Vita da numeri 1 – “Daniele Federici, il capitano gentiluomo”

Vita da numeri 1 – “Daniele Federici, il capitano gentiluomo”

È una storia che parte da molto lontano. O da molto vicino. Dipende come si decide di vedere quel “famoso” bicchiere. Una storia di gioia e lacrime. Sudore e vittorie. Una storia di calcio e di un uomo che avrebbe meritato sicuramente destino migliore.

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È una storia che parte da molto lontano. O da molto vicino. Dipende come si decide di vedere quel “famoso” bicchiere. Una storia di gioia e lacrime. Sudore e vittorie. Una storia di calcio e di un uomo che avrebbe meritato sicuramente un destino migliore.

Era la stagione 2001-2002 quando inizia la favola di Daniele Federici. Favola perché non può chiamarsi diversamente quando a 14 anni bussa alla tua porta l’Internazionale di Milano…l’Inter.

In realtà tutto aveva iniziato a prendere sostanza due anni prima grazie a dei provini tra Capalbio, Rieti e Milano, ma per la regola che non permetteva a giovani calciatori di andare fuori regione prima del quattordicesimo anno di età, fece concretizzare tutto nell’estate del 2001.

Nato a Tarquinia l’11 Febbraio 1988, inizia a far vedere le sue grandi qualità proprio nella squadra del suo paese, il Corneto, per poi preparare le valigie e trasferirsi a 500 km da casa. A Milano. Con la maglia nerazzurra trascorre 4 stagioni prima di trasferirsi alla Pro Sento che in quegli anni era una società satellite di Inter e Milan.
Nella stagione 2007-2008 torna all’Inter e passa quasi tutta la stagione aggregato alla prima squadra di Roberto Mancini. Quel ragazzo partito con quel bagaglio così pieno di sogni e paure ad allenarsi con fuoriclasse del calibro di Ibrahimovic, Figo, Samuel e Zanetti.

Sacrifici, sudore e quella maledetta speranza che prima o poi sarebbe arrivata l’occasione giusta. Erano gli anni di Santon e Balotelli ed erano anche gli anni di uno sconosciuto Bonucci. In quegli anni erano talmente tanti i miliardi spesi dal Presidente Moratti e dannatamente alta l’ossessione di vincere che era ben lontana l’idea di buttare nella mischia due giovani viterbesi dalle grandi prospettive.

Daniele passa così in comproprietà al Grosseto di Piero Camilli (Serie B) che poi, nella stagione 2010, lo acquisisce in maniera definitiva. È proprio la stagione del 2010 che segnerà la carriera di Federici. Un brutto infortunio lo blocca con la schiena per oltre tre mesi e non appena rientrato capisce subito che il suo fisico non riesce più a rispondere come una volta o come lui era abituato.

Iniziano i giri per i vari ospedali. Gli incontri con i medici. La maggior parte degli specialisti capiscono subito che il professionismo è ormai un livello troppo alto per i suoi problemi alla schiena e tutti gli sconsigliano di non proseguire per non compromettere ancora di più la sua salute.

Le risonanze parlano di tre ernie e due discopatie ma è troppo presto per aggiungere la parola fine ad un romanzo ancora tutto da scrivere.

Il 3 gennaio 2012 firma un contratto di 6 mesi con opzione per il secondo con il Frosinone (Lega Pro Prima Divisione) e il gol vincente all’esordio con il Barletta, a due minuti dalla fine, illude tutti, parenti ed amici, che sarebbe stata finalmente la stagione della svolta. A tutti tranne a lui che ormai riesce a scendere in campo solo grazie all’ausilio di antidolorifici di ogni genere.

Non si poteva continuare così e anche quei sogni che fino ad allora lo avevano spinto a non mollare si arrendono definitivamente ad un destino che aveva giocato in maniera davvero sporca.

Chiedere uno sforzo ulteriore al proprio fisico sarebbe stato troppo rischioso per la sua salute e, in mondo di arrivisti e sciacalli di ogni genere, rescinde il contratto nonostante la possibilità di poterlo sfruttate almeno dal punto di vista economico. “Il mondo del calcio è diventato uno schifo, sono sempre stato leale e perciò non mi sembra giusto rubare lo stipendio”. Sono queste le parole con cui Daniele abbandona per sempre quella realtà tanto rincorsa e raggiunta.

Il futuro per Federici da quel giorno è storia di oggi in un passato-presente che lo lega di nuovo alla famiglia Camilli che lo rivuole a tutti i costi nella Castrense prima e nella Viterbese poi, in quel progetto in cui è rinchiusa la scalata dalla prima categoria alla Lega Pro.

Daniele è il capitano sia in Promozione che in Eccellenza e grazie alla sua personalità e carisma diventa simbolo di professionalità in un mondo, quello dilettantistico, pieno zeppo di pallonari che si sentono con troppa facilità calciatori. Lasciata la Viterbese inizia per il Capitano gentiluomo una nuova vita. Quella che lo porta nuovamente alle origini e in quel litorale che lo ha visto crescere. Vivendo a Pescia Romana in questa stagione ha rilevato la società e insieme agli amici di sempre ha stravinto il campionato di seconda categoria nel ruolo “tuttofare” di chi ha ancora una voglia matta di stupire.

I tempi di Ronaldo, Ibrahimovic e Zanetti all’Inter o di Immobile al Grosseto, rimarranno tra i ricordi più belli ma a volte non si può andare contro un destino che ha voluto e ottenuto un qualcosa di diverso. Quel bambino che sognava palcoscenici importanti oggi è diventato un uomo, si è fatto una famiglia ed è tornato a divertirsi con quel pallone che forse gli poteva regalare qualcosa di più. Lo meritava la sua persona più che ill calciatore. Nella sua testa viaggeranno sicuramente ancora tanti pensieri ma il modo umile in cui lo vediamo ogni volta affrontare le categorie minori fanno di Daniele Federici un esempio da seguire dentro e fuori dal campo.#vitadanumeri1

 

 

Ringraziamo Alessio Fratini, direttore di Calcio della Tuscia, per l’utilizzo della foto.