Acqua, anche la gestione idrica <br>della Tuscia nel mirino delle multinazionali

Acqua, anche la gestione idrica
della Tuscia nel mirino delle multinazionali

Mentre Talete è in difficoltà si profilano all'orizzonte interessi, per il territorio della Tuscia, da parte delle multinazionali dell'acqua. Le privatizzazioni sono raccontate spesso come capaci di migliorare il servizio, ma è realmente così?

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acquaAcqua ai privati? Un flop, che conviene a pochi. Il tema della gestione della risorsa idrica nel nostro territorio, e in buona parte d’Italia, è di stretta attualità. Neanche due mesi fa il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, parlando proprio sul tema, ha tirato fuori dal cilindro il nome di Acea. Indicandola come possibile gestore idrico dell’intera regione. Nel presente c’è la grande partita di Talete, che il presidente Stefano Bonori sta cercando di risanare e che il sistema dei sindaci, con certi comportamenti, rischia di affossare.

Ma la direzione verso cui questo territorio di Tuscia, piagato anche dalla questione arsenico, sembra destinato è proprio quella del la gestione di colossi come Acea. Colossi che vengono raccontati come capaci di fare ordine, di ottimizzare, di sostenere investimenti che altrimenti sono raccontati come impossibili.

Proviamo a spostare un po’ il punto di vista e capire se, nel mondo, il passaggio della gestione idrica a multinazionali, il fenomeno sostanziale delle privatizzazioni del servizio, ha funzionato. Vogliamo segnalare un rapporto redatto, nelle settimane scorse, dall’Unità di Ricerca Internazionale sui Servizi Pubblici dell’Università di Greenwich (Gran Bretagna).

“L’esperimento con la privatizzazione dell’acqua è fallito”, questo è la frase di apertura dello studio citato. Emerge un quadro inquietante, fatto di storie di privatizzazioni selvagge in mezzo mondo. Dalla Turchia alla Francia, dove hanno sede le due maggiori multinazionali del settore (Veolia e Suez) da poco cacciate da Parigi.

LEGGETE IL DOCUMENTO

Questa relazione sta facendo molto rumore nel mondo e rischia di essere una locomotiva in corsa per tutti quelli che, soprattutto in Italia, continuano a dire che questo tipo di gestioni privatizzate sono le migliori possibili. La stessa Banca Mondiale ha di recente pubblicato un atto dove si ammette il fallimento della privatizzazione idrica.

La ricerca inglese dimostra che con le privatizzazioni sono in genere aumentati i problemi: posti di lavoro persi, produttività non aumentata, nessun miglioramento a reti, depuratori, fogne, qualità dell’acqua.

E allora perché si spinge verso questo tipo di soluzioni? Nel rapporto inglese danno una risposta netta: corruzione. E pensare che la Regione Lazio aveva approvato una legge sorprendente sul servizio idrico. Ma l’attuale governo l’ha sconfessata, impugnandola davanti la Corte Costituzionale. La legge, presentata dai cittadini, e votata all’unanimità riconosce l’acqua come bene comune, universale e inviolabile, sul quale non si lucra, da gestire con la partecipazione dei consigli comunali, cittadini e lavoratori.

Una legge buona per le persone, meno per le multinazionali dell’acqua.