Andiamo verso il futuro avendo spento i motori. L’inerzia da superare

Andiamo verso il futuro avendo spento i motori. L’inerzia da superare

Serve benzina per riaccendere i motori del territorio. Servono idee e persone con idee, che non vanno uccise nella culla, come spesso è stato fatto, ma sostenute con i soldi (pochi) che ci sono a disposizione.

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fundPer tanti anni questo territorio, di cui ogni giorno meledettamente scriviamo, ha navigato nel brodo grasso. Posti pubblici come se piovesse e intere generazioni allevate nel mito del posto fisso. Cene di partito, faccendieri sguinzagliati fino nei meandri più remoti della provincia e pensioni date con pochi anni di contributi, accompagni per l’invalidità distribuiti col cannone e con cui si sono fatti casa i figli e i figli dei figli, e robaccia varia.

Ci è sembrato di vivere nella città del Sole. Tutto facile, tutto semplice. “Lavorare è da coglioni”, “meglio buttarsi in politica”, “figlio mio accostati a qualcuno che poi una sistemazione si trova”. Roba diffusa come l’ossigeno nell’aria, tanto che buona parte dei problemi che stiamo vivendo è frutto di questa mentalità istillata nei decenni.

Mentalità e sistema che hanno premiato più gli “arrufoni” e i ruffiani che gli imprenditori veri, gli ideatori, la gente capace di generare mondi e sistemi nuovi. Di generare ricchezza vera e non “elemosina di stato”. Tutti ammazzati nella palude, insieme alle speranze di crescita reale del Viterbese come di altre fette d’Italia.

Ora però, che la merda è arrivata alle orecchie, che la disoccupazione morde, è arrivato il momento di squarciare il velo di Maia. Occorre prendere i pochi soldi a disposizione e sostenere le realtà vere e non i soliti carrozzoni, sostenere i giovani che vogliono mettersi in gioco e hanno capacità piuttosto che i raccomandati. La parola d’ordine deve essere: meglio un precario della pubblica amministrazione in meno e un giovane imprenditore in più. Anche così si supera l’inerzia …