Vini della Tuscia, terra in fermento. I consigli per “le bollicine” di Natale

Vini della Tuscia, terra in fermento. I consigli per “le bollicine” di Natale

Una qualità diffusa grazie a un atteggiamento nuovo da parte dei vignaioli. Curiosi di sperimentare, avidi di conoscenza, desiderosi di confronto. Alla base un territorio vocato. Con sfumature differenti. Catturate dal vino e rese nei calici. Un territorio che alla dorsale vulcanica avvicina i terreni calcarei e limosi della Teverina e quelli argillosi, sabbiosi e calcarei della costa tirrenica. Microclimi diversi. Influenzati dal mare e dai laghi. Protetti dagli Appennini.

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di Carlo Zucchetti

Una qualità diffusa grazie a un atteggiamento nuovo da parte dei vignaioli. Curiosi di sperimentare, avidi di conoscenza, desiderosi di confronto. Alla base un territorio vocato. Con sfumature differenti. Catturate dal vino e rese nei calici. Un territorio che alla dorsale vulcanica avvicina i terreni calcarei e limosi della Teverina e quelli argillosi, sabbiosi e calcarei della costa tirrenica. Microclimi diversi. Influenzati dal mare e dai laghi. Protetti dagli Appennini.

I vigneti possono esprimere al meglio la vocazionalità del terreno e le caratteristiche delle cultivar. Il ritorno
forte ai vitigni storici ha contribuito a rafforzare la fiducia in un territorio che può dare tanto. Continua il
lavoro sull’Aleatico da parte di Antonella Pacchiarotti (Grotte di Castro), Andrea Occhipinti e La Carcaia (Gradoli). Incentivando altri produttori ad intraprendere questa strada.

Il Grechetto a cui Sergio Mottura ha aperto le porte del successo, conferma un rapporto armonioso con il territorio. Si moltiplicano le cantine che investono su questo vitigno scontroso nel portamento ed elegantemente complesso nel calice. Trappolini ne ha fatto il bianco di punta dell’azienda. Biglietto da visita per Tenuta La Pazzaglia. Si moltiplicano le cantine a Castiglione in Teverina oltre alla storiche Fattoria Madonna delle Macchie e Paolo e Noemia D’Amico, si affermano il Bottaccio, Doganieri Miyazaki e Papalino.

Il Roscetto recuperato dalla Cantina Stefanoni (Montefiascone) oltre che nella cittadina falisca viene prodotto da Podere Grecchi (Vitorchiano). Questo fa riscoprire l’Est! Est!! Est!!! di Montefiascone con altre nuove aziende che affiancano le Antiche Cantine Leonardi, Villa Puri e Mazziotti (Bolsena). Fortunatamente la Falesco ha lasciato qui una produzione importante compreso il suo vino di punta il Montiano.

Fermento anche a Tarquinia dove, oltre all’affermata Tenuta Sant’Isidoro, si è imposto all’attenzione enoica un giovane vignaiolo: Marco Muscari Tomajoli. Si conferma Ronci di Nepi.

La nouvelle vague dei vini naturali non ha lasciato indifferenti i nostri produttori. Oltre agli storici Le Coste
e Marini Georgea (Gradoli), Maurizio Rocchi (Tuscania), Trebotti (Castiglione in Teverina) e Cristina Menicocci (Fabrica di Roma), unica produttrice vegan e biodinamica della Tuscia, conosciuti e apprezzati, si è
ormai ritagliato una buona fetta di mercato, anche internazionale, Podere Orto (Acquapendente).

Si stanno facendo conoscere i giovani de Il Vinco (Montefiascone) e Cantina Ortaccio (Latera). San Giovenale
(Blera) con i suoi due Habemus si è rapidamente affermato tra le migliori cantine in Italia. Anche le realtà cooperative, la Cantina di Montefiascone e i Viticoltori dei Colli Cimini (Vignanello) stanno, significativamente, cambiando passo. Irrompono le bollicine di Vigne del Patrimonio (Ischia di Castro) in collaborazione con l’Università di Viterbo.

Non a caso il DIBAF (ex Facoltà di Scienze e di Agraria) con i corsi di laurea, in particolare quello in Tec-
nologie Alimentari ed Enologiche, propone un’offerta formativa tra le migliori in Italia. Un dinamismo diffuso. Acquapendente ritorna al vigneto in particolare con Cordeschi. Ad Orte si impone all’attenzione Ciucci. Si riconosce nei produttori che hanno scelto di trasferirsi nella nostra terra per la qualità del Terroir e della vita: Terre di Marfisa (Farnese). Si scorge nei giovani che tornano a credere in una viticoltura di qualità nella Tuscia. Nel prepotente ingresso delle donne a cominciare da Le Lase (Vasanello). Si vede soprattutto nelle aziende che ogni anno allungano l’indice della nostra guida La Tuscia del Vino.

In uscita con la terza edizione, questa annuale ricognizione mostra un’immagine della Tuscia vivace. Di carattere. Una Tuscia che ci piace nella consapevolezza del suo valore e, soprattutto, nel calice.

 

 

BOLLICINE

Est! Est!! Est!!! di Montefiascone DOC
Spumante Brut Cantina di Montefiascone
(Trebbiano, Roscetto, Malvasia)

Una cantina cooperativa che sta velocemente re-
cuperando il passo.

Uno charmat lungo. Una evoluzione del classico
vino reso famoso dal Servo Martino, sommelier

ante litteram. Di facile beva. Per iniziare un ape-
ritivo. Prima di cena.

Roscetto Metodo Classico Brut
Famiglia Cotarella
(Roscetto)
Per la Famiglia Cotarella il Roscetto è il vitigno
bianco d’elezione. Ne fanno, infatti, anche una
versione ferma ed una da seduzione. Fresco ed
intrigante. Complesso ma di grande beva. In

poche parole vulcanico. Almeno 36 mesi sui pro-
pri lieviti.

Brut Rosè Alarosa Vigne del Patrimonio
(Pinot Nero)
Una giovane azienda innamorata delle bollicine.
Tanto da venire ad Ischia di Castro per farne tre

etichette. Tutte Metodo Classico. Fragrante. Pre-
dominante, ovviamente, la rosa. Di ottima beva.

Vulcanico. Almeno 24 mesi sui propri lieviti.

 

ABBINAMENTO CON LA RICETTA DI NATALE DI NONNA LUCIA

In abbinamento alla ricetta di Nonna Lucia:
Grechetto Civitella d’Agliano I.G.T.
Poggio della Costa Sergio Mottura

Monsieur Grechetto firma il suo vino bio per ec-
cellenza.

Meglio una annata di qualche lustro. Dà il me-
glio di sé dopo alcuni anni. In forma almeno fino

alla maggiore età. Un vino elegante. Complesso.
Tannini accennati, utili per pulire il grasso del

guanciale. Nuances di nocciole. Sapido e vulca-
nico. Un finale amaricante per pulire adeguata-
mente il palato.