Viterbo e la necessità di piantare almeno 1000 alberi in un anno
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Di sicuro, appena passato il caldo, tutti i politici che già scalpitano per la prossima tornata elettorale si lanceranno in programmi futuribili e ambiziosi. Ok, fatelo pure. Ma, per favore, giurate di fare le cose semplici e concrete? 1000 alberi, 100 tra giardinieri e scopini, 10 controllori.

IL CORNER DEL PROFESSORE – 37, ma anche 38 gradi. Un caldo asfissiante. Serve subito una strategia, perché le estati non diventeranno più fresche. Da una parte dobbiamo soffrire comunque; dall’altra, però, pensiamo alla prossima estate: alberi per creare ombra, per abbassare le temperature, per almeno provare a fare qualcosa. Sono facili da piantare, non costano tanto, abbiamo anche un’università in grado di aiutarci… allora perché nessun progetto? Parlo di alberi in vaso o in terra, ovunque sia possibile. Ma alberi, no chiacchiere.

Servono almeno 1000 alberi da piantare in un anno, che siano parte di una strategia condivisa con l’università e che puntino a fare in piccolo quanto già fatto a Medellín (ispirandoci a esempi concreti su come abbassare la temperatura in città), perché il caldo aumenta solo. Come si legge in un recente dossier sul tema: “Non è soltanto una questione di disagio. Le temperature elevate aumentano il rischio di disidratazione, colpi di calore e aggravamento delle patologie cardiovascolari e respiratorie. Gli effetti colpiscono soprattutto anziani, bambini, persone con malattie croniche, lavoratori all’aperto e famiglie che non possono permettersi di raffrescare adeguatamente le proprie abitazioni. Il caldo urbano, inoltre, fa crescere la domanda di energia elettrica e può peggiorare la qualità dell’aria.”

In altre parole, ci rimettiamo tutti. Mi sembra ovvio che nessuno sarebbe contrario, anzi. Capisco la voglia di interfacciarsi con realtà europee e fare grandi accordi. Capisco la voglia di tagliare qualche nastro. Arrivo a capire anche la sete di potere, ma il caldo dovrebbe far riflettere tutti. In fondo ci vorrebbe poco: da adesso in poi, strategia condivisa, alberi ovunque possibile (ovviamente da innaffiare a modo), alberelli e piante sui balconi, lungo le vie e sui muri.

Se non 1000, almeno 100 alberi? No, non bastano. Servirebbero 100 tra scopini e giardinieri per provare a risolvere il problema dell’erba e tenere la città — che tengo stretta al cuore — pulita, ma di alberi ce ne vogliono almeno 1000.

Certo, servirebbero anche 10 controllori che si prendano cura della città, che segnalino il non rispetto delle regole e facciano le multe a chi le trasgredisce. Dovrebbero girare la città in lungo e in largo, mai alla stessa ora, ed essere pronti a intervenire. Qualche esempio per essere chiari: mettere fuori la spazzatura ore prima del dovuto, lasciare quel che resta di un cantiere dopo aver finito il lavoro, non raccogliere le deiezioni dei cani, non buttare locandine e oggetti pubblicitari dopo gli eventi, parcheggiare in ZTL e ovunque non consentito da apposita segnaletica, non rispettare i limiti del suolo pubblico pagato, ma segnalare anche l’erba non tagliata dal Comune o la spazzatura non raccolta e così via.

Di sicuro, appena passato il caldo, tutti i politici che già scalpitano per la prossima tornata elettorale si lanceranno in programmi futuribili e ambiziosi. Ok, fatelo pure. Ma, per favore, giurate di fare le cose semplici e concrete? 1000 alberi, 100 tra giardinieri e scopini, 10 controllori.

Forse, ancora più facilmente, basterebbe un sindaco o una sindaca che finisca quanto iniziato, che faccia le cose facili e necessarie, in particolare piantare almeno 1000 alberi e realizzare quanto sopra. Di sicuro ogni aspirante politico ha una qualche forma di programma in mente, ma un po’ di sano pragmatismo serve: cose facili, di grande impatto e che abbiano un ritorno immediato sia di immagine che di beneficio per la popolazione.

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