Vita da numeri 1 – Angelo Peruzzi, la leggenda sotto casa

Vita da numeri 1 – Angelo Peruzzi, la leggenda sotto casa

E sapete di dov'è il portiere che più mi faceva sognare? Quello che ogni volta che mi mettevo in porta facevo finta di essere lui e quello che mi faceva battere forte il cuore ogni volta che la palla si avvicinava alla sua area di rigore? Di Blera, il mio paese. Abitava, quando non aveva impegni con la sua squadra, a circa un chilometro da casa mia.

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Penso continuamente a come tutto è iniziato. Forse perché si inizia a sentire in lontananza la campanella che segnala l’ ultimo giro o forse perché è sempre bello tornare con la mente ad un tempo che ormai non c’ è più. Penso a quella passione crescente che pian piano si impadroniva delle mie emozioni e a quella solitudine da gestire, capire e da fare in modo che da paura diventasse autorità e sicurezza.

Mi capita spesso di allenare bambini e in loro ritrovo me stesso: quel modo di muoversi, tuffarsi e in quelle facce interrogative rivedo quel dubbio di chi è consapevole di aver scelto il ruolo più difficile del gioco del calcio…il portiere.

Con la Tuscia Goalkeeper, un’ associazione di preparatori di portieri di cui faccio parte, insieme ad altri tecnici qualificati del panorama viterbese, facciamo spesso degli stage per piccoli numeri uno e in queste giornate mi diverto sempre a chiedere ai bambini il nome del portiere a cui si ispirano…il loro idolo.

Passata fortunatamente la moda Neuer che fino a due anni fa spopolava, con grande orgoglio devo dire che nell’ ultimo periodo i ragazzi sono tornati ad emozionarsi per Buffon e per il nuovo che avanza…Donnarumma.
Questo siparietto finisce sempre con la stessa domanda esclamata quasi in coro: “Il tuo invece mister…?”.

Siccome abbiamo sempre i tempi ristretti, la confusione è totale e non abbiamo la possibilità di parlarne come vorrei, mi limito sempre a far scivolare via il discorso con la risposta che il mio idolo ha smesso da qualche anno e che se peró dovessi scegliere tra quelli che avevano nominato avrei scelto sempre e comunque Buffon.

Oggi però mi piacerebbe che quei bambini che come pecorelle ogni volta mi seguono verso quella parte di campo a noi destinata, si mettessero seduti un attimo e leggessero quanto ho da raccontargli: “Sapete chi è il portiere più forte per il mister? Quello che vi dico sempre che ha smesso e che purtroppo voi non avete avuto la fortuna di vedere giocare? Si chiama Angelo Peruzzi e non gioca più ormai da qualche anno. Dal 2007 precisamente. Ha smesso all’età di 37 anni. Oggi è un importante dirigente della Lazio ma prima di mettersi la giacca e la cravatta è stato il portiere della Juventus e della Nazionale. Ha Iniziato la sua carriera nella Roma per poi finire nella Lazio vestendo anche, nei suoi vent’anni di serie A, le maglie di Verona e Inter.

E sapete di dov’è il portiere che più mi faceva sognare? Quello che ogni volta che mi mettevo in porta facevo finta di essere lui e quello che mi faceva battere forte il cuore ogni volta che la palla si avvicinava alla sua area di rigore? Di Blera…il mio paese. Abitava, quando non aveva impegni con la sua squadra, a circa 1 km da casa mia. Pensate…il vostro Neuer in Germania, Buffon di Carrara ma che gioca a Torino. Donnarumma di Castellammare ma che vive a Milano mentre il “mio” era a poche centinaia di metri. Avevo la fortuna di conoscerlo, di viverlo e di poterci parlare come faccio con voi. Addirittura, quando sono diventato grande, giocavo con i guanti che mi regalava tutte le volte che il suo sponsor gli cambiava il modello. Buste e buste di guanti nuovi che io aprivo come fossero un tesoro.

E’ stato per me il portiere più forte che abbiamo avuto in Italia e, specialmente durante il periodo della Juventus, non esagero nel dire che fosse stato il più forte del mondo. Cioè avete capito bene? Il portiere più forte del mondo che abitava nel mio paese. Tipo Bonucci per tanti di Viterbo ma con la differenza che Blera è molto più piccola ed è più facile incontrarsi e chiacchierare.

Aveva un carisma unico e un senso della posizione invidiabile. Era sempre nel posto giusto nel momento giusto e ogni volta che guardavi la partita avevi come la sensazione che nessuno avrebbe potuto mai fargli goal. Corretto e stimato da tutti sembrava che anche gli avversari lo venerassero alla stregua dei suoi compagni di squadra.
Faceva degli interventi impressionanti, veri e propri miracoli che non ho visto fare mai a nessun altro portiere. Essenziale e mai esagerato, ogni suo gesto era compiuto con una tale semplicità che mi lasciava tutte le volte a bocca aperta.

Era in grado di bloccare le palle più difficili ed è stato tra i primi a saper interpretare, in maniera perfetta, quel cambiamento che poi ha portato ad oggi e che vede ormai il portiere sempre più protagonista nell’azione di gioco. Giocava spesso fuori area ed era come fosse un difensore aggiunto.

Rispetto a tanti portieri che si vedono oggi, ma anche di allora, non lo vedevi mai esultare dopo una parata, anche la più difficile…come se per lui fosse la cosa più normale di questo mondo.

Se chiudo gli occhi ricordo tutto di lui. Ricordo le sue parate e le sue vittorie…tantissime. La Coppa dei Campioni, che adesso chiamiamo Champions League, vinta da protagonista ai rigori(ne paró due)nella finale di Roma contro l’ Ajax. Ricordo una parata doppia su Totti che solo se andate a rivederla su You Tube potete capire davvero di cosa stia parlando. Io ancora oggi, prima di una partita importante ancora la vado a guardare per caricarmi. In quell’ intervento credo che si possano racchiudere tutte le qualità di Peruzzi: posizione, forza esplosiva, tecnica e cattiveria agonistica di chi era padrone assoluto del ruolo.

Lo ricordo alzare la Coppa Intercontinentale da Capitano in una mattina di Novembre. Non ero andato a scuola quel giorno, la finale era a Tokyo e la trasmettevano alle 11. Lo ricordo esultare come un pazzo a Berlino per la vittoria del Mondiale del 2006 e lo ricordo nella sua ultima partita in quel giro di campo con i suoi figli, con lo Stadio Olimpico tutto in piedi per quel tributo che si riserva solo ai campioni…quelli veri.

Ricordo quella sensazione di vuoto che si impadroniva pian piano di me. In quel momento sentivo come se una parte di me se ne andasse. Mi sentivo strano. Diverso. Era come se mi avesse raggiunto quella consapevolezza che dal quel giorno in poi tutto sarebbe cambiato nella mia visione di vedere e interpretare il calcio.

Era come se da quel momento iniziassi ad aprire gli occhi su un mondo, non più da ammirare con gli occhi di un bambino che sognava di diventare il portiere della Nazionale, ma come un uomo che grazie a quel mondo e a quel sogno, è diventato migliore.

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