Viaggio tra gli ingressi di Viterbo/2 – Porta della Verità “mangiata” dal degrado

Viaggio tra gli ingressi di Viterbo/2 – Porta della Verità “mangiata” dal degrado

In qualche modo si tratta di biglietti da visita del capoluogo della Tuscia e forse è giunto il momento di prendersene cura, visto il ruolo importante che giocano nella costruzione dell'immagine della città. Abbiamo iniziato da Porta San Leonardo e oggi siamo a Porta della Verità.

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In che condizioni si trovano le porte storiche d’accesso a Viterbo? La Fune se lo è domandato ed è andata a verificare. A puntate vi racconteremo, uno dopo l’altro, i varchi storici di accesso al centro storico. In qualche modo si tratta di biglietti da visita del capoluogo della Tuscia e forse è giunto il momento di prendersene cura, visto il ruolo importante che giocano nella costruzione dell’immagine della città. Abbiamo iniziato da Porta San Leonardo e oggi siamo a Porta della Verità.

 

 

Anticamente chiamata Porta dell’Abbate per via della vicina abbazia, Porta della Verità diviene tale nel XIII secolo dopo un’opera di restauro che la riporta ad antichi splendori che il tempo aveva offuscato. Quello stesso tempo sembra essere però ritornato. La sua posizione quasi nascosta sotto il livello stradale, incastrata tra cartelloni pubblicitari e il passaggio pedonale che si apre nella sovrastante Piazza Crispi, relegano l’antica porta in uno spazio che non le rende onore.

Sulla facciata campeggia un grande stemma di Benedetto XII affiancato da due più piccoli del Governatore Oddi e del Vescovo Sermattei, oggi tenuti in piedi da leggerissime recinzioni di ferro che dovrebbero evitare la caduta di pezzi pericolanti di peperino. Poco più in basso, due piccoli stemmi del Comune convivono con la vegetazione infestante che continua ad abitare le fessure rimaste libere.

Il portellone scrostato di gran parte della sua vernice, è eroso dal tempo e dagli urti delle auto in transito: anche i piloni in pietra i lati della porta hanno subìto lo stesso destino. La parte interna è ancor peggio di quella esterna, forse perché immaginata poco visibile: l’intonaco non ha retto allo smog e all’usura degli anni e i graffiti camuffati con una pennellata vigorosa di vernice, non sono proprio in sintonia con l’età della porta.

Chiude il quadro, l’epigrafe in ricordo dei garibaldini viterbesi relegata sopra un grande buco murario che non fa di certo onore alle loro gesta. Diciamo che quella targa non è esattamente la prima cosa che si nota attraversando Porta della Verità.