Viaggio nelle associazioni del territorio: Aeopc Favl, dedicarsi agli altri per il bene della comunità.

Viaggio nelle associazioni del territorio: Aeopc Favl, dedicarsi agli altri per il bene della comunità.

Il nostro viaggio tra le associazioni viterbesi si ferma ai cancelli del rifugio dell’Associazione Aeopc Faul in un momento di vera emergenza. Lo spettro dello sfratto, gli aiuti che non arrivano mai da parte delle istituzioni, la paura ogni sera di chiudere quei cancelli e di non poterli riaprire la mattina dopo per accudire gli animali che vivono da anni lì dentro. Con discrezione ci avviciniamo e veniamo accolti da persone disponibili al confronto, al dialogo, all’aiuto nonostante il senso di abbandono che li attraversa.

ADimensione Font+- Stampa

Il nostro viaggio tra le associazioni viterbesi si ferma ai cancelli del rifugio dell’Associazione Aeopc Faul in un momento di vera emergenza. Lo spettro dello sfratto, gli aiuti che non arrivano mai da parte delle istituzioni, la paura ogni sera di chiudere quei cancelli e di non poterli riaprire la mattina dopo per accudire gli animali che vivono da anni lì dentro. Con discrezione ci avviciniamo e veniamo accolti da persone disponibili al confronto, al dialogo, all’aiuto nonostante il senso di abbandono che li attraversa.

 Aeopc Faul, iniziamo con le presentazione. Che tipo di organizzazione siete e di quale attività vi occupate?

“La nostra è un’associazione, con 28 volontari iscritti, nata nel 2011 come Associazione di Protezione Civile ma abbiamo sempre collaborato con molte realtà del III settore, dove c’è bisogno la Favl dà una mano. Nell’ambito della Protezione Civile abbiamo partecipato ad emergenze anche importanti, quali alluvioni a Canepina, Santa Marinella, Benevento; terremoto di Amatrice, presso il Campo di Accoglienza della frazione di Saletta, dove ci siamo fermati per 4 mesi dalla mattina del 24 agosto 2016 e, da ultimo, la nevicata tra febbraio e marzo, dove per 4 giorni ci siamo armati di pale e picconi per spaccare il ghiaccio formatosi per creare percorsi pedonali nel centro storico di Viterbo. Il nucleo Protezione animali è stato istituito 3 anni fa, incontrando altri volontari, abbiamo capito che c’era tanto bisogno di aiutare i tanti, troppi cani abbandonati. E’ stato creato questo piccolo rifugio, grazie alle donazioni raccolte e che non finiremo mai di ringraziare tutte le persone le quali, in una sera d’estate, partecipando ad una cena hanno reso possibile la realizzazione di questo piccolo rifugio. Oltre al nucleo protezione animali, abbiamo 10 guardie zoofile che effettuano servizi in città per controllo microchip e raccolta deiezioni e, inoltre, effettuano sopralluoghi per il controllo benessere animali a seguito di segnalazioni di presunti maltrattamenti.

Abbiamo dei volontari che si occupano di sociale, soprattutto attività rivolte agli anziani. Il mese scorso abbiamo dato il via ad un progetto all’interno del Centro Geriatrico Giovanni XXIII.

“Finché c’è un orto, c’è speranza” è un progetto che vede coinvolti alcuni ospiti del Centro Geriatrico Giovanni XXIII di Viterbo. Sono state realizzate dai volontari delle vasche, riciclando pallet, e creato un piccolo orto e giardino rialzato dove gli anziani partecipano attivamente alla tenuta e cura delle piantine scelte da loro: gerani, varie spezie, pomodori, cipolle, insalata ecc.”

Cosa significa far parte di un’associazione di questo tipo?

“Significa dedicare il nostro tempo libero ad attività che richiedono un impegno serio e costante. Per le attività di Protezione civile siamo reperibili H24 e, compatibilmente con gli impegni familiari e di lavoro, siamo sempre pronti ad intervenire facendo turnazioni.

Nel nostro rifugio attualmente ci sono 8 cani che quotidianamente, mattina e pomeriggio, accudiamo e curiamo a nostre spese e con l’aiuto di persone che gentilmente ci donano crocchette. Sono attività impegnative ma che ti riempiono il cuore, ricevere un sorriso dalle persone che si trovano in difficoltà o vedere una coda scodinzolante che ti viene incontro a farti le feste è tutto ciò di cui abbiamo bisogno per andare avanti ed impegnarci sempre di più.”

