

VITERBO – Certi confini, quelli tra la tradizione della vecchia provincia e il futuro che bussa alla porta a colpi di microchip, saltano all’improvviso. Proprio lì dove meno te l’aspetti, tra i profumi intensi della cucina orientale e il viavai domenicale di via della Palazzina, la rivoluzione digitale ha deciso di mettere le ruote. O meglio, i rulli gommati.
A Viterbo, negli spazi del ristorante cinese Ying Feng, è ufficialmente sbarcato il primo cameriere robot della storia cittadina. Si chiama “Fuffy”, e a vederlo muoversi agile tra una sala e l’altra sembra uscito direttamente da una puntata di un anime giapponese o da un reportage sulla modernissima Shenzhen. Fuffy ha un’arma segreta per conquistare la clientela viterbese: il viso e le sembianze di un simpatico gattino digitale, stampato su un display interattivo che accoglie i commensali con sorrisi virtuali, occhiolini e persino fusa elettroniche quando qualcuno si azzarda a grattargli la “guancia” di plastica.
Ma non lasciatevi ingannare dalla pucciosità felina: Fuffy è una macchina da guerra (anzi, da sala) altamente sofisticata. Spinto da una tecnologia di navigazione basata su sensori laser e telecamere 3D, il robot si muove con precisione millimetrica tra i tavoli, evitando sedie, bambini in corsa e clienti distratti. Ha più ripiani di carico, capaci di trasportare contemporaneamente un intero vassoio di ravioli alla griglia, zuppe fumanti e vassoi di uramaki, parlando con voce sintetica e avvisando i commensali con un gentile “Prego, il vostro piatto è arrivato, buon appetito!” prima di mettersi disciplinatamente in attesa che qualcuno ritiri le portate.
L’idea, che profuma di globalizzazione e curiosità, ha immediatamente trasformato la sala del locale in un set fotografico. Tra i tavoli della Tuscia, dove l’avvento di un nuovo locale fa già chiacchierare per settimane i bar del centro, l’arrivo del gatto-robot ha spiazzato gli habitué più tradizionalisti e mandato in estasi i più giovani. C’è chi si alza per farsi un selfie, chi prova a dialogare con i sensori vocali e chi, con un pizzico di malinconia tutta nostrana, si chiede che fine farà il romanticismo della vecchia scuola di sala.
Eppure, dietro l’effetto simpatia, c’è la risposta concreta a una delle grandi crisi del nostro tempo: la difficoltà cronica nel reperire personale per la ristorazione, un problema che morde i polpacci anche ai locali della nostra provincia. I camerieri in carne e ossa restano il cuore pulsante del locale — pronti a coccolare i clienti con la proverbiale cortesia e a consigliare i piatti più autentici del menù — ma Fuffy, instancabile e immune ai turni di stanchezza, si è rivelato un prezioso coadiuvante cibernetico per alleggerire le corse tra cucina e sala.
Insomma, la Tuscia si modernizza, tra un piatto di ravioli al vapore e un miagolìo digitale. Se passate da via della Palazzina, non stupitevi se a portarvi il conto o i celebri ravioli non sarà un giovane viterbese in grembiule, ma un gatto robotizzato con le ruote. D’altronde, il futuro a Viterbo non arriva più a piedi: adesso cammina (anzi, scorre) sui cuscinetti a sfera.




















