Viaggio nelle associazioni viterbesi – Ecococcole, la forza delle mamme

Viaggio nelle associazioni viterbesi – Ecococcole, la forza delle mamme

Oggi approdiamo nel mondo dei bambini, ma anche delle mamme e dei papà che si muovono in questo spazio spesso troppo veloce che è la nostra società. Andiamo a trovare la presidente dell’Associazione Ecoccole Elena Simontacchi, ma incontriamo soprattutto una mamma che con altre mamme si rimbocca le maniche e cerca, in ogni iniziativa dell’associazione, di instaurare una rete sociale volta al benessere dei cittadini. Grandi, piccoli e piccolissimi.

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Oggi approdiamo nel mondo dei bambini, ma anche delle mamme e dei papà che si muovono in questo spazio spesso troppo veloce che è la nostra società. Andiamo a trovare la presidente dell’Associazione Ecococcole Elena Simontacchi, ma incontriamo soprattutto una mamma che con altre mamme si rimbocca le maniche e cerca, in ogni iniziativa dell’associazione, di instaurare una rete sociale volta al benessere dei cittadini. Grandi, piccoli e piccolissimi.

Come nasce Ecococcole?

“Ecococcole nasce nel 2008 e già dal 2009 siamo iscritte al Registro regionale delle Associazioni, 8 donne che si incontrano per la prima volta al Consultorio di Viterbo. Ci accomunava il fatto di aver questi fagottini preziosissimi in mano, i nostri figli. Tutte avevamo gli stessi problemi, le stesse paure, gli stessi dubbi ma anche le stesse energie e le stesse propensioni. Alcune di noi avevamo particolare attenzione alle tematiche ambientali sia per propria natura, sia perché stimolate dalla maternità. Eravamo tutte diverse: una usava pannolini lavabili, una allattava al seno, un’altra ancora dava al proprio figlio latte artificiale. Dal confronto è nata la nostra forza, perché informarsi da sole
se possiamo arricchirci e scambiarci i nostri saperi? Unirci ci è sembrata una necessità. Sostenute dalle ostetriche del Consultorio, dopo questi primi incontri è nata l’associazione. Ad oggi siamo una ventina di soci, ma la partecipazione ai nostri incontri è sempre molto sentita e quindi siamo sempre un bel numero di partecipanti oltre ai soci stessi”.

A quale fascia di età vi dedicate?

“La nostra attenzione è dedicata ai bambini tra 0 e 6 anni”.

Ecoccole di cosa si occupa nello specifico?

“Innanzitutto promuoviamo momenti di confronto, in primis tra di noi e poi anche con soggetti esterni per “guardare quello che succede fuori dalle mura”. Quello che ci piace moltissimo è creare ponti e legami con professionisti del territorio. Scambiamo la nostra esperienza per poi collaborare con le consulenti professionali che ci sono sul territorio e organizzare incontri specifici. La nostra attività si sofferma principalmente sul momento cruciale del dopo nascita, soprattutto per dare un supporto a chi magari non ha la famiglia vicino che può dare una mano. Siamo felicemente un gruppo di mutuo aiuto”.

Vi appoggiate a strutture pubbliche come il Consultorio della Asl?

“Attualmente no. Alcune socie dell’associazione sono anche mamme che operano all’interno del Consultorio come volontarie, ma i due ambiti non coincidono. Siamo però nel progetto della Asl “Partecipare in sanità” nel Tavolo Materno Infantile con l’Unicef e molte altre realtà”.

Qual è la vostra idea di “far crescere un bambino” in questa società?

“Crediamo fortemente che l’ambiente che ci circonda debba essere preparato all’arrivo di un bambino. Consideriamo sempre i bambini come essere in divenire, in realtà non è così: i bambini sono soggetti di oggi e di ora. Quello che si prepara e che si fa non è solo per il loro domani, è per adesso”.

Come vi sostentate? Ricevete qualche finanziamento pubblico?

“In realtà non abbiamo grosse spese e il sostentamento maggiore arriva dalle quote dei soci. Abbiamo delle convenzioni con dei negozi di Viterbo che abbiamo selezionato in modo molto accurato, in cui si può godere di sconti. La spesa maggiore è quella che riguarda i marsupi e le fasce della fascioteca che hanno un prezzo abbastanza alto”.

Progetti in atto?

