Una città che non vede resurrezioni perché è piena di farisei, la nostra “buona Pasqua”

Una città che non vede resurrezioni perché è piena di farisei, la nostra “buona Pasqua”

Nel presente editoriale sono contenute informazioni importanti che abbiamo deciso di condividere. Leggete il contenuto e fatelo lavorare dentro di voi. Buona Pasqua.

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Fariseo, da Vocabolario Treccani: uomo falso, ipocrita, che guarda più alla forma che alla sostanza delle azioni. La Pasqua è festa della vita, della rinascita. Quando si augura buona Pasqua a qualcuno gli si augura che possa rinascere, che riesca a uscire dal pieno del suo sé, sgonfiarsi e ritrovare la capacità di relazione con il mondo.

Se rinascessero le persone assisteremmo a una nuova vita anche delle città, della nazioni e perché no dei continenti. Rimaniamo sulla Tuscia e concentriamoci sul capoluogo. Non perché sia peggio della provincia, perlomeno è tanto messo male quanto buona parte della Tuscia. La questione è che il declino di un centro, di un capoluogo, finisce per ripercuotersi negativamente anche sull’intorno. Così come un suo rinnovarsi è mettere in circolo speranza, aria nuova e opportunità per la provincia.

Viterbo, città vecchia. Nel senso nobile del termine ma anche in quello più deleterio. E non ne facciamo una questione generazionale perché poi ci accuserebbero di giovanilismo e magari i più farisei, appunto, anche di conflitto d’interessi. I problemi di questo capoluogo non sono nella mancanza di risorse, di possibilità potenziali piuttosto nella mentalità, nel modo di vedersi e di agire della classe dirigente, del codazzo di questa e di tutto il rimanente nel vassoio. Gente che nei discorsi pubblici predica spesso la rinascita ma nella sostanza attiva comportamenti in senso opposto. Insomma farisei.

E’ l’impostazione di Viterbo a impedirne una crescita, un rinnovamento sostanziale. E’ l’atteggiamento, il modo in cui si vuole che questo territorio sia al mondo, a tenere tutto fermo. Ingessato, polveroso, destinato a rimanere lontano anni luce dalle frontiere progredite che ci sono intorno a noi. Spesso a pochi chilometri.

Basta guardare la cultura. Pochi festival pronti a fare barriera al nuovo, con la complicità dell’amministrazione comunale. Come? Blindando le risorse e non pensando nemmeno lontanamente che il migliore festival non è quello, o quelli, che c’è già ma quello che deve ancora venire. Magari a Viterbo ci sono tre-quattro persone che hanno in mente un’idea e una voglia di aprire strade nuove e che potrebbero dare buoni frutti ma per loro non c’è nessun corridoio, nessuna tutela. E’ tutelato solo quello che c’è già, questa è una colpa di chi amministra  (nel passato e nel presente, auguriamoci che cambi per il futuro prossimo o in riserva in quello anteriore almeno). Così abbiamo un panorama culturale locale blindato nel giro dei cinquantenni, che spesso hanno idee tarate già di una ventina d’anni e che non rappresentano il più delle volte slancio, fermento, avanguardia. Insomma il panorama culturale viterbese che succhia risorse, spazi e che è legittimato dal palazzo è una roba per pochi eletti. Roba da casta. Per i giovani, e qui ne facciamo una questione anagrafica, sono liberi i posti da “strappatore di biglietti”, “questuante”, “trasportatore di transenne”. Se va bene pagato, meglio se volontario.

Giusto (forse) che ci sia questo, ma giusto anche che una parte dei soldi pubblici, ossia a disposizione della crescita della collettività, siano messi in conto anche per lanciare cose nuove. Cose pensate, masticate e messe al mondo da gente nuova. Gente che potrebbe avere anche cinquant’anni, naturalmente. Quindi non siamo “giovanilisti”.

E quello che accade nel settore del cultura, vale per tanto altro. Per troppo altro. Anche i partiti, luoghi importantissimi, ricalcano lo schema. Le candidature vere sono garantite solo a chi appartiene alle solite cerchie, corti, caste. Agli altri se va bene può toccare un posto da “consiglieretto” o più diffusamente da “portatore d’acqua” alle varie liste nel breve momento delle elezioni. Per tanti la politica è davvero un “attimo fuggente”. Una roba che si risolve in un centinaio d’euro spesi per i “santini”, qualche comparsata da campagna elettorale, il dirottamento dei voti di famiglia e amici sulla lista dove si è stati incastonati e poi il dimenticatoio per cinque anni, se tutto fila liscio. Come accade nelle reti di vendita porta a porta di aspirapolvere.

Anche questo naturalmente finisce col determinare situazioni penose. I partiti locali, con le solite facce e i zero spiragli per le novità, ne sono prova. Altro che quote rose, servirebbero corridoi di garanzia per gli innovatori, per i nuovi. Così ci sarebbero occasioni di rinascita della cultura, della politica e del resto.

Con questi elementi sulla tavola vi facciamo gli auguri di buona Pasqua. Ringraziamo e abbracciamo uno a uno i nostri collaboratori e gli sponsor che trovate presenti con i loro banner sul giornale. Cari lettori de La Fune premiateli sempre con i vostri acquisti. E’ gente che ha creduto e crede nell’importanza di aprire corridoi per far emergere qualcosa di diverso. A noi l’impegno di dare buoni frutti, per noi stessi e per il territorio dove operiamo.

A proposito di questo e di rinascite vi comunichiamo che da venerdì notte a martedì questo giornale non sarà online perché effettueremo delle modifiche tecniche. La crescita di lettori ha reso necessario migliorare e potenziare il sito e approfittiamo di queste festività per sistemare il tutto. Insomma abbiamo deciso di rinascere. A martedì.

Decarta racconta la Tuscia