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Un imprenditore al confine della Tuscia e la rinascita dell’amaro preferito dal Re Sole. Ecco L’Orvietan, noto a tutti nell’Europa del ‘600

Un imprenditore al confine della Tuscia e la rinascita dell’amaro preferito dal Re Sole. Ecco L’Orvietan, noto a tutti nell’Europa del ‘600

Nella prima versione dei Promessi Sposi di Manzoni, quando accanto a Lucia c'era ancora Fermo, è Donna Prassede a suggerirne l'uso. De L'Orvietan parla anche Moliere nell'opera L'Amour Medecin, lasciando intendere che avrebbe potuto curare anche il “mal d'amore”.

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Riportato in vita L’Orvietan. Un prodotto antico, divenuto famoso dal Seicento all’Ottocento in tutta Europa, e poi scomparso dalla circolazione. Nacque a Orvieto per mano di Girolamo Ferranti (detto l’Orvietano), che il 9 giugno del 1603 ottiene dal Comune di Orvieto la sua licenza di vendita sulla pubblica piazza. Oggi quello che noi chiamiamo “amaro erboristico digestivo corroborante”, ma che in passato era considerato una medicine per aiutare nella digestione, è di nuovo a disposizione grazie alla scommessa imprenditoriale di Lamberto Bernardini. Anche lui orvietano.

Una storia, quella di questa domenica, che ci arriva dal confine con il nord della Tuscia. Quella terra che è Umbria ma che di fatto, in una concezione più ampia, possiamo chiamare tutta Etruria. Incontriamo Bernardini all’ombra del celebre duomo di Orvieto. Ha appena consegnato le prime bottiglie al bar Hescanas, dove il gestore gli fa i complimenti e lo saluta con un grande sorriso. “L’idea ci sembra buona, confidiamo di venderlo bene”, commentano.

“E’ stata la mia passione per la storia a farmi incontrare l’Orvietan, il personaggio e il medicamente che ne porta il nome. La curiosità ha fatto il resto – racconta Bernardini –. Tra documenti e testi, antichi e moderni, ho scoperto che all’Orvietan era stato dedicato uno studio scientifico da parte dell’Accademia Nazionale di Scienze, Lettere e Arti di Modena. Gli autori dello studio, i professori Patrizia Castellani e Renzo Console, con i quali mi sono subito messo in contatto, mi hanno fatto notare che, tra le centinaia di pseudo-farmaci in uso tra il Seicento e il Settecento, ce n’erano tre in particolare che avevano raggiunto la massima fama e che venivano ritenuti veramente efficaci. Tra questi l’Orvietan, al quale avevano perciò deciso di dedicare la loro ricerca, che contiene tra l’altro anche tutte le versioni della ricetta originale e risale agli ingredienti che ne costituivano la base imprescindibile.

C’era la possibilità, quindi, di riprodurre l’Orvietan fedelmente. Ecco che il mio spirito di concretezza mi ha portato a passare ai fatti e, affidandomi al noto erborista Aurelio Visconti, abbiamo dosato, con vari tentativi e ulteriori ricerche, gli ingredienti indicati, ed è così che è rinata la ricetta dell’Orvietan. Rispetto all’originale, che veniva fornito in polvere solubile, abbiamo pensato di creare un prodotto che fosse fruibile più semplicemente e piacevolmente, un amaro. E infine abbiamo aggiunto il nostro tocco personale con l’affinamento in botte per esaltarne l’aroma. L’Orvietan non fu profeta in patria ma la sua panacesa miracolosa ha fatto il giro d’Europa”.

E infatti era abitualmente consumato anche da Luigi XIV, il “Re Sole”. Ma a diffonderlo fu anche la letteratura. Nella prima versione dei Promessi Sposi di Manzoni, quando accanto a Lucia c’era ancora Fermo, è Donna Prassede a suggerirne l’uso. De L’Orvietan parla anche Moliere nell’opera L’Amour Medecin, lasciando intendere che avrebbe potuto curare anche il “mal d’amore”. Ne fa cenno poi in un racconto Voltaire, in una lettera Leibniz, in due romanzi Scott. Poi anche Balzac. Sarà così diffuso che fino alla fine dell’Ottocento, nei vocabolari europei la parola “Orvietano” viene identificata con “famoso antidoto inventato a Orvieto”.

Così Bernardini recupera dal passato un’idea per fare impresa nel presente, valorizzando la storia e i prodotti del territorio. Ci auguriamo che in tanti, anche nella Tuscia, possano seguire la stessa strada.

orvieto