

VITERBO – C’è una Viterbo di pietra e di storia, quella che i manuali di storia dell’arte celebrano con un misto di rispetto e di noia turistica, e poi c’è la Viterbo degli scarti, quella che non fa curriculum e non interessa a nessuno se non ai topi.
Prendete Via delle Mole. Un nome che evoca un passato operoso, un angolo unico, di quelli che farebbero la fortuna di qualsiasi città civile. Ebbene, in questo angolo di paradiso dimenticato da Dio e, quel che è peggio, dal Comune, la civiltà si è fermata almeno tre anni fa. Nel 2023 – ma forse il calendario, da queste parti, si misura con le ere geologiche – la strada è stata sbarrata, transennata, abbandonata al suo destino con la scusa della sicurezza. Una furbizia tutta burocratica: chiudiamo tutto, così non rispondiamo dei danni. Salvo che i danni, i cittadini, continuano a farli sulla propria pelle.
Ci ha scritto un abitante di quella via. Una di quelle lettere che non chiedono privilegi, ma giustizia spicciola. Cose che dovrebbero essere garantite in cambio delle tasse che questi disgraziati versano regolarmente all’Erario. Racconta di gradini in peperino – la nobile pietra viterbese – sconnessi dal tempo e dall’incuria, trasformati in trappole per le tibie e le ginocchia. Racconta di quattro persone rovinate a terra, compreso lui, costretto a due mesi di immobilità forzata a letto. Una piccola via Crucis quotidiana consumata nel silenzio generale.
Ma il dolore fisico è quasi un dettaglio di fronte alla degradazione civile. Qui non passa nessuno. L’erba alta, i roghi estivi, il decoro calpestato: a ripulire tutto ci pensano loro, i residenti, armati di buona volontà e di ramazze, perché la ditta comunale si è vista da quelle parti una sola volta in quattro anni, e solo per pietà cristiana, mossa dalla compassione di fronte a uno spettacolo indegno.
E poi ci sono loro, i veri padroni del quartiere: i topi. Intere colonie di roditori che festeggiano indisturbate tra i rifiuti e le sterpaglie, costringendo la gente a blindarsi in casa con le finestre sbarrate in piena estate. Un quadro da periferia del sottosviluppo, anziché dal cuore di un capoluogo di provincia europeo.
Ecco, a noi non scandalizzano tanto i topi. I topi fanno il loro mestiere. Ci scandalizza l’indifferenza. Quella cortina di piombo e di sordità eretta a Palazzo dei Priori, dove i signori amministratori, avvolti nelle loro beghe di partito e nelle loro liturgie istituzionali, sembrano aver dimenticato che governare significa prima di tutto farsi carico della vita concreta di chi non ha voce.
Via delle Mole è lì, sbarrata e dimenticata. I cittadini puliscono, soffrono, subiscono. E la città ufficiale fa finta di niente. È la solita storia italiana: ci si indigna solo quando ci scappa il morto. Fino ad allora, avanti con le transenne e la viltà del silenzio.



















