Un jihadista espulso da Viterbo nella lista dei 115 di Alfano

Un jihadista espulso da Viterbo nella lista dei 115 di Alfano

Si tratta di Karim Sassi, sedicente cittadino libico. Segnalato quale soggetto radicalizzatosi a seguito di indottrinamento compiuto da un altro ex detenuto tunisino

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Anche un jihadista a Viterbo nella lista dei 115 fanatici islamisti espulsi dal 1 gennaio 2015 a oggi dal ministero dell’Interno.

Si tratta di Karim Sassi, sedicente cittadino libico. Segnalato quale soggetto radicalizzatosi a seguito di indottrinamento compiuto da un altro ex detenuto tunisino. Nella lista tanti i soggetti ritenuti potenziale pericolosi, e quindi espulsi, operanti nel centro Italia: da Pisa a Perugia, passando per Roma, Civitavecchia e Chieti.

L’elenco del ministro Angelino Alfano, pubblicato da Il Tempo, contiene condannati per terrorismo, predicatori, indottrinatori, aspiranti foreign fighters e imam.

L’ELENCO DEI 115

Redjep Ljimani, macedone (San Zenone degli Ermellini – Treviso). Segnalato per la sua adesione a posizioni estremiste ed antisemite.

Abdessamad Chaouaa, cittadino belga di origine marocchina. È sospettato di essere un foreign fighter.

Younes Boucenane, algerino (Bologna). Era accreditato quale imam e in stretti rapporti con altri elementi ultraradicali.

Karim Sassi, sedicente cittadino libico (Viterbo). Segnalato quale soggetto radicalizzatosi a seguito di indottrinamento compiuto da un altro ex detenuto tunisino.

Nabil Ougui, marocchino (Civitavecchia – Roma). In carcere ha pronunciato frasi inneggianti ad Allah lasciandosi andare anche a pesanti esternazioni contro la Francia.

Mourad ben Gouta, tunisino (Padova). Trovato in possesso di un coltello e di uno smartphone con immagini di uomini armati e la frase in arabo «la molotov non va bene perché solo Dio può punire col fuoco».

Bledar Ibrahimi, albanese (Pozzo d’Adda – Milano). Era vicino all’ideologia jihadista nonché intenzionato ad unirsi alle milizie dell’Isis.

Mohamed Hachemi Triki, tunisino (Latina). Aveva distribuito, vicino ad una moschea di Latina, materiale movimento Hizb-i-Tahrir. Aveva anche documenti riferibili all’Isis.

Ibrahim el Mansoury, marocchino (Chieti). Aveva manifestato pubblicamente simpatie per l’ideologia jihadista e per l’Isis, approvando le azioni dell’Isis ed esprimendo l’intenzione di recarsi in Siria.

Ahmed Akhdim, marocchino (Oristano). All’interno del carcere di Sassari si era imposto come predicatore. Nel carcere di Oristano, aveva anche inneggiato all’Isis.

Mustapha Mars Ghziel, marocchino (Potenza). Fermato per un controllo si è rivolto ai militari affermando di «appartenere all’Isis» e minacciando di «tagliare la testa agli italiani».

Hossem Rahim, tunisino (Perugia). Segnalato dall’intelligence quale sostenitore dell’Isis.

Mohamed Kabous, marocchino (Ragusa). Durante una perquisizione in carcere è stato rinvenuto il giuramento solenne al jihad dei musulmani.

Abdelkarim Abdelwahed, tunisino (Trapani). Segnalato dall’intelligence per aver manifestato segnali di radicalizzazione e simpatie per lo Stato Islamico, nonché l’intenzione di unirsi alle sue milizie.

Khalid Meissour, marocchino (Lucca). E’ stato segnalato dall’intelligence come estremista e pronto a raggiungere i territori di conflitto.

Yassine Bouzaiene, tunisino (Piacenza). In carcere aveva esultato alla notizia degli attentati compiuti a Bruxelles nel marzo 2016.

Nadhir Benzekkour, algerino (Siena). Segnalato dal Dap tra i soggetti a rischio di radicalizzazione nonché per proselitismo all’interno della struttura carceraria di Siena.

Abdelghani Lahyati, marocchino (Piacenza). In carcere di Piacenza era stato notato per aver inneggiato alle azioni terroristiche dell’Isis minacciando di voler far esplodere un aereo.

