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Un giorno con il principe del palazzo di Bolsena

Un giorno con il principe del palazzo di Bolsena

L'ultimo articolo scritto sul principe Giovanni del Drago, nel senso che racconta strettamente di lui, l'ha firmato Lavinia Saraca per Radiogiornale. Correva il novembre del 2013 e la giovane redazione venne invitata dal principe per passare una giornata insieme.

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L’ultimo articolo scritto sul principe Giovanni del Drago, nel senso che racconta strettamente di lui, l’ha firmato Lavinia Saraca per Radiogiornale. Correva il novembre del 2013 e la giovane redazione venne invitata dal principe per passare una giornata insieme. A quell’incontro ne seguirono altri. Al centro la situazione del lago di Bolsena, ma anche il personaggio.

Riportiamo fedelmente l’intervista pubblicata da Radiogiornale

 

di Lavinia Saraca

“Ognuno vede quel che tu pari, pochi sentono quel che tu sei”– Niccolò Machiavelli, Il Principe.

E’ un errore fermarsi alla superficie della persona. La fortuna aiuta l’audace che decide di scoprirla e approfondire la conoscenza.  RG ha avuto proprio la fortuna di incontrare e di essere ospite per un giorno di un personaggio noto agli abitanti del bacino del Lago di Bolsena più che altro per il suo “nome”, sinonimo, in questo caso, di antico e famoso titolo nobiliare: Giovanni, principe del Drago, marchese di Riofreddo, figlio di Rodolfo del Drago e Anne Marie Wallace.

Lo abbiamo raggiunto nel suo palazzo a Bolsena, mettetevi seduti comodi.
Il principe raggiunge Bolsena, sua città natale, quasi tutti i weekend. “In linea di massima, durante la settimana vivo a Roma ma sono molto legato a Bolsena e al suo Lago – ci racconta -. Questa terra custodisce tutti i ricordi della mia infanzia. Sono nato proprio tra le mura di questo palazzo. Ricordo che io e la mia famiglia trascorrevamo intere estati sull’isola Bisentina. Ora sono diversi anni che non ci metto piede”.

L’isola, uno dei due piccoli gioielli del bacino lacustre, è la protagonista di miti e leggende locali. “Si vociferava che la Bisentina nascondesse un portale per il misterioso regno di Agarthi, la città sotterranea popolata da cittadini pacifici ed evoluti – risponde -. Ammetto che io ed alcuni amici abbiamo studiato il territorio per cercarlo, invano. Ricordo che trascorrevamo intere serate sull’isola liberi da qualsiasi vincolo tecnologico. Ci tenevano compagnia le stelle e i nostri pensieri. Purtroppo, non abbiamo mai trovato nulla. Forse dovremmo cercare gli altri portali sparsi per il mondo” (sorride).

Carlo Verdone scoprì l’isola negli anni Novanta e girò, tra i suoi boschi secolari e i piccoli capolavori architettonici, una scena del film “Stasera a casa di Alice”. “Ho conosciuto Carlo Verdone soltanto in quell’occasione. Girò qualche giorno sull’isola, quindi non posso dirvi che persona è. Sinceramente il suo film non mi ha entusiasmato, ne preferisco altri che ha fatto. Non ho seguito l’evoluzione della sua cinematografia, come quella del cinema in generale. Io odio la violenza. Il cinema e la televisione contemporanea, invece, sembra la considerino un Must. Ci costringono ad assorbire violenza fino alla totale assuefazione.  Non seguo i registi contemporanei, preferisco il cinema neorealista del dopoguerra, pellicole come “Roma città aperta” o “Ladri di biciclette”.

Stimavo e vedevo le opere di Fellini e Visconti, anche se faticavo a seguire film così lunghi, pellicole che non conoscevano il senso del tempo, spesso intrise di un’atmosfera troppo ovattata e astratta. Sembravano una sorta di prolungata autocelebrazione da parte dell’autore. Prendete una pellicola americana: generalmente, non c’è mai un minuto di più o uno di meno. Sono un ottimo prodotto di sartoria”, racconta.

