Agricoltura sociale, Coldiretti presenta una proposta di legge per favorirne il radicamento nel Lazio

Agricoltura sociale, Coldiretti presenta una proposta di legge per favorirne il radicamento nel Lazio

Venerdì mattina la Uecoop – associazione delle cooperative aderenti alla Coldiretti – presenta la proposta di legge regionale sull’agricoltura sociale. La presentazione si terrà a Roma, nella sala Mechelli del Consiglio Regionale del Lazio, alla presenza del presidente Daniele Leodori e del vicepresidente Mario Ciarla.

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Più agricoltura sociale nel Lazio, UeCoop presenta la proposta di legge per favorirne la diffusione e il radicamento nel Lazio. Venerdì mattina la Uecoop – associazione delle cooperative aderenti alla Coldiretti – presenta la proposta di legge regionale sull’agricoltura sociale. La presentazione si terrà a Roma, nella sala Mechelli del Consiglio Regionale del Lazio, alla presenza del presidente Daniele Leodori e del vicepresidente Mario Ciarla.

Previsti gli interventi dell’avvocato Gianfranco Calabria, del professore Saverio Senni dell’università della Tuscia e del nutrizionista Carlo Iacovissi. Concluderà i lavori l’assessore regionale all’Agricoltura, Carlo Hausmann.

Quella sociale è la più innovativa tra le declinazioni della multifunzionalità dell’agricoltura perché punta a favorire l’inserimento nel ciclo lavorativo dei soggetti svantaggiati a rischio emarginazione come i diversamente abili, ex carcerati, profughi ed ex tossicodipendenti, a incentivare i progetti educativi come le fattorie didattiche, a potenziare il welfare con la attivazione di agri-nido e agri-asilo.

“È la nuova frontiera dell’agricoltura – spiega Aldo Mattia nella sua doppia veste di direttore regionale della Coldiretti e presidente di Uecoop Lazio – e la nostra Regione, dotandosi di una propria legge di settore, potrà rivendicare il merito di essere tra le prime a sostenere la diffusione e il radicamento di tali tipologie di attività agricole di straordinaria valenza sociale”.

La proposta di legge delinea gli ambiti di applicazione nei quali rientrano, oltre al recupero delle persone a rischio di esclusione sociale, anche attività e prestazioni sociali e di servizio per le comunità locali, servizi terapeutici attraverso l’impiego di animali e la coltivazione delle piante e iniziative di educazione ambientale e di salvaguardia della biodiversità animale. Le aziende agricole che introducono e sviluppano questi innovativi servizi possono accedere, tramite specifiche misure del Piano di sviluppo rurale, ai contributi comunitari. Ma non solo. Le istituzioni pubbliche ed i comuni che gestiscono mense scolastiche o servizi di refezione possono inserire, come criteri di priorità per la selezione dei fornitori, la provenienza “sociale” dei prodotti agroalimentari.

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