Soufiane Mouzahir, marocchino (Torino). In carcere aveva esulttao dopo gli attentati dell’Isis.

Mhamed Cherouaki, marocchino(Parma). Segnalato perchè in carcere aveva esultato alla notizia dei recenti attentati compiuti a Bruxelles.

Mohamed Jarmoune, alias Mohamed Al-Amazighi, marocchino (Brescia). Arrestato per addestramento ad attività con finalità di terrorismo internazionale.

Zhour Loumiy e Brahim Khachia, coniugi marocchini (Brunello – Varese). Arrestati per partecipazione ad associazione con finalità di terrorismo internazionale.

Said el Mansour, marocchino (Pisa). La polizia penitenziaria lo ha segnalato come soggetto potenzialmente a rischio di radicalizzazione.

Shahad el Kunani e Karim el Kunani, fratello e sorella iraniani condannati per il reato di possesso e fabbricazione di documenti di identificazione.

Youssef el Ghazali, marocchino (Verona). In carcere aveva inneggiato all’Isis e manifestato un forte sentimento di odio verso gli occidentali.

Allal Nahal, marocchino (Mantova). In carcere aveva proferito parole di vendetta nei confronti del popolo italiano e in particolare delle forze di polizia, «inneggiando all’11 settembre».

Naim Saghari, tunisino (Brescia). Esaltazione dello Stato Islamico e propensione al martirio tali da far intravedere la possibilità della sua prossima partenza per la Siria.

Hasan Mahamud bengalese (Grado – Gorizia). Segnalato in ambito internazionale quale utente facebook abitante a Bologna con simpatie per l’Isis.

Abdellah Baabi, marocchino. In carcere, nel novembre 2015, guardando un servizio in televisione sugli attentati di Parigi, manifestò compiacimento per le stragi compiute dai terroristi.

Yaser Abdulkarim Souad Fadel, siriano, residente nel Regno Unito. Arrestato all’aeroporto di Orio al Serio poiché trovato in possesso di un passaporto bulgaro intestato ad altra persona. Sul cellulare aveva le foto di un uomo armato (il fratello deceduto in Siria) nonché alcuni passaporti siriani riferibili a soggetti diversi.

Issam Rhayour, marocchino (Cremona). In carcere era inserito nella lista dei soggetti «attenzionati» dal Dap.

Salah Briji, cittadino marocchino (Cles – Trento). Aveva fatto irruzione nella chiesa di Cles (TN), inveendo contro i fedeli e urlando espressioni di avversione alla religione cattolica.

Mohammed Madad, marocchino (Noventa Vicentina – Vicenza). Imam della moschea di Noventa Vicentina, era emerso all’attenzione per il suo orientamento salafita.

Najib Kachmat, marocchino. Indagato per aver scaraventato a terra danneggiandolo, lo scorso 12 luglio, un crocefisso di legno all’interno della chiesa di San Geremia, nel centro storico di Venezia.

Radoine Raggani, cittadino francese residente Francia. Monitorato oltralpe in quanto «individuo che presenta turbe psichiatriche, aderente alla tesi dell’islamismo radicale».

Aftab Farooq, pakistano (Vaprio D’Adda – Milano). Aveva aderito all’ideologia estremista inserendosi in un circuito relazionale di utenti web dediti all’apologia dell’Isis.

Rachid Nkhili, marocchino (Fidenza – Parma). Segnalato dall’intelligence perchè aveva postato sul suo profilo facebook immagini di orientamento salafita e contenuti che ne hanno evidenziato l’attrazione nei confronti dello Stato islamico.

Hassan Bin Ahmed Belgan Belgasem, tunisino. Sbarcato a Pozzallo il 21 luglio scorso. È stato accertato il suo collegamento con un elemento di spicco della milizia jihadista Jabhat Al Nusra.

Osama Ben Amor, tunisino. Sbarcato a Pozzallo il 21 luglio scorso. anche per lui è stata accertato il suo collegamento con un elemento di spicco della milizia jihadista Jabhat Al Nusra.

Saimir Hidri aut Sajmir, albanese (Ferrara). Tra i suoi contatti telefonici sono emersi collegamenti con alcuni foreign fighters.

