

BRUXELLES – Bruxelles ha ospitato, il 21 e 22 aprile, due eventi di grande rilievo dedicati alla Rete delle Grandi Macchine a Spalla italiane — le straordinarie espressioni di patrimonio culturale immateriale di Nola, Palmi, Sassari e Viterbo, riconosciute dall’UNESCO.
Il vernissage all’Istituto Italiano di Cultura
Il 21 aprile, nella Sala Esposizioni dell’Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles in Rue de Livourne, il Direttore Prof. Pierre Di Toro ha inaugurato la mostra-progetto Machines for Peace, realizzata sotto il patrocinio del Parlamento Europeo, del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e della Commissione Nazionale Italiana UNESCO. All’evento ha partecipato con grande entusiasmo tutta la comunità viterbese presente a Bruxelles, a testimonianza del profondo legame che unisce i cittadini di Viterbo alla loro tradizione anche lontano dalla città.
Ad aprire i lavori è stata l’Ambasciatrice italiana in Belgio, che ha sottolineato con forza la valenza internazionale di questa mostra itinerante. Un progetto che ha già attraversato contesti tra i più significativi e simbolici del nostro tempo: Betlemme, portando il messaggio di pace laddove infuria il conflitto; Belgrado, in un territorio segnato dalla memoria della guerra; Parigi e Roma, quest’ultima in occasione del Giubileo, grandi capitali d’Europa e del mondo. Oggi la mostra approda nel cuore delle istituzioni europee, a Bruxelles, per continuare a diffondere il messaggio di pace e di unità che promana dalle comunità della Rete delle Grandi Macchine a Spalla.
La Vice Presidente del Parlamento Europeo, Antonella Sberna, ha proseguito sottolineando come le macchine a spalla siano un esempio straordinario di collaborazione verso un obiettivo comune: portarle insieme, unire passioni e devozioni, è un modo per raggiungere la Pace. Chi le porta e chi le promuove diventa così ambasciatore di comunità che si uniscono.
Il sindaco di Viterbo, Chiara Frontini, ha ricordato come la tradizione nasca fin dall’infanzia e come le “mini macchine” siano uno strumento fondamentale per trasmettere valori alle nuove generazioni, citando l’esempio di Santa Rosa: “una ragazza, una donna, che nella sua breve vita ha fatto la differenza”. La Rettrice dell’Università della Tuscia, Tiziana Laureti, ha sottolineato l’importanza di fare rete: l’Ateneo si propone come hub per costruire un sistema condiviso di libri, opere mediatiche e patrimonio culturale legato alle macchine nel mondo.
Un momento di grande emozione è arrivato con l’intervento di Fiorillo, il costruttore della macchina, che ha voluto ricordare le maestranze di tutte le macchine a spalla, senza le quali — ha sottolineato con forza — non sarebbe possibile realizzare nulla. Toccante anche la testimonianza dell’architetto Raffaele Ascenzi, tre volte progettista della Macchina di Santa Rosa: “Il viso della Santa è quello delle mie figlie e le tre rose rappresentano loro tre”, ha confessato, descrivendo questo rientro creativo come un momento di profonda riflessione personale dopo un lungo periodo di pausa.
La sessione al Parlamento Europeo
Il 22 aprile la riflessione si è spostata nella Sala 7C50 del Palazzo Paul-Henri Spaak, con la conferenza “Il Patrimonio Culturale Immateriale tra Tutela, Partecipazione e Dialogo”, svoltasi in collegamento con il Monastero di Santa Rosa a Viterbo. Anche in questa occasione la comunità viterbese a Bruxelles ha risposto con grande presenza e partecipazione, portando il calore e l’identità della propria città nel cuore delle istituzioni europee.
Ancora una volta Antonella Sberna ha posto la domanda centrale: come queste tradizioni possono fare da apripista ad altre comunità, mettendo insieme il sentimento popolare come base di unione nel rispetto delle convenzioni internazionali? Ha raccontato inoltre come i ragazzi dell’Istituto della chiesa di Montefiascone abbiano partecipato attivamente ai lavori parlamentari, imparando a “trasformare ciò che sentiamo in azioni concrete, in azioni legislative” — una testimonianza diretta di come il patrimonio immateriale possa diventare strumento di cittadinanza attiva e dialogo intergenerazionale.
Il panel di esperti internazionali — tra cui Francisco Javier Lopez Morales, Lodovico Folin Calabi (Rappresentante UNESCO presso l’UE), Giorgio Andrian e Leandro Ventura del MiC — ha approfondito il rapporto tra la Convenzione UNESCO 2003 e la Convenzione di Faro 2005 del Consiglio d’Europa, due strumenti cardine per il dialogo e la pace attraverso il patrimonio culturale.
Il Sindaco Frontini ha invitato a collegare le feste locali ai principi valoriali di questi trattati: non si tratta di semplice conservazione, ma di un passaggio di generazione in generazione di un patrimonio locale che, in rete, diventa di tutti — e questo, ha sottolineato, rende ciascuno più responsabile. La Rettrice Laureti ha ribadito la missione dell’Università della Tuscia: studiare, catalogare e trasmettere i valori culturali delle macchine a spalla, “patrimonio culturale vivente” non custodito in un museo, ma tramandato ogni giorno come modo in cui una comunità si esprime, si identifica e si muove nella Storia.























