Viaggio al Polo Nord, due viterbesi sulle orme di Babbo Natale

Viaggio al Polo Nord, due viterbesi sulle orme di Babbo Natale

Chissà come è fatta la terra di Babbo Natale? E la sua casa vera? Vi raccontiamo le renne, gli elfi e il Polo Nord attraverso gli occhi e i pensieri di Cristina Pomi e Daniele Zinghinì.

ADimensione Font+- Stampa

Chissà come è fatta la terra di Babbo Natale? E la sua casa vera? Vi raccontiamo le renne, gli elfi e il Polo Nord attraverso gli occhi e i pensieri di Cristina Pomi e Daniele Zinghinì.

Due viterbesi che questa estate hanno messo piede in uno dei luoghi più magici del mondo, arrivandoci in sella alla loro Moto Guzzi. È stata proprio la casa di Santa Claus una delle tappe più straordinarie del loro viaggio di nozze.

 

di Cristina Pomi e Daniele Zinghinì

L’esistenza di Babbo Natale non è più da tempo un punto interrogativo della nostra esistenza. Superati ormai i trent’anni e con due lauree scientifiche in testa l’attenzione è focalizzata sugli aspetti pratici della vita, ma dopo aver coronato il più grande sogno per due anime che si amano da anni, abbiamo sentito che era arrivata l’occasione perfetta per metterci in cammino inseguendo la costellazione dei nostri piccoli desideri.

Una Moto Guzzi V7 classic, ribattezzata la “Poderosa” – che già aveva varcato i confini nazionali portandoci su e giù per i Balcani occidentali fin sulla punta più meridionale dell’Europa continentale -, ancor prima dell’alba di martedì 25 luglio 2017 correva già contro il tempo verso l’estremo Nord.

Dopo una settimana con il navigatore impostato a tirar dritto avevamo attraversato Austria, Germania, Danimarca, Svezia e divoravamo chilometri d’asfalto per entrare nel profondo Circolo Polare Artico in piena estate artica. Un’ascesa lunga che ci ha fatto percorrere strade di un’estensione sconfinata e dai paesaggi ipnotici. Gli innumerevoli fotogrammi che si sono impressi nella nostra mente sono un continuo susseguirsi di boschi fatti di betulle e conifere dai tronchi esili e allungati, ravvicinati, che schermano i raggi di sole creando atmosfere suggestive.

Labirintici, così fitti da perdercisi anche solo con lo sguardo, con macchie di fiori fucsia, l’unico piccolo vezzo della natura. Il passaggio in Finlandia, segnalato in maniera artificiale dall’improvviso e inaspettato allungarsi di un’ora dell’arrivo previsto a Rovaniemi, per effetto del fuso orario, e la scomparsa del guardrail al centro e ai margini delle carreggiate ci ha condotto nel bel mezzo della tundra subartica. Ma poiché non esistono linee di confine in natura ci siamo accorti della mutevolezza del paesaggio solo poco a poco. Sempre meno boschi e più praterie ampie, con arbusti nani, cespugli e pozze di acqua. Cos’era un acquitrino lo abbiamo scoperto lì, sotto i nostri occhi e soprattutto sotto le nostre scarpe impantanate nel tentativo ravvicinato di fotografare sconosciuti quanto meravigliosi fiori lanosi.

Tolto il casco e spenta la moto eravamo noi e l’immensità della natura, maestosa, per dirla tutta, veramente di una bellezza assurda e disarmante. Viva e vibrante, tenace, regina indiscussa di queste latitudini. Ritrovarci lì è stato come rinascere dalla fatica per scorgere un mondo magico del quale avevamo il privilegio di testimoniarne la preziosa unicità. Un silenzio impensabile, pioggia a tratti sottile ma comunque battente, incessante.

Un pomeriggio di luglio in piena estate freddo, umido, con poco più di 10 gradi e nell’assurda compagnia delle zanzare. Il colore che dominava il paesaggio era pari al mercurio liquido, essere lì sembrava essere dentro un paesaggio lunare, surreale. L’unico vero riferimento che possedevamo tra le nostre conoscenze, per dire a noi stessi che eravamo veramente arrivati in Lapponia, erano le renne avvistate libere ai margini delle strade e avvicinate ripetutamente per la loro accesa e docile curiosità.

Ad accogliere il nostro arrivo a Rovaniemi in tarda serata c’era un sole intramontabile, scorgerlo lì nel nostro orizzonte per ore e ore sempre col suo giallo-arancio intenso è stata una di quelle esperienze, più uniche che rare, che solo dopo averla vissuta ne conosci pienamente il significato e ti rendi conto di cosa rischiavi di perderti se non ti fossi mai spinto fin lassù.

Vivere un giorno pieno di luce è come fermare il tempo, puoi fare molte più cose. Che per noi ha significato guidare e
godersi il paesaggio per molte e molte ore al giorno, fino a sentire la stanchezza scuoterci il corpo e la mente così sveglia da non riuscire a dormire. Per rendere omaggio alla nostra infanzia non potevamo che scegliere di trascorrere la notte all’Hotel Santa Claus, allestito in atmosfera natalizia con decorazioni ovunque come se, facendo un passo dentro l’albergo, fossimo arrivati già a dicembre senza però avere fuori il buio e la neve tipici del Natale.

