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“Un siluro” che potrebbe affossare il lago di Bolsena, l’allarme di Radiogiornale su un moderno mostro di Loch Ness

“Un siluro” che potrebbe affossare il lago di Bolsena, l’allarme di Radiogiornale su un moderno mostro di Loch Ness

Radiogiornale, il giornale del Lago di Bolsena, ha aperto il 2017 puntando i riflettori su un tema centrale per la tutela del presente e futuro del bacino lacustre più importante della Tuscia. Lo ha fatto pubblicando un intervento a firma del professor Roberto Minervini sui rischi che anche in queste acque venga introdotto una vero e proprio mostro: il pesce siluro.

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Radiogiornale, il giornale del Lago di Bolsena, ha aperto il 2017 puntando i riflettori su un tema centrale per la tutela del presente e futuro del bacino lacustre più importante della Tuscia. Lo ha fatto pubblicando un intervento a firma del professor Roberto Minervini sui rischi che anche in queste acque venga introdotto una vero e proprio mostro: il pesce siluro.

Riproponiamo di seguito l’intervento del professore, rilanciando il prezioso lavoro di Radiogiornale.

L’uomo è fatto così, prima di cambiare una fetta del suo cervello ce ne mette di tempo. Poi, come al solito, arrivano gli stranieri che vedono il Lago di Bolsena o di Bracciano e vanno in visibilio. Loro forse hanno un “difetto”: il loro cervello è orientato a godere del bello (in questo non è molto dissimile dal nostro), però nel loro cervello (e qui sta il difetto) quando trovano ciò che è bello lo apprezzano sì, ma addirittura lo vogliono salvare, migliorare e conservare. E qui sta l’assurdo!

Perché infatti dovremmo salvare il Lago di Bolsena dall’inquinamento delle falde acquifere che dall’Alfina giungono fino al lago quando l’inquinamento delle falde, fra cave, geotermia profonda (e sismica) ed emungimenti irrazionali da trivellazioni spontanee, possono dare reddito e occupazione? “Ma il Lago di Bolsena, così com’è ancora oggi e nonostante certe amministrazioni, dà già reddito e occupazione con il Bello, il Turismo, la Cultura, la Pesca professionale e sportiva…”, ci risponderebbe accorato lo straniero.

Poverino, non capisce che nella logica italica quello che ci piace fare è arrivare con una “operazione” economica in testa, sbaragliare la concorrenza grazie a trucchi, connivenze e scorciatoie, calpestare senza riguardo quello che di economico già c’è perché devo guadagnare per gli appetiti miei e di chi mi ha “sostenuto” e poi, poiché, da bravo italiano mi guardo bene dal “fare sistema”, considero il bene comune come qualcosa di cui appropriarmi quando e quanto più mi conviene.

Tutto questo naturalmente ha un costo che ricade su tutti perché, mentre si favoriscono gli “imprenditori” nel privatizzare i loro utili, si consente poi che le conseguenze negative ricadano su tutti. E’ anche per questo che abbiamo l’acqua all’arsenico nel Viterbese e le epatotossine (microcistine) nell’acqua “potabile” dentro e attorno al lago di Vico. Insomma, Renzi o non Renzi, bisogna cambiare registro e le comunità locali devono cominciare a pretendere, anche con i forconi se serve.

Bisogna impedire che il Lago di Bolsena si degradi come è già accaduto al lago di Vico, ma bisogna fare in modo che si sappia come “funziona” questo lago ed anche cosa c’è dentro. Non è possibile che il bacino vulcanico più grande d’Europa non sia oggetto di numerosi progetti di tutela e di riqualificazione, non è possibile che abbia al suo interno, fra pesci e crostacei, numerosissime specie non tipiche e forse dannose per l’ambiente e l’economia del lago.

Non è possibile che le amministrazioni preposte abbiano tollerato per tanto tempo che il lago si trasformasse in un coacervo di specie “strane” di cui non si sa né la provenienza, né tanto meno chi come e perché le ha fatte arrivare al lago. Nessuno si sta preoccupando delle conseguenze che questa disattenzione può creare al mondo della pesca e al turismo. Senza considerare poi che l’arrivo in particolare di una, il pesce Siluro (Silurus glanis) sarebbe disastroso.

Questo pesce è infatti in grado, da solo, di sconvolgere sia la pesca che il turismo. Può distruggere la pesca perché cresce così tanto e si riproduce così bene da poter diventare in dieci/quindici anni il dominatore del Lago di Bolsena. Può distruggere il turismo perché chi si farebbe un bagno in un lago dove incrocia lungo le rive un bestione di centocinquanta o duecento chili (il più grande pescato sul fiume Dniepr pesava oltre trecento chili!), carnivoro e dove la bocca è la parte più larga di tutto il corpo, insomma un piccolo, ma reale mostro di Loch Ness.

Insomma definirlo un “indesiderato” sarebbe troppo poco, ma qualcuno che si occupa poco di queste cose potrebbe obiettare che questo pesce non arriverà mai in Italia, nel Lago di Bolsena poi… Spiacente di dover affermare che in Italia già c’è da tempo, è presente nel Tevere da molti anni, nel lago di Corbara viene regolarmente pescato e venduto, soprattutto vivo, dai pescatori locali ai gestori di laghetti di pesca sportiva. E’ presente in tanti di questi ”laghetti” fra Umbria e Lazio e forse al Lago di Bolsena è già arrivato.