

INSIDE – Suor Teresa mi accoglie sempre con lo stesso identico sorriso. “Ah sì che la conosco, ma non mi ricordo mai il nome… lei è già stato qui, vero?”. Ogni volta le rinfresco la memoria. Le ricordo che mi ha fatto fotografare dalla finestra per il Corpus Domini di qualche anno fa. Lei è la responsabile della casa del Santissimo Sacramento. Sta proprio lì in piazza Santa Cristina, davanti alla basilica. Da lassù godo di una vista panoramica da far invidia a chiunque. Sono ben 137 anni che queste suore resistono a Bolsena. La loro missione è tutta per l’eucaristia, tra feste liturgiche, catechesi e adorazioni. Ancora oggi sono la forza viva della città perché accolgono i pellegrini della via Francigena e chiunque cerchi ospitalità.
Ma ritorniamo a oggi. È il giorno di Santa Cristina, la patrona della città. La pietra legata al collo è così pesante che dovrebbe trascinarla nell’abisso profondo del lago di Bolsena. Invece il corpo di Cristina, dodici anni appena, fluttua sull’acqua come una piuma leggera, supportato dagli angeli. Suo padre Urbano fissa la scena dalla riva con gli occhi iniettati di sangue e il cuore indurito dal furore pagano. Non tollera che la sua stessa carne abbia distrutto gli idoli d’oro per dare i frammenti ai poveri. Ha ordinato fruste, ruote di ferro infuocate e ganci di metallo per straziarle la pelle, ma quella bambina resiste con forza sovrumana cantando lodi al suo Dio. La carne brucia nelle fornaci, ma il fuoco rifiuta di consumarla, lambendo appena i suoi piedi scalzi. I serpenti velenosi scagliati contro di lei le accarezzano i capelli anziché morderla. Di notte, il buio della prigione viene squarciato da una luce divina che guarisce ogni ferita, lasciando i carnefici nel terrore più cupo. Solo le frecce nemiche trafiggono infine il suo petto, ponendo fine al supplizio terreno ma dando inizio alla leggenda eterna.
Oggi Bolsena si ferma per rivivere quell’orrore e quel trionfo. Sui palchi di legno i cittadini diventano statue di carne congelate nel tempo per mostrare al mondo il sangue versato e la fede incrollabile della loro piccola protettrice. Il popolo accoglie migliaia di turisti in questi due giorni mettendo in scena i Misteri di Santa Cristina. Una drammatica rievocazione storica che si tiene ogni anno nella serata del 23 e la mattina del 24 luglio. I cittadini si trasformano in figuranti completamente immobili, dando vita a quadri viventi sui palchi allestiti nelle piazze. Scene mute e statiche che mostrano i martiri subiti dalla giovane santa nel quarto secolo. I sipari si aprono soltanto nell’istante esatto in cui transita la solenne processione con la reliquia. È una tradizione che fonde fede e orgoglio comunitario in un legame viscerale che dura da secoli.
La piazza adesso è stracolma. È l’ultimo atto prima che la statua rientri nella teca in basilica. Ci rimarrà fino all’anno prossimo, quando tutto si ripeterà con la stessa identica devozione che Bolsena si porta dentro da sempre.
Questa mattinata dedicata a Santa Cristina, però, non poteva terminare qui, senza una visita alla cripta dove la santa riposa. È scendendo in questo luogo sacro che si rivela un vero miracolo artistico, plasmato ogni anno dalle mani sapienti di Lia e Maria dell'”Opera dei Fiori”, il gruppo che realizza e coordina le celebri infiorate nel giorno del Corpus Domini. In questa occasione, le due signore hanno dato vita a un’opera davvero straordinaria.
“Il lavoro per quanto riguarda la realizzazione a terra sul pavimento abbiamo impiegato circa due giorni”, dicono all’unisono, “mentre per la costruzione dell’idea e il relativo bozzetto sono serviti due mesi”. Mi fanno notare un dettaglio fondamentale: tutto il materiale utilizzato è inerte. I fiori freschi, infatti, non avrebbero resistito a causa della fortissima umidità che si respira quaggiù, proprio all’altezza delle catacombe.
La bellezza del disegno è sorprendente: il viso della santa è tratteggiato con una maestria tale che i suoi occhi sembrano seguirti in ogni angolo tu ti sposti all’interno della piccola cripta. L’opera è stata intitolata “L’amor che move il sole e l’altre stelle”, l’ultimo celeberrimo verso della Divina Commedia. Con queste parole Dante chiude l’intera opera e ne completa il significato profondo: Dio, le umane vicende, le stelle del firmamento e l’universo infinito prendono forma e movimento solo grazie all’amore, che fa girare il mondo e genera la vita. E Cristina, stella tra le stelle, brilla oggi di luce propria, testimoniando nel tempo la potenza assoluta di un atto d’amore contro ogni umana malvagità.
© Maurizio Di Giovancarlo Tuscia Fotografia
























