

VITERBO – Nella Tuscia il “Mondo al contrario” inizia a fare sul serio. Sotto traccia, lontano dai riflettori accecanti dei talk show romani, il neonato movimento del generale Roberto Vannacci – Futuro Nazionale – sta piantando le sue prime bandierine nella provincia di Viterbo. E lo sta facendo nel modo più vecchio e democristiano possibile: macinando tessere e aprendo comitati.
Chi pensava che il vento identitario del generale fosse solo un fenomeno mediatico destinato a sgonfiarsi si sbagliava. I numeri dicono altro. Gli ultimi sondaggi nazionali firmati SWG e YouTrend parlano chiaro: Futuro Nazionale oscilla stabilmente tra il 3,6% e il 4,2%. Percentuali che, tradotte nel risiko della politica italiana, non sono affatto bruscolini. È un bacino di voti che viene drenato quasi interamente dal bacino del centrodestra, rosicchiando consensi preziosi a Fratelli d’Italia e, soprattutto, mandando in forte sofferenza la Lega di Matteo Salvini, che proprio recentemente ha visto persino figure storiche come Laura Ravetto cedere alle lusinghe del generale.
Ma torniamo a noi, alle cose di casa nostra. Nella Tuscia la rete di Vannacci non è più un’ipotesi fantascientifica da retroscena giornalistico. È una realtà in carne e ossa, ramificata e mossa da più anime che, curiosamente, non fanno tutte capo allo stesso centro di gravità.
A Viterbo città il nome di riferimento resta quello pesante di Umberto Fusco. L’ex senatore è un “vannacciano della prima ora”, uno che ci ha messo la faccia quando l’operazione era ancora agli albori attraverso l’esperienza dell’associazione “Noi con Vannacci”. Fusco presidia il capoluogo, tesse la tela, osserva le mosse dei vecchi alleati del centrodestra. Eppure, Umbertone non è da solo in questa partita. E qui sta la vera notizia.
Sarebbero almeno tre i viterbesi, più o meno noti, che in queste ore stanno muovendo le acque nella Tuscia. Tre “colonnelli” informali che stanno raccogliendo adesioni, compilando elenchi, preparando i moduli per l’apertura di nuovi comitati territoriali. C’è un attivismo forte che risale la provincia da sud, intercettando l’influenza dei gruppi già attivi nell’area di Bracciano e Roma Nord, e che sta trovando terreno fertile nei comuni della provincia. Un movimento a cerchi concentrici che punta a circondare e penetrare il capoluogo.
Che peso può avere tutto questo nello scacchiere politico locale? Enorme. Se le percentuali dei sondaggi nazionali venissero proiettate sulle prossime scadenze amministrative della Tuscia, Futuro Nazionale diventerebbe l’ago della bilancia del centrodestra. Un 4% strutturato sul territorio è in grado di decidere chi vince e chi perde nei comuni chiave, di condizionare i tavoli delle coalizioni e di dettare l’agenda politica locale, stringendo Fratelli d’Italia e Forza Italia in una morsa e riducendo al lumicino lo spazio di manica della Lega rimasta fedele a via Bellerio.
I comitati stanno nascendo. Le tessere si stanno stampando. Il generale chiama, e a quanto pare, anche nella Tuscia profonda, c’è chi risponde con entusiasmo. La partita per il controllo della destra viterbese è ufficialmente aperta.

















