Vigili del fuoco, 144 anni al servizio dei viterbesi

Vigili del fuoco, 144 anni al servizio dei viterbesi

In principio ci furono i pompieri provinciali: correva l'anno 1873; poi ci furono quelli nazionali, per arrivare al 1961 quando nacque il comando provinciale di Viterbo. Eccola, sintetizzata in poche battute, la storia dei vigili del fuoco in terra di Tuscia. Un percorso lungo esattamente 144 anni raccontato nel volume "Viterbo e i suoi pompieri: origini, storia e tradizioni", scritto da Massimiliano Marzetti

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In principio ci furono i pompieri comunali: correva l’anno 1873; poi ci furono quelli nazionali, per arrivare al 1961 quando nacque il comando provinciale di Viterbo. Eccola, sintetizzata in poche battute, la storia dei vigili del fuoco in terra di Tuscia. Un percorso lungo esattamente 144 anni raccontato nel volume “Viterbo e i suoi pompieri: origini, storia e tradizioni”, scritto da Massimiliano Marzetti che non indossa la divisa e neppure l’elmetto, ma che lavora a stretto contatto con i pompieri come funzionario amministrativo. “L’idea – racconta – venne ad un ex comandante provinciale che me la propose. Accettai subito perché sono sempre stato appassionato di storia; cominciai le ricerche prima nella nostra sede viterbese, poi all’Archivio di Stato. Ho recuperato le fotografie e ho potuto contare sulla collaborazione appassionata di tante persone che mi hanno aiutato e sostenuto in questo periodo”. “Un lavoro durato quattro anni – aggiunge Maria Chiara Calisti, che di Marzetti è collega negli uffici del comando provinciale di Viterbo -. Ricca di particolari anche sconosciuti, di immagini d’epoca, di racconti dei protagonisti”.

La presentazione del libro nella splendida cornice della Sala Regia di Palazzo dei Priori, alla presenza del capo dei vigili del fuoco italiani Gioacchino Giomi, del direttore regionale del Lazio Michele Di Grezia, del comandante provinciale Giuseppe Paduano, del sindaco Leonardo Michelini. E ancora il prefetto D’Angelo, il presidente della Provincia Mauro Mazzola, i parlamentari Giuseppe Fioroni e Alessandro Mazzoli, il consigliere regionale Daniele Sabatini. Oltre 200 pagine dense e coinvolgenti per raccontare la storia del Corpo a Viterbo, sotto il coordinamento del Centro studi centrale dei vigili del fuoco.

“Tanti uomini che hanno lasciato il segno per il lavoro quotidiano e per le azioni che hanno compiuto – spiega ancora l’autore -. Tra tutte, mi piace ricordare quella di Luigi Luzzi entrato a fare il pompiere nel 1876: ci rimase fino al 1920. Un piccolo, grande eroe che il 3 settembre del 1899 nonostante non fosse in servizio, non esitò ad arrampicarsi da solo sulla cima della Macchina di Santa di Santa Rosa per spegnere un principio di incendio, mentre già si stava diffondendo la paura tra la gente che assisteva al Trasporto. Nel 1913 riuscì a placare un cavallo imbizzarrito che stava seminando il panico e l’anno dopo salvò un bambino che rischiava di essere travolto da una botte. E aveva ormai più di 60 anni… Tre anni dopo essere andato in pensione, quindi nel 1923, chiese al comune (a quei tempi il servizio antincendio era di competenza locale) di poter tornare a lavorare come istruttore ma quel suo desiderio non potè essere esaudito”. Storie di ordinaria burocrazia, datate un secolo fa… “Ma ci sono anche gli atti di eroismo – continua Marzetti – del vice brigadiere Fernando Granelli che durante i bombardamenti del ’43 e del ’44 era il primo ad uscire dai rifugi dopo che gli aerei si erano allontanati per portare soccorso alla popolazione. Fu proposto per una promozione per meriti straordinari, ma non se ne fece niente”. Anche 70 anni fa, si badava più alla forma che alla sostanza…

“Questo volume è stato scritto – aggiunge il comandante Paduano – dai vigili del fuoco di Viterbo. Loro sono nello stesso tempo gli autori e i protagonisti. Se all’inizio si viene colti dalla curiosità di conoscere quello che siamo stati e quello che siamo oggi, ci si sente poi nascere dentro la soddisfazione e l’orgoglio di far parte, anche se in minima quota, della gloriosa storia dei vigili del fuoco di Viterbo”. “Una ricostruzione storica completa – chiosa il responsabile nazionale Gioacchino Giomi nella prefazione – che attraverso la descrizione delle iniziative non perde mai di vista soprattutto quella eredità morale improntata a elevati valori etici, allo spirito di generoso servizio alla comunità, di dedizione e di sacrificio che da questa storia così ricca scaturisce e in cui abbiamo la fierezza di riconoscerci”.

Lunga vita e soprattutto grazie ai pompieri, pardon ai vigili del fuoco viterbesi.