“Uno dei nostri progetti più importanti è la fascioteca. Qui le mamme, ma anche i papà possono prendere in prestito dei supporti come i marsupi o le fasce, provarli per 15 giorni senza pagamento soltanto firmando un modulo. Si concordano degli incontri con delle consulenti per confrontarsi sui vari tipi di supporti per capire cosa è più adatto ad un bambino rispetto ad un altro. Siamo i promotori dei Baby Pit Stop Unicef: sono luoghi dove le mamme possono cambiare i pannolini ai bambini o allattare in serenità. Un pit stop si trova allo Spazio Pensilina, inaugurato lo scorso anno, dove si trova un fasciatoio, una poltrona, un seggiolone di nostra proprietà a disposizione di tutti coloro che ne hanno bisogno. Dopo 8 anni di insistenza con il Comune, è stato individuato questo spazio che ha accesso libero e gratuito. Un altro si può trovare nella hall dell’Ospedale Belcolle e uno al Consultorio. A Prato Giardino è aperta la “Little Free Library”, una biblioteca con dei libri gratuiti a disposizione: prendi un libro, ti metti sul prato, serve ad avere un momento di calma per le mamme rispetto al giocare. La difficoltà più grande di questo progetto, è far capire come funziona questo tipo di biblioteca però non ci diamo per vinte e siamo sicuri che prima o poi tutti i libri torneranno “a casa”. Ovviamente ci sono persone che lo usano e sanno perfettamente come funziona.
Fino al 14 Aprile sarà attiva una raccolta di abiti presso il negozio “OlivaLuiza Green” in Via Cavour 84/86 all’interno del progetto “Dress for Success Rome”. In concreto si tratta di un luogo di incontro dove le donne in cerca di occupazione possono recarsi e trovare l’abbigliamento adatto a affrontare un colloquio di lavoro e la prima settimana di attività”.

C’è apertura verso iniziative come queste?

“Assolutamente ìi. La fascioteca è in assoluto la cosa che ci da più da fare. Un altro servizio sempre attivo e sempre tanto utilizzato è la biblioteca”.

Avete fatto dei progetti con l’Amministrazione Comunale?

“Sì, l’iniziativa si chiamava “Ritroviamoci al centro”, è di qualche anno fa ormai. Scopo dell’iniziativa era favorire la coesione sociale attraverso la valorizzazione delle risorse umane e urbanistiche presenti nel centro storico viterbese, creando una rete di solidarietà allargata e individuando in città un luogo di incontro‚ confronto e scambio‚ anche in un’ottica di prevenzione sociale. Siamo partite con un laboratorio didattico culturale incentrato sull’importanza del riciclo e riuso dei materiali che sarebbero destinati a diventare rifiuti. La nostra esigenza più grande che chiediamo all’amministrazione ormai da tempo è uno spazio per poter aprire una sede che diventi
un punto di riferimento per chi ha bisogno e voglia di avvicinarsi all’associazione. Le nostre richieste non sono ancora state accolte. A Viterbo, in Via Marconi, ci sono tutti i locali della Regione, che potrebbero diventare un polo importante per le associazioni. Non è mai partito il progetto di appoggio alle associazioni presentato in Provincia, dovevano esserci molti servizi che però ancora sono un sogno lontano. Il senso dell’associazione risiede anche nel concetto dell’accesso pubblico e libero, un punto di riferimento che prima o poi potrebbe servire a tutti. Il
nostro sogno è un piccolo spazio nel Palazzo di Donna Olimpia che versa in condizioni disastrose”.

Che idea di sociale c’è nel nostro territorio secondo voi?

“Manca un’idea del sociale. Manca come idea di prevenzione. In questi dieci anni di attività, ci siamo accorti che il numero di famiglie, di mamme in difficoltà si è allargato. Il nostro scopo è quello di creare una rete sociale che sostiene la famiglia e la donna che molto spesso ha a carico la famiglia proprio in un’ottica di prevenzione perché sennò si resta sempre sulla politica dell’emergenza. E’ molto forte ancora la politica del “si è sempre fatto così””.

Secondo voi è cambiata la famiglia come istituzione rispetto a dieci anni fa?

“Si è aperta una forbice: da una parte ci sono famiglie molto più sensibilizzate su certi argomenti con padri molto attenti a certi temi e dall’altra però sono aumentati i nuclei mamma-bambino. La nostra esperienza ricalca questa divisione forte, questa è la nostra percezione”.