Un viterbese in Antartide – “Non vedo la notte da 75 giorni”

Un viterbese in Antartide – “Non vedo la notte da 75 giorni”

L'Antartide spezza il tempo, almeno così come siamo abituati a concepirlo. Rompe la propensione a ragionare costantemente sul futuro, perdendo di vista il presente. Forse l'unica cosa davvero importante. Bruno Pagnanelli non vede un tramonto da 75 giorni.

ADimensione Font+- Stampa

L’Antartide spezza il tempo, almeno così come siamo abituati a concepirlo. Rompe la propensione a ragionare costantemente sul futuro, perdendo di vista il presente. Forse l’unica cosa davvero importante. Bruno Pagnanelli non vede un tramonto da 75 giorni.

 

Non vedo la notte da 75 giorni. Strano davvero.

Non vedo le stelle, la luna nel cielo, i colori che si spengono nelle scale del rosso, del blu fino al nero della notte.
Ci pensavo, stamani, e per questo sono andato a contare i giorni trascorsi, forse perché inizio a sentire un po’ di nostalgia, magari dovuta al fatto che fuori, oggi, una coltre di nubi grigie ha coperto tutto il mondo visibile e mi ha tolto la mia porzione di meraviglia quotidiana.

Ho così iniziato a ricordare il tramonto sul mare che vedo da casa o l’alba, a me tanto cara, sorgere dietro i Cimini. Ho sorriso ripensando alle foto che di norma faccio la mattina, quelle nel borgo di Bagnaia, a inseguire il profumo della porchetta appena sfornata o il barista con la scopa e la serranda a mezza via.

E così mi sono ritrovato a sognare quegli attimi di mattino, dove tutto profuma di freddo o di rugiada, di sonno e di silenzio. Forse è l’effetto del tempo che passa o paradossalmente del tempo che, con il grigio, non vedi passare. Poi è filtrato un fascio di luce sul mare grigio, un piccolo spazio illuminato nell’ovatta e un gruppetto di pinguini di Adelia hanno lasciato scie visibili sul mare piatto, giocando e saltando fuori dall’acqua.

Ho pensato di nuovo al tempo che conoscevo, all’alternanza del giorno e della notte, al fatto che questo posto è lì fuori a guardarti, a scavare dentro di te ad aspettare che tu capisca davvero chi sei. Mi è tornato in mente il rapporto con il tempo, quello di noi “moderni”, fra computer, telefoni e distanze accorciate. Noi, sempre proiettati al futuro, spesso incapaci di vivere il presente, alla costante ricerca di qualcosa da godere dopo quando poi, in un tempo così dilatato, in un giorno lungo 75 giorni, tutto viene reso più ampio, più armonico, più… e basta.

Ho guardato il grigio fuori e lui forse ha guardato me, come a chiedermi se il vestito di nuvole intorno fosse intonato ai miei pensieri.

Un pinguino è salito sulla roccia vicino al molo e caracollando si è fatto un giro per la base, fino a sotto gli elicotteri. Ha controllato che tutto fosse a posto, come in una sorta di ispezione, e poi con quella camminata così simile a quella dei bambini che stanno per cadere è scomparso fra le rocce.

Ho aperto la porta e ho fatto entrare l’odore del mare libero. E’ iniziato a nevicare. Come ad ascoltare un’orchestra, ero lì, a distinguere suoni, a cercare di prendere il rumore di un fiocco sull’altro, ho respirato il mare, il freddo.

E la mia porzione di meraviglia, così, è arrivata anche oggi.

Banner
Banner
Banner