Il principe ha vissuto negli Stati Uniti per sette anni e descrive la sua esperienza americana come “edificante” nel vero senso della parola. “Mi trasferii negli USA all’età di diciannove anni per studiare architettura. Il mio professore era Frank Lloyd Wright, un “monumento” per un ragazzo così giovane. Ricordo bene l’America, un paese immenso e pittoresco. Una sera io e un mio amico vedemmo anche un similUfo che solcava i cieli della California. Negli USA ho imparato molto ma non tornerei, non voglio vedere come sono diventati oggi. Ora viaggio soprattutto in Europa. Intrattengo rapporti con amici e altre famiglie nobili europee disseminate soprattutto in Francia e Inghilterra. Trascuro un po’ la Germania, purtroppo sono carente nella lingua tedesca.”

La parola Germania risveglia spesso ricordi di guerra, vissuti, in questo caso, sulla pelle di un bambino. “Ho scoperto la guerra e i suoi orrori in giovane età – racconta il principe -. Io e la mia famiglia ci rifuggiamo sulla Bisentina ma l’esercito tedesco la raggiunse. Ricordo inoltre che durante la guerra la nostra casa di Bolsena venne bombardata. Tutto quello che vedete oggi, rappresenta il frutto della volontà di un uomo di ricostruire la propria casa”.
Una piccola pausa e questo uomo con così tante storie da raccontare, con una foto del presidente Obama autografata in originale sulla scrivania, riprende il discorso.

“Compivo dieci anni l’otto settembre del 1943. Badoglio firmò l’armistizio con gli anglo-americani. Noi bambini credevamo che fosse finita la guerra e facevamo capriole sull’isola. Non mi sfuggirono, però, gli sguardi preoccupati degli adulti. La guerra non era finita e non finì”.

Leggende che “volano veloci di bocca in bocca” narrano che la Bisentina nasconda un tesoro.“L’isola possiede tesori visibili e, forse, tesori celati, che non sono mai riuscito a trovare – ci racconta -. Molti anni fa, conoscevo un tombarolo di Montefiascone che individuò, utilizzando un semplice pendolo, alcuni punti “papabili” dove poter scavare. Li segnai su una cartina dell’isola. Il mio amico semianalfabeta non aveva bisogno di cartine, se li ricordava a memoria anche a distanza di anni. Il vostro paese nasconde personalità particolari. Forse, rispecchiano il fascino stesso della cittadina, un borgo ricco di storia, architettura e tradizione. Purtroppo, vengo a conoscenza solo oggi della presenza di un museo dedicato al Sangallo, allestito presso la Rocca dei Papi. Peccato, nel nostro paese tendiamo a “insabbiare” e abbandonare reperti anziché esporli”.

L’incontro con il principe Giovanni è andato al di là delle storie e delle suggestioni. Abbiamo parlato del Lago di Bolsena e del futuro di questo territorio. Ve lo racconteremo nei prossimi giorni, riportando lo spirito di una conversazione e di un confronto molto costruttivo. La parola “Principe”, nell’immaginario collettivo, si associa a castello/palazzo, etichetta, dipinti, sculture, chilometrici tappeti persiani, arazzi fiamminghi, sale affrescate, camerieri in guanti bianchi, velluti o marmi e porfidi.

E’ corretto dire la verità: ogni riferimento a persone, luoghi o oggetti non è puramente casuale, ma tutto è vero! I collaboratori di RG si sono lasciati coinvolgere e stupire dalla storia e dalle storie che il nostro ospite ci ha gentilmente mostrato e raccontato.

Ora, rileggete il pensiero di Machiavelli e, chi vuole, rifletta. E’ applicabile a tutto e a tutti.

 

 

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