“Viterbo, una città destinata all’autodistruzione”; già dal 1980

“Viterbo, una città destinata all’autodistruzione”; già dal 1980

Nel marzo 1980 venne chiuso il Caffè Schenardi per una ristrutturazione che, senz’altro, avrebbe portato anche un ammodernamento dello stesso. Le proteste a giornali, televisioni e radio locali furono tante in quanto si voleva mantenere il caffè come sempre stato...

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di Lutor

 

Nel marzo 1980 venne chiuso il Caffè Schenardi per una ristrutturazione che, senz’altro, avrebbe portato anche un ammodernamento dello stesso. Le proteste a giornali, televisioni e radio locali furono tante in quanto si voleva mantenere il caffè come sempre stato.

Per l’occasione su “Il Bulicame” del 22 marzo 1980 una collaboratrice del giornale, Zampa, scriveva: “La contestazione generale per la chiusura del Gran Caffè dimostra quanto lontani siamo dalla vita del resto del mondo e dai problemi reali che sta vivendo oggi l’attività privata nella provincia. Una città, pigra, che non si sviluppa, industrialmente, che non incrementa il turismo, che non promuove iniziative atte ad ampliare i settori lavorativi, che non sfrutta le stesse risorse naturali che hanno rese ricche località ben meno importanti e più scialbe di Viterbo, è destinata all’autodistruzione.

Dobbiamo accettare una realtà in cui non c’è più posto per i sogni. Se vogliamo esistere come comunità e come città, dobbiamo rendere quest’ultima più moderna, dobbiamo stimolare il turismo con iniziative folkloristiche e un adeguato sviluppo degli impianti turistici, dobbiamo chiedere ai nostri amministratori che la città termale divenga finalmente realtà, dobbiamo richiamare l’attenzione degli industriali conservieri sulle nostre risorse agricole, dobbiamo sollecitare l’apertura dei corsi universitari, dobbiamo…

Così non moriremo, così si creeranno centinaia di posti di lavoro per i giovani, così saremo finalmente integrati e riconosciuti nell’attualità della nostra nazione e non zona sottosviluppata come siamo ora.

Se la trasformazione di un simbolo quale è Schenardi in un complesso moderno e funzionale deve rappresentare il primo passo verso una evoluzione della nostra “città fantasma”, ben venga! Il dispiacere per un vecchio amico che muore è tanto, ma non si può vivere in eterno nel passato. Abbandoniamo le nostre manie di grandezza, il classismo e il manierismo e comportiamoci da cittadini moderni, coscienti e maturi.

Se amiamo la nostra Viterbo dobbiamo renderla capace di competere, di dare un valido apporto all’economia italiana e di arricchirsi essa stessa; dobbiamo farne un moderno centro di cultura, di commercio, di industria, di cura. Le potenzialità ci sono, manca la volontà!”.

Nel rileggere l’articolo in parola, mi è sembrato che a Viterbo siamo ancora fermi a trentasette anni fa. O sbaglio?

 

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