Hachemi Ben Hassen Hosni, tunisino, imam della moschea di Andria (Bari). Arrestato nel giugno 2013 per il reato di associazione con finalità di terrorismo anche internazionale. Condannato nel 2015 alla pena di 5 anni e mesi 2 di reclusione.

Romdhane Ben Chedli Khaireddine, tunisino (Bari). Condannato nel 2015 per associazione con finalità di terrorismo anche internazionale, inneggiava al jihad.

Bilel Chihaoui, tunisino (Pisa). Segnalato per il forte orientamento ideologico verso l’estremismo islamico jihadista, aveva legami con due noti foreign fighters deceduti in Siria.

Chaouki Jaidi, tunisino (Novara). Imam. Svolgeva attività di proselitismo religioso in chiave ultraradicale.

Abderrahim El Khaoua, marocchino (Novara). Imam. In collegamento con altri radicalisti islamici, nei suoi sermoni ha sempre propagandato contenuti marcatamente salafiti improntati alla completa chiusura nei confronti della cultura occidentale.

Hmidane Fagrouch, marocchino (Treviso). Imam, si è rifiutato di prestare giuramento per il conferimento della cittadinanza italiana.

2015
Mohamed Hamdi, tunisino (Roma). Voleva andare in Siria per unirsi alla jihad.

Ahmed Rashad Ahmed Moussa, egiziano (Milano). Sui social network aveva manifestato il desiderio di unirsi allo Stato islamico. In contatto con jihadisti nel Sinai.

Brahim Ben Salah, tunisino (Novara). Estremista in contatto con ambienti dell’Islam radicale, anche in patria.

Khalil Guentouri, marocchino (Milano). Era in contatto con altri estremisti, tra cui alcuni già espulsi, divulgava sul web materiale propagandistico dell’Isis.

Muhammad Usman Khan, pakistano (Bolzano). Divulgava sul web la propaganda jihadista.

Resim Kastrati, kosovaro (Cremona). Voleva andare in Siria. Sul web ha esultato dopo l’attentato al giornale francese Charlie Hebdo.

Faqir Ghani, pakistano (Macerata). Rigido osservante della dottrina wahabita, condivideva sul web contenuti radicali.

Youssef Amin, marocchino (Torino). A settembre 2014 aveva manifestato l’intento di «sgozzare americani e inglesi».

Hichem Bouafia, tunisino (Roma). Voleva andare in Siria ed era in contatto con il gruppo terroristico Ansar Al Sharia.

Mohamed Saleh Abdalla Abdelfattah, egiziano (Milano). Segnalato come appartenente ad un ristretto sodalizio di noti estremisti islamici. Voleva andare in Siria. Segnalato anche per l’inammissibilità in area Schengen.

Oussama Khachia, marocchino (Varese). Dal 2008 era monitorato per i suoi collegamenti ad ambienti estremisti. Aveva aderito all’ideologia jihadista dello Stato islamico.

Sahbi Chriaa, francese di origine tunisina (Genova). Pluripregiudicato e islamista radicale. In Francia aveva scontato 9 anni di carcere per omicidio.

Mustapha Saboouhi, marocchino (Comiso). Sui social network inneggiava alla jihad. Voleva partire per la Siria.

Khalid Nasrollah, marocchino (Reggio Calabria). Sul web condivideva materiale sull’uso e maneggio delle armi. Durante un fermo di polizia ha manifestando disprezzo verso le istituzioni italiane e approvazione per l’operato dell’Isis.

Yassine Frendi, franco-algerino (Napoli). Monitorato per aver esternato l’adesione all’ideologia jihadista. Rimpatriatopiù volte.

Ajeti Muhabi, kosovaro (Grosseto). Aveva espresso compiacimento per l’operato e l’ideologia dell’Isis. Su Facebook aveva postato materiale inneggiante al jihad e proclami di Abu Bakr Al Baghdadi.

Lekbir el Basraoui, marocchino (Bolzano). Segnalato per l’attività di proselitismo svolta in carcere.

Khalil Jarraya, tunisino (Ravenna). Condannato per associazione con finalità di terrorismo internazionale. Dal 2003 era inserito nella lista Onu dei soggetti collegati ad Al Qaeda.

Adel Dali, tunisino (Venezia). In carcere gli è stato sequestrato materiale di propaganda dello Stato islamico.

