Vitalizi, emendamento Sposetti per non cancellarli

Vitalizi, emendamento Sposetti per non cancellarli

Emendamento salva vitalizi presentato dal senatore viterbese del Pd Ugo Sposetti. Obiettivo è rivoluzione il ddl Richetti, approvato dalla Camera e all'esame della commissione Affari costituzionale del Senato, e applicare le stesse regole per lo stipendio di ex parlamentari della Repubblica seguite per chi siede a Strasburgo.

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Emendamento salva vitalizi presentato dal senatore viterbese del Pd Ugo Sposetti. Obiettivo è rivoluzione il ddl Richetti, approvato dalla Camera e all’esame della commissione Affari costituzionale del Senato, e applicare le stesse regole per lo stipendio di ex parlamentari della Repubblica seguite per chi siede a Strasburgo.

Nessuna retroattività: le nuove norme, su stipendi e pensioni, si applicheranno ai parlamentari solo a partire dalla prossima legislatura. E ancora: rimborso per le spese dei collaboratori liberamente scelti da ogni parlamentare direttamente dalle Camere di appartenenza nell’ambito di un plafond mensile commisurato a quello dei corrispettivi colleghi che siedono nel Parlamento Ue; coperture assicurative con un terzo dei relativi premi a carico degli eletti e ritenute per le assenze, fra le previsioni della proposta che è firmata anche dai senatori Maran, Amati, Colucci, De Poli, Ferrara, Susta, Zeller e Mario Mauro.

Ecco cosa prevede l’emendamento: “L’indennità spettante ai membri del Parlamento, a norma dell’articolo 69 della Costituzione per garantire il libero svolgimento del mandato, è costituita da: quote mensili, comprensive anche del rimborso di spese di segreteria e di rappresentanza, corrisposte in costanza di mandato parlamentare, determinate in misura corrispondente all’indennità parlamentare mensile lorda dei deputati del Parlamento Europeo – si legge nel testo dell’emendamento 1.3 – da un’indennità transitoria a carattere temporaneo, il cui diritto matura allo scadere del mandato parlamentare, determinata nella misura dell’identica indennità corrisposta ai deputati del Parlamento Europeo; da un trattamento previdenziale differito – il cui diritto matura a condizione che sia scaduto il mandato parlamentare e che il beneficiario abbia compiuto il sessantatreesimo anno di età – determinato nella misura corrispondente alla pensione erogata ai deputati del Parlamento Europeo. Il diritto al predetto trattamento sussiste a prescindere da altri trattamenti pensionistici; «in caso di invalidità insorta nel corso del mandato, da una pensione di invalidità, il cui diritto matura al momento della cessazione delle funzioni, determinata nella misura dell’identica pensione erogata ai deputati del Parlamento Europeo”.