Vita da numeri 1 – Arianna e Valerio, quando la normalità inizia a fare rumore

Vita da numeri 1 – Arianna e Valerio, quando la normalità inizia a fare rumore

Era stato un giovedì al limite della perfezione. Tutto era stato bello e speciale. Era la prima volta che andavo a un concerto dei Baustelle, le aspettative erano alte e la curiosità di vedere come sarebbero stati dal vivo mi lasciava in una sorta di posizione di stand-by tra la voglia di divertirmi e la paura di rimanere deluso.

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Era stato un giovedì al limite della perfezione. Tutto era stato bello e speciale. Era la prima volta che andavo a un concerto dei Baustelle, le aspettative erano alte e la curiosità di vedere come sarebbero stati dal vivo mi lasciava in una sorta di posizione di stand-by tra la voglia di divertirmi e la paura di rimanere deluso.

La cornice era quella unica di Villa Ada e il pubblico tra i più variopinti e indecifrabili: si passava da giovani al limite della sobrietà a coppie con tanto di passeggini al seguito.
Roma era bollente, l’umidità si attaccava ai vestiti e in mezzo a tutte quelle persone era impossibile provare il piacere di quella brezza leggera che annuncia lo scendere della sera.

L’orario d’inizio del concerto era previsto per le 21 ma, come nelle “migliori cattive” abitudini degli artisti Italiani, era passata più di un’ora e dei Baustelle nemmeno l’ombra.
Lo spettacolo inizia finalmente intorno alle 22.15 circa e il coinvolgimento dei presenti è totale. Le persone come risvegliate da un torpore rassegnato al ritardo si accendono in un attimo e iniziano a scatenarsi con i tanti successi vecchi e nuovi.

Qualcuno esagera mentre altri assistono come ipnotizzati dalla bravura di un gruppo che con gli anni non si è mai snaturato e che ha sempre portato avanti la propria idea di musica senza farsi attirare dalle sirene dal magico mondo del “commerciale”.

Rachele Bastreghi fantastica ma Francesco Bianconi divino. La prima scatenata sul palco mentre il secondo con il semplice movimento delle mani riempiva la scena in maniera totale. Un Patty Pravo al maschile. Una voce riconoscibile in mezzo a miliardi e un atteggiamento da “ultimo divo” che rubava gli occhi e che arrivava dritto al cuore.

Era la mia prima volta ma ne sarebbero seguite delle altre. Con mia moglie commentavamo lo spettacolo appena visto mentre raggiungevamo la macchina durante il tragitto e mentre facevamo colazione il giorno dopo quando, a un certo punto, tra le varie canzoni di cui parlavamo le chiedo di darmi il mio portacarte con i soldi ma prontamente mi risponde di non averlo. Panico.

Inizio a prendere in mano qualunque cosa avessi il giorno prima ma niente. Esco di casa per andare a lavoro nella speranza di trovarlo nella macchina ma non lo trovo. Guardo dappertutto, infilo le mani nelle peggio fessure ma non se ne parla di vedere o sentire il mio “I-Clip”.

L’agitazione prende il sopravvento, la rabbia sale e la paura che fosse capitato in mani sbagliate mi inizia a consigliare di bloccare almeno la carta di credito per provare a salvare il salvabile.

Mentre nei miei pensieri mi davo dei tempi tutti miei e cercavo soluzioni che purtroppo non c’ erano mi viene un’idea dettata forse dalla speranza di chi non vuole ancora credere a quello che era successo.

Accosto in una piazzola, prendo il telefono in mano e apro Messenger alla ricerca di un angelo custode che potesse venirmi incontro in quella marea di confusione che mi stava travolgendo.

Mi si apre l’applicazione e subito vedo un messaggio in neretto, una scritta, che non avevo ancora decifrato ma che pian piano iniziava a regolarizzare i miei battiti. Una serie di caratteri che messi insieme praticamente mi chiedevano se volevo accettare la richiesta di conversazione con una certa Arianna Martini. Forse a Martini credo di non esserci mai arrivato e molto probabilmente all’inizio non avevo fatto caso nemmeno al nome visto che speravo di trovare in quel messaggio le tante risposte che cercavo da non appena avevo fatto la scoperta di aver perso praticamente tutto: Carta di Credito, Bancomat, Codice fiscale mio e di mia figlia, Tessera Allenatore, Badge del lavoro e 85 euro che, pur avendo un’ importanza relativa rispetto alle altre cose, erano sempre 85 euro.

I messaggi erano tre: “Ciao, abbiamo trovato il tuo portafoglio con le carte di credito e i soldi a Villa Ada”, “Siamo ancora qui” e, visto che non rispondevo “Abbiamo lasciato tutto alla pattuglia all’ingresso, Commissariato Vescovio”.

Avrei voluto vedere la mia faccia. Non sapevo se essere più contento per il ritrovamento o del fatto che ancora una volta Facebook mi stava dimostrando che, se usato con la testa, può diventare uno strumento in grado di risolvere molti problemi.

Mi sono messo subito in contatto con il Commissariato e grazie ad altre situazioni fortunose ho avuto il mio portacarte subito la mattina dopo. E’ strano come ormai ci si sbalordisca per comportamenti che all’apparenza sembrerebbero normali e che dovrebbero rientrare in quello che si chiama buon costume.

Ringraziando Arianna per la disponibilità e per la sua arguzia nel trovarmi attraverso il social ci ho tenuto a specificare che l’occhio di falco è stato del suo fidanzato Valerio a cui vanno i miei complimenti, dal momento che non era sicuramente facile notarlo tra la terra di Villa Ada e visto che il portacarte in questione non ha la forma del classico portafogli.

A entrambi invece mi sento di ringraziare di cuore. Non solo per il valore di certo non da poco ma soprattutto per avermi confermato che non è vero che in questo mondo è tutto da buttare. Forse è quello che ci vogliono far credere.

In questo preciso momento storico e in questa crisi che imperversa e che sta facendo molte e troppe vittime ci sono ancora tante persone che contribuiscono ogni giorno a rendere questo Paese migliore come Arianna e Valerio. Due ragazzi che non conosco ma che sento molto vicini. Due persone che sicuramente penseranno di aver fatto la cosa più semplice di questa terra ma che invece con il loro gesto hanno partecipato a quel cambiamento che ogni giorno dovrebbe partire da ognuno di noi.

“Lo so la vita è tragica. La vita è stupida però è bellissima essendo inutile. Pensa a un’immagine, a un soprammobile. Pensare che la vita è una sciocchezza aiuta a vivere” (La Vita – Baustelle). #vitadanumeri1