Ahmed Riaz, alias Humayum, pakistano (Brescia). Monitorato per i suoi legami con altri connazionali sospettati di appartenere ad un’organizzazione riconducibile alla rete pakistana di Lashkar e Tayyba.

Imed Ben Ammar, tunisino (Como). Dal 2013 monitorato in carcere perchè a rischio di radicalizzazione religiosa.

Kais Bibar alias Bibari Kais, tunisino (Venezia). Segnalato in carcere perchè a rischio di radicalizzazione religiosa.

Abdelaziz Taieb, tunisino (Belluno). In carcere aveva evidenziato un atteggiamento estremista.

Abdelmounaim Haida, marocchino (Capannori). Imam della moschea di Capannori e titolare di carta di soggiorno a tempo indeterminato. In alcune recenti lezioni, aveva palesato chiari sentimenti di odio verso i kuffar (miscredenti) manifestando la sua adesione a posizioni jihadiste. E’ stato rimpatriato il 27 marzo 2015.

Mohammed Rmaili, marocchino (Cavallermaggiore, Cuneo). Spiccata propensione verso posizioni estremiste, voleva raggiungere lo Stato islamico. Dopo gli attentati di Parigi del 2015, ha espresso soddisfazione per le azioni terroristiche.

Ahmed Soua, tunisino (Vercelli). In carcere era emerso il suo atteggiamento estremista ed antioccidentale.

Khalid Smina, marocchino (Imola). DAl 2007 era noto per la sua appartenenza alla rete di Khalil Jarraya.

Ghazi Jouini, tunisino (Verona). Molto attivo sul web aveva palesato il suo sostegno allo Stato islamico.

Mohamed Jouni, tunisino (Verona). Condivideva con il fratello Ghazi il circuito relazionale nonché la radicale interpretazione della religione islamica..

Yar Iqbal, pakistano (Prato). Frequentatore della moschea di Prato, si era distinto per una visione fortemente conservatrice dell’islam, manifestata anche attraverso azione di persuasione/indottrinamento di suoi connazionali.

Hamza El Adlani, marocchino (Alessandria). In carcere ha mostrato una rigorosa adesione alla religione islamica, soprattutto in occasione dell’attentato avvenuto in Francia a gennaio 2015.

Kamel Ben Mould Hamraoui, tunisino. Detenuto in regime carcerario di massima sicurezza poiché coinvolto in indagini per la sua appartenenza ad ambienti del radicalismo islamico.

Saber Mansouri, tunisino (Perugia). Si era reso protagonista di un rapido e preoccupante percorso di radicalizzazione.

Arslan Osmanoski, macedone (Pordenone). Su posizioni radicali ha frequentato il centro islamico di Pordenone presenziando agli incontri con l’estremista bosniaco Bilal Bosnic.

Tarak Ben Brahim, tunisino (Ragusa). A gennaio 2015 è stato indagato per associzione con finalitò di terrorismo.

Abdellah Abid, marocchino (Modena). Detenuto a rischio di radicalizzazione religiosa, per aver esultato in occasione degli attentati di Parigi del gennaio 2015.

Alban Elezi, albanese (Brescia). Indagato per tentativo di arruolamento per finalità di terrorismo.

Brahim Aboufares, marocchino (Savona). Indagato per arruolamento di persone per il compimento di atti con finalità di terroristiche e pubblica istigazione a commettere atti di terrorismo.

Noureddine el Maaroufi, marocchino (Reggio Emilia). Aveva espresso l’intenzione di rapire uno dei suoi figli per portarlo con lui in Siria dove sarebbe andato a combattere.

Mourad Chihaoui, tunisino (Piacenza). In carcere aveva affisso sulle pareti della cella scritti in arabo inneggianti alla figura di Osama Bin Laden ed ai mujahedin.

Adrian Kollcaku, albanese (Città di Castello – Perugia). Si era distinto all’interno della comunità islamica locale per la visione radicale della religione musulmana.

Jasmin Kollcaku, albanese (Città di Castello – Perugia). Insieme al marito Adrian, è risultata impegnata nella diffusione del messaggio estremista ai fini di proselitismo.

Mevait Kokora, kosovaro (Casole d’Elsa – Siena e Udine). Indagato perchè sospettato di far parte di un gruppo di soggetti, tutti di origine balcanica, e di orientamento radicale.