Qual è la vostra situazione attuale?

“La nostra situazione è stata sempre difficile. Abbiamo avuto la fortuna di avere per 6 anni questo piccolo terreno, senza luce ed acqua ma che, comunque, ci è stato utile per appoggiare i nostri mezzi ed attrezzature e per creare questo piccolo sogno chiamato “ranch” dove i nostri piccoli amici possono correre liberi e vivere in tranquillità, in attesa di una famiglia che li accolga nella loro casa.”

Parliamo dell’emergenza attuale: siete ad un passo dallo sfratto. Spiegateci voi cosa è successo.

“Il nostro contratto di comodato d’uso è scaduto e, purtroppo, non verrà rinnovato perché il terreno, insieme ad altre proprietà dell’ente, è stato messo in vendita. Sono anni che bussiamo alla porta del Comune ma non abbiamo mai ricevuto risposta. Sappiamo che il Comune è proprietario di terreni, tra l’altro abbandonati, e di altri locali che potrebbero darci in comodato d’uso ma non c’è stato mai alcun interesse a trovare una soluzione per noi.

Avevamo pensato, anche, di prendere in affitto un terreno ma le nostre risorse economiche non ci avrebbero permesso di coprire la spesa e, quindi, avremmo dovuto pagare di tasca nostra ma sarebbe stata una bella spesa da caricare sui volontari che comunque hanno una famiglia a cui pensare o che addirittura si trovano senza lavoro e quindi abbiamo abbandonato l’idea.”

 

Le istituzioni che mano vi hanno dato finora?

“Vorremmo scrivere: c’è una domanda di riserva? Cercheremo comunque di rispondere. Come già detto, a parte l’Amministrazione Provinciale che ci ha donato per 6 anni il nostro “ranch”, per il resto non abbiamo ricevuto nulla. In Protezione Civile, ogni anno, firmiamo Protocolli d’Intesa con il Comune per la campagna invernale e campagna AIB (Antincendio boschivo) ma i contributi che riceviamo ci bastano giusto per pagare le assicurazioni, i bolli e il carburante per i mezzi di proprietà dell’Associazione, il resto lo mettiamo di tasca nostra. L’assicurazione obbligatoria per i volontari, la paghiamo con la quota sociale annuale, i dispositivi di protezione individuale (DPI), li acquistiamo con i nostri soldi e, grazie a questo, abbiamo potuto risparmiare sui pochi contributi ricevuti per acquistare attrezzature necessarie per intervenire nelle emergenze alluvionali.

I servizi delle Guardie Zoofile le facciamo di nostra spontanea volontà e solo in città. Abbiamo proposto un progetto al Comune, inviato più volte via PEC, per firmare un Protocollo d’Intesa per avere un piccolo contributo per rimborso spese per effettaure servizi di controllo anche nelle frazioni di Viterbo ma, ovviamente, non abbiamo ricevuto alcuna risposta e, quindi, abbiamo dovuto rinunciare ai controlli negli ex Comuni e frazioni perché avremmo avuto troppe spese.

I cani vengono mantenuti da noi, a parte le donazioni di cibo che riceviamo, al resto pensiamo noi. Per esempio, ora dobbiamo nuovamente sverminare e vaccinare tutti gli otto cani e acquistare antiparassitari e lo faremo coi pochi fondi che abbiamo e se non dovessero bastare, il resto lo metteremo noi volontari.

Abbiamo tanti progetti ma siamo bloccati! Senza una vera sede, adatta alle nostre esigenze, non possiamo fare nulla. Un piccolo esempio, non possiamo presentare istanza per il servizio civile al Dipartimento di Protezione Civile perché non avendo una sede con determinati requisiti, verrebbe respinta. Non possiamo organizzare incontri informativi con i cittadini su come comportarsi su rischio terremoto, alluvione, neve, ecc.. Non possiamo organizzare nuovi corsi per guardie zoofile che ci richiedono ma che non possiamo fare non avendo uno spazio adeguato e tante altre ne potremmo scrivere.”

Quanto è importante l’aiuto dei cittadini viterbesi?

“L’unica cosa che possiamo chiedere ai viterbesi, è quella di non abbandonarci e darci un sostegno morale. Se poi tra i tanti viterbesi c’è qualcuno che magari ha un terreno di proprietà che è “abbandonato” e ce lo volesse dare in comodato d’uso, almeno fino a quando l’amministrazione comunale non si deciderà a darci una sede… beh, non finiremo mai di ringraziarlo.”