità è che occorre andare oltre e costruire un percorso politico, un contenitore liberale di centrodestra. Attualmente c’è solo confusione e tanto rumore sterile. Invece c’è bisogno, anche per il bene del territorio, di costruire una nuova agibilità politica. Anche perché tra un anno e mezzo ci saranno le elezioni al Comune di Viterbo”.

Come ci arriverete?

“Mi domando come ci arriverà, se si continua di questo passo, chi ha ricevuto l’incarico dal partito per costruire qualcosa di credibile e competitivo. Invito tutti a ragionare di nuovo oltre ai personalismi e in termini di partito. Anche perché la sfida vera è quella della ricostruzione della Forza Italia viterbese ma anche di un quadro di alleanze. Per governare il capoluogo dobbiamo tornare a essere accattivanti e le fratture non ci portano da nessuna parte. E’ un gioco vecchio, uno schema vuoto e inconcludente”.

E’ disposto a mettere, per la sua parte, una pietro sopra a tutto?

“Ho superato il passato. La vita politica non può vivere su dualismi. Bisogna andare oltre, evolvere il quadro e trovare soluzioni. La politica è trovare soluzioni. E non c’è soluzione nella staticità. Mi è capitato di fare politica anche a livello nazionale e posso garantire che l’elettorato non è ancorato a vicende personali. Cito un verso di una nota canzone napoletana: “Scurdammoce ‘o passato”.

Cosa andrebbe fatto?

“Mi immagino un percorso diverso, dobbiamo smetterla di ragionare come venti anni fa. Dobbiamo tornare a essere rivoluzionari, con il nostro stile pacato. Dobbiamo incarnare un partito capace di dare un segnale di cambiamento. La proposta dei Cinque Stelle di dimezzare gli stipendi del parlamentari è giusta. L’avanzai io stesso in un’intervista del 2010 su Rai Tre. Noi politici dobbiamo metterci in testa che occorre fare sacrifici e pensare al futuro. La strada da seguire è quella verso la costruzione di un nuovo e dinamico contenitore liberale”.