Viaggio nelle associazioni della Tuscia – ‘Le Città Invisibili’, fare cultura a Caprarola

Viaggio nelle associazioni della Tuscia – ‘Le Città Invisibili’, fare cultura a Caprarola

“Squattrinati ma creativi” così si sono definiti i soci dell’Associazione Culturale “Le Città invisibili”: tanti progetti, tanti amici che intervengono per sostenere le attività, tante iniziative che mettono al centro la tradizione e la cultura con la C maiuscola. Ci spostiamo sulla Strada Cimina tra i nocchieti tanto cari ai cittadini caprolatti e conosciamo i ragazzi delle Città Invisibili.

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“Squattrinati ma creativi” così si sono definiti i soci dell’Associazione Culturale “Le Città invisibili”: tanti progetti, tanti amici che intervengono per sostenere le attività, tante iniziative che mettono al centro la tradizione e la cultura con la C maiuscola. Ci spostiamo sulla Strada Cimina tra i nocchieti tanto cari ai cittadini caprolatti e conosciamo i ragazzi delle Città Invisibili.

Come è nata la vostra associazione? A chi è rivolta?

“La nostra associazione nasce a maggio di un anno fa. Volevamo creare un nuovo gruppo di giovani che potesse realizzare a Caprarola iniziative originali. Nonostante la nostra cittadina sia già piena di associazioni che realizzano cose durante tutto l’anno, la novità che proponiamo è quella di portare sul territorio eventi che di solito puoi trovare soltanto in città. Questa è l’idea di fondo: sprovincializzare la provincia e ridurre la disparità culturale tra centro e periferia. Il nostro direttivo è composto per metà da donne e l’età media del gruppo è di 25 anni, pertanto ci rivolgiamo soprattutto ai giovani, anche se i nostri maggiori sostenitori spesso si rivelano gli adulti… Ma il confronto generazionale è importante, aiuta a combattere la retorica che la situazione attuale sia colpa dei nostri genitori o addirittura nostra e non del sistema. Ci teniamo a ricordare che da circa 6 mesi siamo diventati un circolo ARCI: per noi entrare a far parte di questa rete associativa è stato un momento di crescita che sottolineiamo sempre con molto piacere”.

Di cosa vi occupate?

“Realizziamo principalmente eventi culturali, utilizzando gli spazi pubblici e riempiendoli di contenuti. Nel fare questo, guardiamo sempre a quelle che sono le caratteristiche socio-culturali del territorio e ci interroghiamo sulla tipologia di eventi che esso può accogliere. Nello specifico, organizziamo iniziative più popolari (come corsi per fare il sapone in casa, la raccolta di parole per un dizionario dialettale, tombolate natalizie), accanto a eventi di carattere più politico, ammesso che il “popolare” e il “politico” possano essere in qualche modo distinti. Insomma, proviamo a coinvolgere le persone cercando di farle riflettere su determinati temi. Ci teniamo però a specificare che non puntiamo a creare consenso, bensì socialità, condivisione e perché no, divertimento: gli antidoti migliori alla barbarie che ci circonda”.

Cosa significa, dal vostro punto di vista, fare parte di un’associazione culturale oggi?

“Sicuramente significa entrare a far parte di un progetto, condividerne gli obiettivi e i metodi, aprirsi al confronto, dedicare parte del proprio tempo a uno scopo superiore, non essere soli. Aggiungiamo, però, una componente fondamentale, che è quella – come dicevamo – del divertimento. Noi siamo un gruppo ben amalgamato e, oltre alle consuete riunioni organizzative, facciamo cose che ci stimolano e ci divertono. Questo aspetto è centrale in un momento storico di “passioni tristi”. Entrare nel mondo dell’associazionismo significa anche non coltivare soltanto il proprio orticello: a Caprarola, e non solo, abbiamo collaborazioni attive e un rapporto proficuo con altri gruppi come la Compagnia Teatro Popolare, Legambiente e tante altre associazioni. Siamo aperti a tutti, tranne a chi propaganda idee razziste e reazionarie”.

Quanta voglia c’è, soprattutto da parte dei giovani, di entrare a far parte di un gruppo, creare dei progetti e lavorare in gruppo?

