Vento forte, perso il 30% del raccolto di nocciole nella Tuscia

Vento forte, perso il 30% del raccolto di nocciole nella Tuscia

Stagione difficile per le nocciole. Dopo le gelate primaverili, mentre ancora le piante soffrono per la siccità e per le temperature bollenti, arriva il vento. Quello forte, di tramontana.

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Stagione difficile per le nocciole. Dopo le gelate primaverili, mentre ancora le piante soffrono per la siccità e per le temperature bollenti, arriva il vento. Quello forte, di tramontana.

Le correnti spirate da nord negli ultimi due giorni hanno strappato via dai rami fino al 30% dei frutti. A terra, una distesa di nocciole prossime alla maturazione, ma inutilizzabili. Il nocchione la varietà più colpita.

Non potranno essere raccolte, né lavorate, né commercializzate. Un altro duro colpo al settore già provato dagli effetti devastanti dei precedenti, ravvicinati eventi calamitosi. Il vento ha soffiato sulle piantagioni di Caprarola e di Ronciglione, Capranica, Sutri, Fabrica di Roma. Il conto dei danni è salito.

Produzione drasticamente ridotta causa avversità naturali, rese dimezzate, costi della bolletta energetica lievitati per irrigare i noccioleti con impianti a gasolio o a corrente elettrica e la prospettiva di tracollo dei redditi che potrà essere conteggiato in tutta la sua gravità soltanto a fine stagione.

“Quelle nocciole a terra sono perse. Avremmo dovuto raccoglierle dopo ferragosto. I frutti caduti non sono ancora pronti per essere sottoposti ad essiccazione.

Lasciamo per strada – dice Federico Santinelli, presidente della sezione Coldiretti di Caprarola – centinaia di migliaia di euro di mancato reddito, risorse che sarebbero servite anche per recuperare i maggiori costi di produzione generati dalle necessità irrigue”.

“Ne avremmo fatto volentieri a meno. Si tira avanti, non siamo gente che si piange addosso, ma la raccolta che ci apprestiamo a vivere – commenta il direttore della Coldiretti di Viterbo, Alberto Frau – sarà più deludente del previsto”.

“La Coldiretti – aggiunge il presidente provinciale Mauro Pacifici – ha chiesto il riconoscimento della calamità per ottenere congrui indennizzi, in deroga alle leggi che non li ammettono per le coltivazioni assicurabili con polizze private. Siamo fiduciosi che la Regione Lazio e il Governo comprenderanno la drammaticità del momento.

Sostenere l’agricoltura soprattutto nei piccoli comuni collinari e montani significa garantire non solo ricchezza e lavoro, ma assicurare la difesa dell’ambiente, la cura del territorio e evitare lo spopolamento dei borghi”.