Viterbesi nel mondo – Matteo La Bella, da tre anni a Glasgow (Scozia)

Viterbesi nel mondo – Matteo La Bella, da tre anni a Glasgow (Scozia)

Matteo La Bella, viterbese classe 1982. Anche se per un pugno d'ore, visto che è nato il primo di gennaio. A Glasgow (Scozia) da tre anni, dove si occupa di gestire una riserva di caccia. In realtà è un migrante particolare, perché la sua vita si svolge – a seconda del periodo dell'anno – tra l'Italia e oltre Manica. Lo abbiamo contattato e con lui apriamo su La Fune uno spazio dedicato ai viterbesi, e alle loro storie, che hanno deciso di lasciare la Tuscia per andare a vivere all'estero. Se avete amici o parenti viterbesi all'estero segnalatelo a La Fune, potete scrivere a [email protected] Così potremo raccontare la loro esperienza e il loro punto di vista.

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Matteo La Bella, viterbese classe 1982. Anche se per un pugno d’ore, visto che è nato il primo di gennaio. A Glasgow (Scozia) da tre anni, dove si occupa di gestire una riserva di caccia. In realtà è un migrante particolare, perché la sua vita si svolge – a seconda del periodo dell’anno – tra l’Italia e oltre Manica. Lo abbiamo contattato e con lui apriamo su La Fune uno spazio dedicato ai viterbesi (e alle loro storie) che hanno deciso di lasciare la Tuscia per andare a vivere all’estero. Se avete amici o parenti viterbesi all’estero segnalatelo a La Fune, potete scrivere a [email protected] Così potremo raccontare la loro esperienza e il loro punto di vista.

 

Dove ti trovi oggi, quando e perché sei partito?

“Attualmente sono residente in Scozia, da tre anni nella città di Glasgow. Il mio trasferimento è stato per lavoro, che si divide tra qui e l’Italia, nella quale torno spesso. Glasgow è una città multiculturale grazie alla sua due importanti università. Una città grande ma a portata di mano, veloce nei collegamenti. Il tempo è quello scozzese, di base piove sempre o quasi”.

Che vita c’è a Glasgow? Cosa ti piace fare?

“Mi piace incontrare persone e scambiare esperienze e conoscenze… Qui si respira un’aria generalmente più serena, credo dettata dalla stabilità economica e dalle opportunità lavorative. Non ci sono scioperi, non ci sono buche per le strade, non ci sono ritardi nei treni e negli autobus e si paga il biglietto. Ci sono locali di tutti i generi e non manca il divertimento. Di certo agli scozzesi piace bere e divertirsi ed il weekend è praticamente speso per quello”.

Raccontarci il giorno della partenza. Cosa hai fatto e cosa hai pensato?

“Del giorno della partenza ricordo la mia preoccupazione, dettata dalla pressoché inesistente conoscenza dell’inglese e nel contempo l’eccitazione per questo trasferimento che ho sempre preso come un’esperienza che nel mio immaginario avrebbe avuto un arco temporale definito ma che ora a distanza di tre anni sta maturando in una piacevole aspettativa e realtà di vita.

I primi giorni ricordo che ero pressoché concentrato nello schivare sguardi che potessero portare a una domanda o conversazione, che non avrei saputo sostenere. Altra cosa era che, progettando un’uscita per conoscere la città piuttosto che andare a comprare il pane, puntualmente rimandavo per via del tempo, dicevo: piove, esco domani… ma domani pioveva”.

Pensi mai alla Tuscia? Cosa ti manca?

“Non mi manca la Tuscia perché ci torno spesso e non commetto l’errore di vivere in un posto pensando all’altro, cerco, per quanto possibile di vivere il presente e di godere di ciò che mi offre … Poi c è da dire che esiste una differenza sostanziale tra chi come me ha comunque un biglietto di ritorno, anche se distante mesi, e chi invece non ne ha perché ha compiuto una scelta definitiva o presunta tale. Questa differenza dà una visione meno nostalgica della propria terra di appartenenza. Questo aiuta sicuramente a vivere meglio il distacco. Comunque mi manca il sole e la buona cucina”.

Cosa non ti manca?

“Ciò che non mi manca è tutto il resto. La retorica, soprattutto di chi dice e si lamenta che a Viterbo non c’è nulla o non si fa nulla, che è meglio andarsene via. Come se nel resto del mondo la felicità, il divertimento o la serenità, insomma qualunque cosa a cui aspiri, ti venga incontro. Lo trovo sciocco e stantio, spesso solo la scusa e la giustificazione alla propria infelicità. Ma se lo credi davvero allora non esitare a partire… parti subito”.

Gli aspetti positivi e negativi rispetto il tuo punto di partenza e arrivo?

“Le differenze positive sono: tasse più basse e soldi realmente spesi per la comunità e rispetto della meritocrazia. Negativi: il cibo, il tempo e la poca, anzi pochissima, capacità lavorativa e soprattutto creativa che ho trovato in Scozia. Non a caso noi abbiamo più successo all’estero di loro stessi”.

Un consiglio per chi è rimasto a casa?

“Non riesco a dare un consiglio che possa essere efficace o risolutivo, forse quel che posso dire è proprio questo: andare all’estero non è risolutivo, può essere una esperienza, può essere un inizio; ma quel che siamo e che ci portiamo dentro è ciò che fa la differenza, certamente non Glasgow o Londra o Miami. In bocca al luogo!”.

 

 

Decarta racconta la Tuscia