


IL CORNER DEL PROFESSORE – Al Colosseo gli schiavi combattevano i leoni. Distruggiamo il Colosseo. La Chiesa ha inventato l’Inquisizione. Distruggiamo tutte le chiese. I templari hanno fatto stragi. Cancelliamoli dalla storia. Alle Poste di Viterbo c’è la scritta Durare. Distruggiamo le Poste.
E la scritta Balilla sul Buratti? Questo, almeno secondo me, è un tipico esempio di come indirizzare male tempo, energia e attenzione mediatica. Mi nasce spontanea una domanda: perché?
I veri problemi di Viterbo sono l’economia stagnante, il bassissimo tasso di natalità e una progressiva scomparsa dell’identità sia cittadina che culturale. Non ci prendiamo in giro: per cancellare la scritta basta un po’ di vernice, per creare un’economia che funziona serve un genio e tante azioni nella stessa direzione. Per aumentare il numero di nascite di viterbesi figli di viterbesi serve leadership, nuove politiche nazionali e un’economia forte. Per conservare o addirittura esaltare l’identità di una piccola cittadina di provincia servirebbe un cambio di mentalità. In altre parole, è più facile accanirsi su una stupidaggine che provare a risolvere i problemi seri.
Un mio carissimo amico, tendenzialmente di sinistra, ha avuto reazioni per lui inconsuete e rumorose di fronte all’apparire della scritta. Su di lui non è giusto né lecito chiedersi se sia o meno in buona fede: lo è, ed è una persona speciale. Credo sia legittimo sfogarsi su una stupidaggine solo se la vita di tutti i giorni ci rende frustrati. Perché noi, il popolo che ha portato il bello nel mondo con il Rinascimento, che vanta figli come Leonardo — nessuno ebbe ingegno pari al suo — o Galileo, il padre della scienza mondiale; noi che abbiamo scoperto l’America e culturalmente dominato il mondo per millenni, noi ci arroventiamo, peggio che i 37 gradi di questi giorni, su una scritta che ricorda un capitolo, speriamo, chiuso della storia.
Al mio amico non ho neanche provato a dire che i miei sbagli mi hanno insegnato più dei miei successi. Oppure che, come padre, capisco che siano più importanti i “no” da dire a mia figlia che i permissivi “sì”. Abbiamo l’obbligo di imparare, non di mettere la testa sotto la sabbia come gli struzzi. Il dovere che abbiamo verso noi stessi è di almeno provare a essere felici. Verso le persone che amiamo dobbiamo creare le condizioni per la loro felicità, e questo non si fa certo rinnegando la storia.
Negli ultimi tremila anni ne abbiamo fatte di stupidaggini. Eppure sono fiero di essere etrusco, viterbese e italiano. Sento sia la responsabilità di provare tutti i giorni a fare meglio, sia il dovere morale di almeno tentare di evitare gli errori che inevitabilmente appariranno buone scelte in un dato momento. Avverto il dovere morale di ricordare. La scritta sul Buratti la incornicerei e lancerei un concorso mondiale delle arti dal titolo: “Il fascismo in Italia, 100 anni dopo: per ricordare”. Sceglierei come data di inaugurazione della mostra il primo giorno di scuola. Esporrei le opere nell’entrata del Buratti per un anno accademico. Nell’ultima verifica di italiano chiederei agli studenti di tutte le classi: “Cosa ti ha insegnato la mostra all’ingresso?”. Sceglierei tre elaborati da leggere in consiglio comunale per far loro sentire la voce dei giovani.
Quello che sto per dire si addice più a me che al mio amico, ma dovremmo almeno provare a essere riflessivi. Sono istintivo e reattivo. Lo “spirito ch’entro mi rugge” mi si addice e ho problemi a controllarlo. Sento di essere stato templare in un’altra vita e di aver ucciso pensando di fare la cosa giusta. Sento il peso di una storia costellata di errori, ma della quale sono comunque fiero. Di conseguenza, il mio amico e chiunque altro possono e debbono reagire come pensano sia giusto, ma sempre ricordando e, se possibile, almeno provando a fare qualcosa per Viterbo. In questi giorni di caldo mi vengono in mente mille alberi da piantare per abbassare di qualche grado la temperatura. Chissà se qualcuno organizzerà un sit-in o ci sarà un’interrogazione parlamentare sulla piantumazione di alberi per contrastare il caldo da cambiamento climatico?
