Diana Ramona Medan, romena (Renon – Bolzano). Attiva online nella pubblicazione di materiale di propaganda jihadista e nella diffusione di contenuti pro Stato Islamico, aveva espresso il desiderio di combattere a fianco dei mujaheddin.

Jamal Edezzaz alias Jamal Ahmed, marocchino (Livorno). In carcere aveva dichiarato di appartenere all’Isis.

Inayat Shah, pakistano (Sassari). Indagato per il reato di associazione con finalità di terrorismo e favoreggiamento dell’immigrazione irregolare.

Sofiane Mezerreg, algerino (Vicenza). Imam della moschea a Schio, predicava l’adesione ad un islam scevro da contaminazioni occidentali.

Mehdi Ben Nasr, tunisino (Reggio Emilia).Condannato per il reato di associazione con finalità di terrorismo internazionale in relazione al suo coinvolgimento in una rete di integralisti islamici, riferibile all’organizzazione Hizb ut Tahrir, che reclutava combattenti da inviare in Iraq.

Usman Ghani, pakistano (Civitanova Marche Macerata). Indagato per il reato di associazione con finalità di terrorismo e favoreggiamento dell’immigrazione irregolare.

Nasreddine Ben Khelifa, tunisino (Ivrea). In carcere aveva manifestato sentimenti antioccidentali. Nella sua cella, inoltre, sono state rinvenute scritte inneggianti all’Isis.

Valmir Bytyqy, kosovaro (Milano). Segnalato dall’intelligence per la sua vicinanza all’ideologia jihadista.

Soufiane Kachani, marocchino (Prato). Aveva manifestato disprezzo per l’occidente, raggiungendo un profondo livello di radicalizzazione jihadista.

Abdelali Bouirki, marocchino (Bologna). Portava avanti l’indottrinamento online mediante la distribuzione di materiale relativo a prediche e proclami ideologici di orientamento jihadista.

Said Razek, marocchino (Bologna). Era il destinatario dell’azione di indottrinamento svolta da Bouirki.

Abdelkrim Kaimoussi, marocchino (Bologna). Indottrinato da Abdelali Bouirki, è stato trovato in possesso dello stesso materiale.

Mourad El Hachlafi, marocchino nato a Parigi (Bologna). Legato a Abdelali Bouirki condivideva la visione estremista dell’islam.

Kamel Ben Hamida, tunisino (Vimercate). Aveva aderito all’ideologia dello Stato islamico. Era disposto al martirio.

Adil Lamyassar, marocchino (Sassuolo). Indagato per il reato di associazione non finalità di terrorismo.

Amine Ghayour, marocchino. Coinvolto nell’operazione che ha smantellato un gruppo di estremisti localizzato in Lombardia e sospettati di aver costituito un’associazione con finalità di terrorismo internazionale.

Chawki Sassi, tunisino (Catania). Segnalato per i suoi commenti di approvazione dopo agli attentati di Parigi durante un’intervista andata in onda durante la puntata del programma «L’aria che tira».

Ismail Imishti, kosovaro (Brescia). Segnalato da fonti di intelligence come finanziatore/sostenitore di mujahidin da inviare in teatri di conflitto.

Zija Bakija, macedone (Grosseto). Segnalato perchè in procinto di compiere un’azione ostile sul territorio nazionale.

Ghaith Abdessalem, tunisino (Lecco). È fratello del foreign fighter Ghassan. È stato accertato che aveva aderito all’ideologia jihadista, manifestando il desiderio di unirsi all’Isis.

Abdelali Tahir, marocchino (Bologna). Segnalato dall’intelligence per il suo impegno sui social network nella propaganda a favore dello Stato Islamico e per i suoi commenti positivi all’indomani dell’attentato di Sousse del 26 giugno 2015.

Adil Bamaarouf, marocchino (Monselice – Pordenone). Segnalato perchè aveva minacciato di mettere in atto imprecisate azioni terroristiche e manifestato l’intenzione di andare in Siria.

Mahmoud Hosny Mohamed Abou Seda, egiziano (Rimini). Mentre si trovava in carcere, ad alta voce, ha detto: «Li dobbiamo far fuori tutti, prima i francesi, poi anche gli italiani», mimando il gesto della pistola.

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