“Come dicevamo, le “passioni tristi” dominano questo momento storico. Però dire che i giovani sono pigri e non vogliono partecipare è fuorviante. Negli ultimi dieci anni è cambiato tutto: non è più possibile pensare a forme di partecipazione giovanile obsolete, sono saltati tutti i punti di riferimento, dalla parrocchia ai leggendari club dove noi stessi ci ritrovavamo da adolescenti. Ve li ricordate? Oggi i social media sono centrali per arrivare ai giovani. Il problema non è lo strumento, ma il linguaggio. Spingere i giovani a un nuovo protagonismo è la sfida più difficile con la quale la nostra associazione si cimenta ogni giorno. Noi usiamo molto i social, le chat, Telegram per comunicare tra noi e all’esterno, ma abbiamo anche aperto una sede in pieno centro storico. Crediamo ancora nell’importanza di luoghi di ritrovo, di confronto e di socialità autentica”.

C’è stato qualcuno che “vi ha messo i bastoni tra le ruote”?

“Diciamo di no. Forse qualche “incomprensione” iniziale da parte di alcuni ambienti. Ma abbiamo ricevuto sempre molto sostegno dalle persone per noi più importanti: i nostri amici, le persone che ci hanno messo a disposizione gratuitamente uno spazio in pieno centro storico, che ci hanno aiutato a rimetterlo a posto e ad aprirlo a tutti. Naturalmente moltissimi cittadini e cittadine di ogni provenienza sociale, culturale e politica, che ad ogni iniziativa hanno portato ciambelloni, torte, dolcetti e regali e hanno fatto la tessera associativa. Lo scorso 15 dicembre, per dirne una, molte persone hanno offerto decine di premi per una tombolata di autofinanziamento. Una risposta che ci ha lasciato a bocca aperta, segno che molte persone ci vogliono bene, non solo a Caprarola: in tanti, infatti, ci sostengono anche dai paesi limitrofi. Senza dimenticare le attività commerciali e le associazioni amiche che non ci fanno mancare mai il proprio sostegno”.

Come vi sostentate?

“Essendo il nostro un circolo Arci, il tesseramento per noi è importante. Non solo da un punto di vista di sostenibilità economica, ma anche di relazioni che si creano con i nostri soci. Sotto l’aspetto strettamente economico, realizziamo iniziative di autofinanziamento come cene e concerti, anche se alla fine – scrupolosi come siamo sulla qualità dei nostri eventi – finiamo sempre in pareggio. Per ora siamo riusciti con molta fantasia a coprire i costi di gestione della sede e da poco abbiamo ottenuto una buona sponsorizzazione per la realizzazione di un progetto sul quarantennale dell’occupazione delle Ex Scuderie Farnese di Caprarola, avvenuta tra il 1976 e il 1980. Non abbiamo ancora chiesto un contributo al Comune, che intendiamo coinvolgere su progetti specifici. Insomma, squattrinati ma creativi, come si suol dire”.

Quali sono i progetti che avete amato di più?

“Sicuramente essere diventati un circolo Arci è stato per noi un grande risultato e l’inizio di un nuovo percorso. Ricordiamo con piacere il corso di saponi, molto partecipato. Poi la raccolta di vocaboli per il dizionario dialettale che ha coinvolto centinaia di persone. Il concerto inaugurale coi Bend the Barb, un gruppo folk emergente. Le presentazioni di libri che hanno sempre riscosso un grande interesse. Ogni volta, a tre giorni dall’evento, siamo
tutti lì coi capelli dritti, preoccupati, temiamo che non venga nessuno. Poi il giorno dell’iniziativa facciamo sempre il pienone. Sono piccole soddisfazioni che ci danno fiducia per il futuro”.

Progetti futuri?

“Innanzitutto abbiamo un evento a breve, il prossimo 27 aprile. Anzi, sono tre eventi in uno per essere precisi e sono inseriti nel Festival Resist, promosso da Arci Viterbo. Nel pomeriggio presenteremo il Calendario Civile con Alessandro Portelli, Paola Stelliferi e Marta Bonafoni. Poi ci sarà una cena a buffet e infine il concerto della BandaJorona, un gruppo folk romano al quale siamo molto affezionati; tutto al Teatro delle Ex Scuderie Farnese. A maggio compiamo un anno. Puntiamo quindi a un salto di qualità: vorremmo passare dal singolo evento all’ideazione di un Festival vero e proprio, innovativo, partecipato, che possa coinvolgere le scuole e che sia una novità per Caprarola e per il territorio. I presupposti ci sono. Se possiamo, vorremmo concludere con un appello a chiunque voglia sostenerci o entrare a far parte di questa associazione, chiedendo di contattarci sulla nostra pagina Facebook “Le città invisibili – Associazione Culturale” o tramite il nostro sito www.lecittainvisibilisite.wordpress.com”.