“Volevamo salvare l’isola Bisentina grazie a bellezza@governo.it ma niente è stato fatto”

“Volevamo salvare l’isola Bisentina grazie a [email protected] ma niente è stato fatto”

La tutela dell'isola Bisentina, che sta vivendo una condizione di abbandono e rovina, è un tema che da diverso tempo è stato messo al centro da cittadini e media locali. A tal proposito il Club Unesco Viterbo Tuscia aveva messo in campo un'azione, volta a ottenere un qualche risultato dal governo. Purtroppo tutto sembra essere rimasto lettera morta.

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La tutela dell’isola Bisentina, che sta vivendo una condizione di abbandono e rovina, è un tema che da diverso tempo è stato messo al centro da cittadini e media locali. A tal proposito il Club Unesco Viterbo Tuscia aveva messo in campo un’azione, volta a ottenere un qualche risultato dal governo. Purtroppo tutto sembra essere rimasto lettera morta.

L’accaduto viene ben raccontato da Luciano Dottarelli, presidente del Club Unesco Viterbo Tuscia in una lettera aperta che riportiamo fedelmente.

 

La meritoria ripresa di attenzione da parte di associazioni, stampa e comunità locali per la salvaguardia e la valorizzazione dell’isola Bisentina nel lago di Bolsena (leggi) mi ha fornito l’occasione per ricostruire una vicenda emblematica del rapporto tra la classe politica italiana (purtroppo nella sua quasi generalità) e il patrimonio culturale.

Un rapporto nel quale i nostri rappresentanti istituzionali, ai più vari livelli, anche quando riescano ad evitare il famigerato politically uncorrect di un ministro come Giulio Tremonti («Con la cultura non si mangia»), non ce la fanno ad andare oltre un deferente ossequio alla kultura (il che non guasta mai) ma non si sentono chiamati ad assumersi particolari impegni di fronte ai cittadini.

Solo qualche volta può accadere che questi impegni si prendano, ed anche con baldanza e solenne assertività com’è accaduto all’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi. Si sa che «per l’uomo il carattere è il suo demone» (Eraclito) e non sarebbe elegante ricordare la vicenda solo per farne un caso personale, soprattutto in questo frangente di risacca del renzismo. Quel che interessa è esemplificare una delle varie modalità in cui si esprime un’attitudine (e una corresponsabilità) più generale, che tutti dovremmo ormai aver imparato a riconoscere per immunizzarcene, se possibile.

L’8 maggio 2016 a “Che tempo che fa”, intervistato da Fabio Fazio (guarda) il presidente del Consiglio, insistendo sull’importanza di “tornare ad avere il senso dell’identità del paese”, annunciava la campagna [email protected], lanciata da Palazzo Chigi per segnalare il patrimonio culturale dimenticato dell’Italia, per recuperare luoghi trascurati o abbandonati a se stessi, per i quali il governo aveva già pronti 150 milioni di euro.

Il giorno dopo, sulla pagina del sito del governo dedicato all’iniziativa, si leggeva l’annuncio ufficiale: “Per recuperare i luoghi culturali dimenticati il Governo mette a disposizione 150 milioni di euro. Fino al 31 maggio tutti i cittadini potranno segnalare all’indirizzo di posta elettronica [email protected] un luogo pubblico da recuperare, ristrutturare o reinventare per il bene della collettività o un progetto culturale da finanziare.

Una commissione ad hoc stabilirà a quali progetti assegnare le risorse. Il relativo decreto di stanziamento sarà emanato il 10 agosto 2016″.

“Finalmente impegni assunti in prima persona, con cifre vere e scadenze perentorie; un modo coraggioso di metterci la faccia!» – devono aver pensato le migliaia e migliaia di cittadini, associazioni, amministratori locali che hanno inviato le loro segnalazioni, in attesa della data fatidica in cui la commissione – che avrebbe iniziato a vagliare le richieste «dopo le elezioni amministrative del 5 giugno, evitando così strumentalizzazioni e propaganda» (sic!) avrebbe comunicato senza appello le sue scelte motivate.

Vi chiedete com’è finita? Io me lo sono chiesto, perché anche il Club per l’UNESCO Viterbo Tuscia – in realtà senza soverchie illusioni – aveva aderito ad una petizione promossa da varie associazioni del territorio, organi di stampa e singoli cittadini per segnalare il progressivo degrado dell’isola Bisentina.

Bene: il citato annuncio ufficiale campeggia ancora sulla pagina della Presidenza del Consiglio dei ministri (leggi) con la stessa stentorea assertività; ma intorno un vuoto deludente, con sconsolati link “per saperne di più” che rinviano a pagine desolatamente vuote. Dal mondo più vasto del web nessuna traccia di decreti di stanziamento, di istruttoria delle domande, della composizione della commissione ad hoc e … addirittura neanche della sua istituzione!

Solo una scia (chimica?) di domande del seguente tenore: “Che fine ha fatto l’iniziativa [email protected]?” a cui, non senza malinconia, andrà, forse, ad aggiungersi questo sfogo.

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