
VULCI – C’è una bizzarra e meravigliosa abitudine in questa nostra Italia felix e disgraziata insieme: quella di continuare a calpestare tesori inestimabili, ignorando che sotto i nostri piedi pulsa la storia millenaria di un’aristocrazia che sapeva vivere, commerciare e morire con un senso della scenografia che oggi ci farebbe invidia. Prestate attenzione, o gentili lettori della Tuscia: ci troviamo a Vulci, nell’antica e fiera metropoli etrusca bagnata dal Fiora. Qui, nella necropoli della Polledrara, la campagna di scavo del 2026 ha appena tirato fuori dal cilindro della terra una meraviglia che profuma di Mediterraneo antico: la Tomba della Camera di pietra.
Ora, capiamoci. Non siamo di fronte a una modesta buca scavata nel tufo. No, signore e signori. Parliamo del celebre Tumulo Gsell, esplorato malamente dall’École française de Rome nel lontano 1889 e poi colpevolmente lasciato a sonnecchiare tra i misteri della macchia, e del recupero di un complesso monumentale che ci riporta dritto alla fine del VII secolo avanti Cristo. È l’età orientalizzante, il momento in cui i nostri principeschi antenati aprivano le porte alle merci, alle idee, alle stoffe e alle porcellane che arrivavano dal mare, trasformando la Tuscia in un crocevia culturale di prim’ordine.
Il miracolo di un’équipe internazionale e la furbizia dei tombaroli
La bellezza di questa scoperta, avvenuta nell’ambito del pregevole progetto “Ritorno a Vulci” – diretto con grazia e rigore da Laura Maria Michetti, Alessandro Conti e Christian Mazet –, risiede nella sinergia rara tra istituzioni che solitamente amano ignorarsi a vicenda. Qui si sono date la mano la Sapienza Università di Roma, l’École française de Rome, il British Museum britannico, la nostra Soprintendenza viterbese, la Direzione regionale Musei Lazio e la Fondazione Vulci. Un vero e proprio Rinascimento accademico che si specchia anche nel portale virtuale “Vulci nel Mondo”, un museo globale dove i reperti sparsi per il pianeta tornano a dialogare digitalmente.
Certo, la storia ha le sue piaghe. La Tomba della Camera di pietra ha subito le attenzioni non proprio delicate dei clandestini nel corso del Novecento – poveri sciacalli della memoria convinti di trovare l’oro fatato e capaci solo di fare scempio. Eppure, la tenacia degli archeologi ha avuto la meglio: le pareti di contenimento in blocchi squadrati di nenfro sono lì, intatte, maestose, a testimoniare la potenza costruttiva di un’élite che voleva sfidare l’eternità.
Etruschi nostrani, globalizzati ante litteram
Guardate che c’è una lezione di profonda attualità in tutto questo. Gli etruschi di Vulci non erano i campagnoli isolati che certa storiografia ottocentesca si ostinava a dipingere. Erano dei globalizzati ante litteram, capaci di guardare a est e a ovest, di importare l’esotico e di declinarlo in salsa locale con un gusto straordinario per il bello.
La scoperta della Camera di pietra ci ricorda, casomai ce ne fossimo dimenticati tra una polemica politica di quartiere e l’altra, che abitiamo su un giacimento d’infinito. La prossima volta che vi recate verso la Maremma, fermate lo sguardo su questi orizzonti: sotto quelle colline c’è un archivio di pietra che non smette di parlarci. E se i principi di Vulci potessero vederci oggi, forse sorriderebbero, meravigliati dal fatto che, nonostante tutto, noi continuiamo a interrogarci sulla loro magnifica bellezza.


I segreti della Camera di pietra: calzature di lusso, ceramiche greche e servizi da banchetto nel tesoro ritrovato a Vulci
Non solo blocchi di nenfro e mura possenti a sfidare i millenni. La scoperta della “Tomba della Camera di pietra” nella necropoli della Polledrara a Vulci, emersa grazie alla campagna di scavo 2026 del progetto internazionale “Ritorno a Vulci”, custodisce un vero e proprio universo sommerso di reperti straordinari. Nonostante le pesanti manomissioni subite nel corso dei secoli ad opera dei clandestini, la protezione naturale offerta dal crollo delle coperture ha permesso di preservare intatti contesti e deposizioni di inestimabile valore.
Un tesoro sotto il crollo: cosa è emerso dalle camere
Esplorando integralmente le tre camere funerarie che compongono la struttura, gli archeologi si sono trovati di fronte a un patrimonio materiale eccezionale, specchio della ricchezza dell’aristocrazia vulcente della fine del VII secolo a.C. Tra i reperti recuperati spiccano tanti oggetti straordinari.
Ceramiche e vasellame pregiato: ceramiche greche di produzione attica e corinzia, affiancate da raffinati vasi locali in impasto decorato e bucchero.
Il banchetto e il vino: nelle camere laterali è venuto alla luce un eccezionale servizio da banchetto nella rarissima classe locale della Polledrara Ware, composto da phialai, olpai, hydriai e dinoi con decorazioni policrome ancora conservati nelle loro posizioni originarie, accompagnati da una grattugia per la preparazione del vino e da una grande coppa policroma ionica in stile Wild Goat Style.
Oggetti di lusso e ornamenti: armi, elementi pertinenti a un carro, obeloi, lamine d’oro e di bronzo, oltre a manufatti in osso e avorio lavorato. Particolarmente suggestivo il recupero di numerosi oggetti di ornamento e abbigliamento personale, tra cui spicca una rara calzatura femminile.
Dettagli unici: sempre nelle camere laterali sono rimasti intatti un tripode in bronzo associato a una lucerna in gesso alab alabastrino, probabilmente importata dall’area di Naucrati o di Rodi.
Il legame con il British Museum e la “Tomba di Iside”
Questa scoperta monumentale non rappresenta solo un unicum archeologico fine a se stesso, ma apre una chiave di lettura straordinaria per rileggere i grandi contesti funerari vulcenti oggi custoditi nei musei di tutto il mondo. Le forti analogie cronologiche e culturali con la celebre Tomba di Iside, scoperta dai coniugi Bonaparte nel 1839 proprio in un’area vicina al Tumulo Gsell e oggi al British Museum, permetteranno agli studiosi di approfondire i rituali e le fitte reti commerciali che legavano l’élite di Vulci al Mediterraneo.
Mentre prosegue in parallelo lo studio dei materiali conservati al Museo Archeologico di Vulci, la tomba e il recinto sono stati momentaneamente ricoperti per garantirne la perfetta conservazione. L’appuntamento con la scienza e la meraviglia è già fissato per il 2027, anno in cui prenderà il via una nuova campagna di scavi.



















