Vannini: “La fuga dei cervelli non esiste, o meglio…”

Vannini: “La fuga dei cervelli non esiste, o meglio…”

"La fuga dei cervelli non esiste, o meglio non esiste nel comune intendere dei nostri politici e dei media. In un mondo globalizzato la mobilità dei nostri giovani è un fenomeno del tutto naturale, per fortuna"

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di Andrea Vannini

In novembre ero in Commissione d’esami di Stato per l’abilitazione alla professione di dottore agronomo e forestale. Una bella esperienza, anche sorprendente. Tra le prove, una intervista per capire le attitudini e le esperienze dei candidati. Mi è rimasto in mente un ragazzo che stava lavorando ad un brevetto per una pasta ad alto contenuto proteico con 10% di farine da insetti. Ci diceva che il prodotto era assolutamente indistinguibile da uno tradizionale sia per gusto che tenuta alla cottura. Alla mia domanda se stesse pensando di aprire una società ‘startup’ in Italia, lui ha sorriso e mi ha detto “no, vado a Londra, è tutto più semplice, veloce, una società si può aprire in pochi giorni in maniera estremamente semplice”.

E allora parliamo di uno dei tormentoni della politica: la fuga dei cervelli! La fuga dei cervelli non esiste, o meglio non esiste nel comune intendere dei nostri politici e dei media. In un mondo globalizzato la mobilità dei nostri giovani è un fenomeno del tutto naturale, per fortuna. Le nuove generazioni iniziano a viaggiare fuori del proprio paese molto giovani. La generazione Erasmus (benedetta sia l’Europa per questa incredibile iniziativa) viaggia si mischia, impara, insegna, scambia in una spinta europea e globale dove le differenze regionali e i dati del passaporto non sono differenze ma opportunità di scambio culturale.

È del tutto naturale ovunque nel mondo che i giovani si spostino per trovare occupazione nei distretti economici, culturali e produttivi più confacenti alla loro formazione, predisposizione e passione. Non esistono limiti geografici, culturali e di formazione, i giovani di tutta Europa e del mondo si muovono e non per questo vengono considerati ‘emigranti’, ‘cervelli in fuga”. Allora il problema non è tanto che i giovani Italiani, come quelli di tutta Europa, si spostino fuori il territorio nazionale. È stupido pensare che i giovani vadano all’estero per poi tornare, semplicemente perché il concetto di ‘estero’ per loro è completamente diverso dal nostro. Si muovono all’interno di un sistema globalizzato dove i confini nazionali non esistono e quindi non esiste ‘il ritorno’, perché non esiste ‘l’andare via’, ma solo lo spostarsi.

I nostri politici, ovviamente ‘vetero’, ragionano ancora secondo i vecchi canoni dell’emigrante con la valigia di cartone chiusa con lo spago che va all’estero per sostenere la famiglia ‘al paesello’ e ‘fare fortuna’. Mi ricordo un incontro pubblico dove un importante esponente politico della Regione Lazio declamava il fatto che con il progetto regionale ‘Torno subito’ i nostri giovani andavano ‘oltre oceano’ a imparare un mestiere (????). Sembrava un discorso di 60 anni fa.

L’Europa è divisa in distretti economici e culturali; per esempio chi ha una formazione in scienze politiche, relazioni internazionali etc, cerca opportunità nel cuore amministrativo e politico dell’Europa, nelle sedi degli organi dell’Unione Europea, Bruxelles, Francoforte, Lussemburgo, etc. Avete idea di quanti giovani Italiani lavorano presso la Commissione o il Parlamento o le numerose agenzie dell’Unione? Sono forse emigranti? No sono giovani che si spostano dove esistono opportunità consone alla loro formazione. Chi è formato nei servizi, finanza etc. va nel Regno Unito. Il distretto produttivo industriale è certamente la Germania dove numerosissimi giovani italiani lavorano con successo insieme a tanti colleghi europei. L’Europa e il mondo sono pieni di giovani ‘chef’ italiani che lavorano con grande soddisfazione mantenendo alta la nostra cultura gastronomica e l’eccellenza dei nostri prodotti agroalimentari, sono forse emigranti?

E allora dove sta il problema? Il problema è che a fronte dei nostri giovani che si spostano nei diversi distretti produttivi ed economici Europei e extra europei, non ci sono giovani che da altri paesi scelgano la nostra Bell’Italia per studiare o per iniziare una attività, seppure negli ambiti dove siamo ‘unici’ come il patrimonio storico-culturale, il turismo, la gastronomia, le produzioni agricole di qualità, il sistema di eccellenza delle piccole medie imprese.

Semplicemente il nostro paese non è attrattivo, a causa dell’eccessiva burocratizzazione, complessità amministrativa, mancanza di politiche per la imprenditoria giovanile. Aprire una impresa in Italia ‘è una vera ‘impresa’; condurla e mantenerla un calvario; trovare credito e credibilità quasi impossibile. Pensate al ‘primo insediamento’ in ambito agricolo dove, in Regione Lazio, si ‘celebra’ l’incentivo a fondo perduto di 70.000 euro. È come una ‘chimera’ per accedervi devi avere la terra o affittarla dimostrando che il tuo reddito viene almeno al 50% dalle attività agricole… ma è un ‘loop’ senza fine! Come fa un giovane ad accedere alla terra e al credito per soddisfare i criteri di eleggibilità? Se sta cercando di iniziare, come gli si può chiedere di averlo già fatto? Solo chi ha terra e credito può accedervi… ma allora a che serve?

Nella nostra Europa, per uno spagnolo piuttosto che francese o tedesco, farsi riconoscere il proprio titolo di studio in Italia, tra equipollenze, equivalenze e postilla dell’Aia, è un vero calvario sia dal punto di vista amministrativo (traduzioni giurate, diversi uffici che devono rilasciare documenti) ed economico (almeno 400 euro); non se ne vede uscita prima di 2 mesi!!!! Quindi è molto difficile per un giovane europeo poter accedere alle selezioni per impieghi nella pubblica amministrazione Italiana (incluse scuole, università, musei etc.). Se anche venissero nominati, poi rischiano di essere cacciati, come sta succedendo per i direttori ‘stranieri’ di musei italiani, a seguito di ricorsi, sentenze del Consiglio di Stato, etc.

E allora quando la Regione Lazio legittimamente celebra il ‘Torno subito’, iniziativa senz’altro importante, ma decisamente imperfetta nella sua coniugazione, dovrebbe aver paura che non si trasformi in un ‘Non torno più’ e cioè che, dopo essere tornati nel Lazio per chiudere il ciclo, i giovani trovando difficile, faticoso e frustrante aprire una attività, se ne ripartano per la destinazione iniziale o per altri lidi, tra l’altro felici e contenti e senza valigia con lo spago, mentre quei pochi europei non italiani che si affacciano nel nostro paese, si mangiano una pizza e se ne ritornano da dove sono venuti.