Cinghiali per le strade di Viterbo

Cinghiali per le strade di Viterbo

Cinghiali cittadini crescono, il problema sta esplodendo sempre più. Il numero di facoceri nella Tuscia cresce e oltre ai danni alle coltivazioni c'è anche il pericolo sulle strade a destare preoccupazione.

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Cinghiali alle porte di Viterbo. Li hanno avvistati più volte dalle parti del Murialdo, precisamente in via Monte Cervino. Si spingono dai boschi ai quartieri periferici della città in cerca di cibo e rappresentano sicuramente un fattore di rischio. Se qualcuno in macchina impattasse contro un cinghiale potrebbe farsi anche male e sicuramente, se scampato, rischierebbe il collasso davanti alla fattura del carrozziere. Pensate poi se il fattaccio accadesse a qualcuno a bordo di moto o scooter. Decisamente un bel botto.

La notizia dei cinghiali nei quartieri periferici della città dei Papi girava già da un po’ all’interno delle chiacchiere da bar ma a confermarci è il professor Fioravante Serrani, del dipartimento Dafne all’Unitus. Si occupa di gestione della fauna selvatica e nel corso dell’ultima puntata di Funamboli su Radio Verde ha confermato la “leggenda metropolitana”. “I cinghiali si sono spinti alle porte di Viterbo, nei quartieri periferici. Ho avuto modo di vederli con i miei occhi”, racconta Serrani.

P.s. Abbiamo deciso di diffondere la notizia perché di colore ma anche per invitare i cittadini all’attenzione mentre circolano per le strade della città, soprattutto di notte. 

  • Giuseppe Paviglianiti

    sono i rifiuti che si lasciano fuori casa la notte che hanno spinto i cinghiali a venire nella città!

  • Christiana V Soccini

    Anzitutto i facoceri sono un’altra specie. I “cinghiali”, ibridoni inseriti a frotte dagli ATC per la cacciarella dopo che giá nel Rinascimento la sottospecie locale era scomparsa a causa della caccia sfrenata, cercano l’acqua. I sistemi di contenimento sulle strade esistono da tempo e da tempo sono utilizzati, poco e male in Italia, molto e bene all’estero. Da decenni anche nel viterbese il loro contenimento è lasciato ai cacciatori su piani redatti mi pare anche dallo stesso professore, pagati dalla collettivitá, ma con risultati, come ovunque, evidentemente pari a zero. Tali piani di abbattimento sono ormai abbondantemente criticati dalla comunitá scientifica non legata agli ambienti venatori e quindi disinteressata a mantenere alto il numero di queste (ed altre) specie cacciabili. Il lupo è l’unico in grado di contenere numericamente questa specie ma in Maremma e nella Tuscia, complice il silenzio di tutta la politica ancora interessata piú ai voti dei cacciatori e dei pastori piuttosto che del resto della cittadinanza, viene sistematicamente ucciso nonostante sia specie utile e protetta. Dei cinghiali si parla sempre a fine estate perchè si è in fase di preparazione dei calendari regionali venatori ed alzare il livello d’allarme su queste specie serve solo a favorire le preaperture venatorie (con buona pace di chi senza fucile anche alla fine della buona stagione vorrebbe godersi i boschi) e l’apertura della caccia nelle aree protette. É la solita tiritera insomma. La soluzione dei problemi non puó essere risolta da chi il problema lo ha generato, in questo sta la soluzione.

    • luigi

      Quali ATC ti risulta abbiano ripopolato come tu dici, con ibridi di cinghiale? Sarei felice di saperlo, visto che da oltre 15 anni faccio parte del direttivo dell’ATCVT2 e non ne sono mai venuto a conoscenza! Per quel che riguarda il lupo, oltre ad essere una specie a rischio, temo che, nelle sue prede preferite, oltre a “soli” piccoli o sub adulti di cinghiale, siano altre di più facile cattura ad essere preferite… salvi rischiare di diventare egli stesso da preda a predatore!!! Tu nemmeno immagini un branco di scrofe con al seguito suinetyi stirati, cosa possono fare ad uno o più Lupi!? Parlate con cognizione di causa…

  • Christiana V Soccini