
VITERBO – Nei borghi della Tuscia l’assenza di marciapiedi non è un’anomalia ma una condizione strutturale. I centri storici medievali, da Viterbo a Soriano nel Cimino, da Orte ai piccoli comuni arroccati sulle colline, sono stati costruiti per una mobilità lenta e quotidiana, fatta di relazioni, di prossimità, di strade che erano prima di tutto luoghi di vita.
Oggi però quelle stesse strade ospitano un traffico veicolare che non era previsto e che spesso entra in conflitto diretto con chi cammina. Il problema non riguarda solo il decoro urbano. Riguarda la sicurezza e l’accessibilità, riguarda gli anziani costretti a camminare rasente ai muri, le famiglie con passeggini, le persone con disabilità che faticano a muoversi in autonomia, riguarda anche i visitatori che scelgono la Tuscia per la sua bellezza e per la sua dimensione umana ma si trovano a condividere vicoli stretti con auto e furgoni.
È una questione che incide sulla qualità dell’abitare e sulla capacità dei borghi di restare vivi. Pensare di risolvere tutto costruendo nuovi marciapiedi è spesso impossibile e, in molti casi, sbagliato. Lo spazio non c’è, i vincoli storici e paesaggistici sono stringenti e le pavimentazioni antiche fanno parte dell’identità dei luoghi. Ma soprattutto il rischio è quello di affrontare il problema dal punto di vista sbagliato. La vera domanda non è dove inserire un marciapiede, ma chi deve avere la priorità nello spazio pubblico.
Nei centri storici della Tuscia la sicurezza può nascere da una scelta chiara e poco invasiva, ridurre il traffico e rallentare le auto. Zone a velocità molto bassa, realmente rispettate, limitazione del traffico di attraversamento, estensione delle aree a traffico controllato cambiano radicalmente il modo in cui la strada viene vissuta. Quando l’auto è costretta a muoversi lentamente, il pedone smette di essere un intralcio e torna ad essere il riferimento principale dello spazio urbano.
In questo senso l’aumento delle ZTL, con aumento dei servizi pubblici con bus ecologici, rappresenta uno degli strumenti più efficaci e già sperimentati anche nei territori vicini alla Tuscia. Da anni Orvieto ha scelto di ampliare progressivamente le zone a traffico limitato nel centro storico, accompagnando questa scelta con parcheggi esterni, scale mobili, ascensori e servizi di collegamento. Il risultato è un centro più vivibile per i residenti, più sicuro per chi cammina e più attrattivo per il turismo, senza aver perso accessibilità.
Un’esperienza più recente ma altrettanto significativa è quella di Bagnoregio, dove nei fine settimana l’estensione della ZTL e le limitazioni al traffico nel borgo e nelle aree di accesso hanno dimostrato come la riduzione delle auto migliori non solo la sicurezza, ma anche la qualità dell’esperienza urbana. Meno congestione, più spazio per camminare, una fruizione più ordinata e rispettosa di un luogo fragile e simbolico come Civita. Una scelta nata per gestire i flussi turistici, ma che indica una direzione valida anche per molti altri borghi della Tuscia.
L’ampliamento delle ZTL non deve essere letto come una chiusura o come una penalizzazione per residenti e commercianti. Al contrario, è uno strumento di riequilibrio. Riducendo il traffico di attraversamento si restituisce spazio alla vita quotidiana, si favorisce il commercio di prossimità, si rafforza l’identità dei luoghi. Dove le auto diminuiscono, aumentano la permanenza, la socialità, la cura dello spazio pubblico.
In questo quadro trovano spazio anche modelli come le strade a uso condiviso, particolarmente adatte ai vicoli medievali della Tuscia. Qui l’assenza di marciapiedi non è più un problema, ma una caratteristica che viene valorizzata. Il pedone occupa lo spazio con naturalezza, l’auto diventa un’ospite che deve adattarsi e non imporre la propria presenza, la strada torna ad essere un luogo di incontro e non solo un corridoio di passaggio.
Dove serve una protezione maggiore, bastano interventi leggeri e coerenti con il contesto. Cordoli bassi in pietra locale, piccoli rialzi nei tratti più critici, una migliore illuminazione, panchine e corrimani migliorano la sicurezza senza snaturare l’identità storica dei borghi. Soluzioni reversibili, compatibili con i vincoli, ma capaci di incidere concretamente sulla vita quotidiana.
Il nodo centrale resta però uno, ridurre la pressione delle auto nei centri storici. Parcheggi di corona, navette elettriche, ascensori, orari regolati per il carico e scarico sono strumenti già disponibili e poco utilizzati. Ogni auto tolta da una strada medievale è spazio restituito alla comunità, al turismo lento, a un’idea di sviluppo che guarda alla qualità della vita come a un valore.
Nei borghi della Tuscia l’assenza di marciapiedi non è un errore da correggere con nuove colate di cemento. È una sfida che chiede una diversa cultura della strada e del governo dello spazio pubblico. L’aumento delle ZTL, come dimostrano Orvieto e Bagnoregio, non è una rinuncia ma un investimento. Proteggere chi cammina significa far tornare i nostri paesi ad essere luoghi vissuti e abitati, non semplici scorci da attraversare in automobile.


















