Spreco alimentare a Viterbo: ciò che buttiamo racconta chi siamo
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Dal frigorifero di casa alle cucine dei ristoranti: un problema che tocca anche la Tuscia.

VITERBO – Lo spreco alimentare non è solo una grande questione globale. E’ qualcosa che accade ogni giorno anche a Viterbo, silenziosamente, dentro le nostre case e in buona parte delle cucine dei ristoranti del centro storico, del Pilastro, Santa Barbara, Bagnaia o San Martino al Cimino. Non è un tema lontano; è una fotografia del nostro rapporto con il cibo, della nostra attenzione – o disattenzione – verso ciò che mangiamo e verso le risorse che lo rendono possibile.

In Italia si sprecano ogni anno milioni di tonnellate di alimenti, e Viterbo non fa eccezione. Basta parlare con gli operatori delle mense scolastiche, con i volontari delle associazioni caritative o con alcuni gestori della ristorazione per capire quanto cibo finisca nel bidone dell’umido. Una parte arriva direttamente dalle famiglie: frigoriferi pieni, prodotti dimenticati, porzioni preparate con troppa generosità. L’altra proviene da buona parte dei locali che animano la città, degli agriturismi della provincia e delle pizzerie affollate nei weekend.

Nelle case viterbesi lo spreco nasce spesso da gesti quotidiani: la spesa “al volo” nei supermercati di viale Trento o nei negozi di quartiere, senza lista e senza controllo di ciò che già abbiamo in frigo. Capita così che la mozzarella comprata “per sicurezza” rimanga indietro, che la frutta marcisca nel cassetto, che lo yogurt venga buttato per una scadenza superata di un giorno. Molti alimenti finiscono nei rifiuti semplicemente perché non riusciamo a distinguere tra ciò che è davvero pericoloso e ciò che, pur avendo superato la data, è ancora perfettamente commestibile.

A Viterbo, come altrove, la cultura dell’abbondanza resta radicata: si cucina troppo, “meglio un piatto in più che uno in meno”, e poi gli avanzi non vengono recuperati. Anche in molti ristoranti del centro – quelli sotto i portici, nelle vie medievali o vicino alle mura – lo spreco è un fenomeno presente. I gestori lo sanno bene: prevedere il numero di clienti è difficile, specie in una città che vive di turismo stagionale, di weekend affollati e di settimane più tranquille.

Per garantire un menu vario e fresco si tende ad acquistare più del necessario. E quando gli ingredienti non vengono utilizzati in tempo, la normativa igienico-sanitaria non lascia alternative: si deve buttare. A questo si aggiungono le porzioni sempre abbondanti, spesso richieste dai clienti stessi, e l’imbarazzo che ancora accompagna l’uso delle doggy bag, nonostante molte attività stiano cercando di normalizzarle.

Ma il problema non riguarda solo i ristoranti del centro. Anche negli agriturismi della provincia, dove spesso si cucina con prodotti locali, può capitare che l’imprevedibilità delle prenotazioni o la scelta di menu molto ampi porti a scarti inevitabili. Anche nelle mense, dalle scuole ai luoghi di lavoro, si assiste troppo spesso a vassoi che tornano pieni, a piatti rifiutati, a cibo che deve essere eliminato per questioni di sicurezza.

Il denominatore comune, a Viterbo come ovunque, è culturale. Viviamo in un territorio ricco di produzioni agricole, dove il cibo ha una storia antica e profonda, ma dove ormai l’abbondanza e la facilità di accesso ci fanno perdere consapevolezza sul suo valore reale. Ogni alimento buttato è una risorsa sprecata, un costo economico e ambientale, e persino una mancanza di attenzione verso chi, nella nostra stessa città, non può permettersi un pasto regolare.

Cambiare è possibile e comincia dalle piccole cose. Nelle case significa controllare più spesso il frigorifero, programmare la spesa, cucinare con misura, riutilizzare gli avanzi con fantasia, come facevano le nostre nonne nelle campagne della Tuscia. Nei ristoranti significa ripensare menu troppo estesi, proporre porzioni flessibili, usare senza imbarazzo le doggy bag, adottare sistemi intelligenti per gestire le scorte e donare l’invenduto ai bisognosi della città, anziché buttarlo nei cassonetti.

Ridurre lo spreco alimentare a Viterbo non è solo un gesto di responsabilità: è un modo per rafforzare il legame con la nostra terra, per rispettare il lavoro degli agricoltori e dei produttori locali, per costruire una comunità più attenta e sostenibile. Ogni volta che evitiamo di buttare un alimento, scegliamo un futuro più giusto e un presente più consapevole. In una città che ha fatto della storia e della tradizione la sua identità, dare valore al cibo significa anche dare valore a noi stessi.

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