La mancanza di congruenza tra gli elementi interni, quelli esterni e il repertorio delle nostre credenze creava un effetto strano nelle nostri menti, come se inglobare tutte le conoscenze vecchie e nuove fosse laborioso e richiedesse uno sforzo volontario. Dell’ingresso in camera ci hanno colpito tre cose: i peluche e le caramelle sul cuscino – quanto basta per tornare bambini – e l’enorme vetrata utile per gli avvistamenti dell’aurora boreale. Immaginare di ritornare qui in pieno inverno si è tramutato all’istante in un nuovo scambio di promesse, quelle di ritornare per vivere la
magia della Lapponia invernale. Il fascino di queste terre è all’altezza di un cuore capace di sognare.

Il risveglio nel paese di Santa Claus e nell’albergo a lui ispirato non è stato lento e senza vincoli come quello tipico della notte di Natale. Dalla vetrata della nostra camera la luce del mattino è entrata fin troppo presto.

Per varcare il parallelo 66 ̊ 32’ 35’’, che segna ufficialmente l’ingresso nel Circolo Polare Artico occorre arrivare nei pressi del Villaggio di Babbo Natale, a 8 chilometri da Rovaniemi. Un luogo immerso nella natura, di estensione contenuta, con costruzioni interamente in legno massiccio e in cantiere dei lavori di ampliamento delle strutture ricettive. Stanno realizzando degli igloo di vetro per i turisti, così che possano trascorrere le notti polari sotto il cielo illuminato dalle scenografiche aurore boreali. Sale un po’ di invidia per chi arriverà qui in inverno, che assaporerà la magia del luogo in prossimità del Natale e potrà scivolare in sella ad una slitta trainata da renne tra i boschi completamente innevati.

Un giro tra i negozi di souvenir di ogni genere che si susseguono e poi l’ingresso al Joulupukki Santa Claus. Avvertiamo un po’ di timore addentrandoci in un’atmosfera suggestiva creata da luci soffuse e dalle gradazioni di rosso che rintracciamo ovunque intorno a noi.

La sensazione generale è caotica e indefinita, ingranaggi enormi di un orologio sono sospesi e incastrati perfettamente nell’architettura e nell’arredo del palazzo. Alle pareti, in piccole nicchie, sono ritratti gli
elfi aiutanti di Babbo Natale e ovunque sono appesi quadri che ritraggono Santa Claus alle prese con semplici attività quotidiane.

Proseguendo scorgiamo un enorme camino in pietra, con i regali ben disposti e un’infinita collezione di letterine scritte di pugno dai bambini di tutto il mondo. Tutti i sogni e le speranze dell’infanzia sono custoditi qui, in questo luogo sperduto e capace di contenerle tutte. Una lussuosa scalinata conduce al piano superiore, dove slitte di varie epoche sono in esposizione e un lungo corridoio porta alla stanza dove Babbo Natale accoglie i suoi ospiti per scattare una foto ricordo del magico incontro.

Qui persone di varia nazionalità aspettano pazientemente in fila il proprio turno mentre guardano dai monitor sospesi chi sta già incontrando Santa Claus. Anche noi ci accodiamo e nell’attesa catturiamo i discorsi dei bambini presenti, alle prese con il grande dilemma se Babbo Natale esiste o no. C’è chi ad 8 anni è fermamente convinto che non esiste davvero e si vuole rifiutare di fare una foto con un uomo mascherato e chi, con i capelli bianchi in testa e le rughe in volto, aspetta pazientemente di varcare la soglia per abbracciarlo. Per i più curiosi possiamo assicurare che Babbo Natale esiste davvero e che è circondato da numerosi aiutanti; nel suo ufficio postale c’è un continuo gran da fare ma ci si mettono d’impegno.

Se stavate pensando di scrivergli una lettera ricordatevi che non è mai troppo tardi, c’è sempre una strada per poter esaudire i nostri desideri e ogni momento è quello giusto per mettersi in cammino.

E così noi siamo pronti a ripartire in sella alla nostra Poderosa, fuori c’è l’estesa Lapponia da scoprire e ci attendono nuove mete, nuovi sogni da raggiungere. L’intramontabile estate artica ci condurrà fino a Capo Nord, per affacciarci a strapiombo sul Mare Glaciale Artico sotto il sole di mezzanotte, e poi ci accompagnerà ad avvistare balene ad Andenes, nell’arcipelago di Vesterålen e subito dopo a scoprire le giurassiche isole Lofoten. Ci sarà quando  dormiremo ad Ongajok Mountain Lodge, nella tradizionale casa dal tetto d’erba, in compagnia delle renne e anche
quando resteremo incantati ai piedi della Cattedrale Artica a Tromsø.

Scenderemo lungo i fiordi della Norvegia e il buio tornerà a sottrarre ore alla luce ma questa estate artica è destinata a restare, nei nostri ricordi, veramente intramontabile.