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Un carro dell’Isis al carnevale di Tuscania e scoppia la futile polemica

Un carro dell’Isis al carnevale di Tuscania e scoppia la futile polemica

Un polverone pressoché inutile su un'iniziativa il cui unico scopo era scacciare la paura attraverso la risata.

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Domenica è stata una giornata di maschere e divertimento un po’ in tutta la Tuscia, anche a Tuscania dove dopo anni è tornato il grande Carnevale con carri e coriandoli sparsi in tutta la città. Ma qualcosa è arrivato a rovinare la festa: un carro ispirato all’Isis, l’organizzazione terroristica che da qualche tempo a questa parte si è macchiata di atti sanguinari e atroci, non ultimo la grande strage di Parigi di circa un mese fa. In poco tempo la notizia è finita sui giornali locali ed è rimbalzata su quelli nazionali. Ne ha parlato Il Fatto Quotidiano, Il Giornale e Il Messaggero. Su facebook, poi, si è scatenato il putiferio: persone indignate, gente che grida al cattivo gusto, altre che chiedono addirittura che qualcuno “paghi” per questo “scempio”.

Una reazione che dire esagerata è poco. Si è tirato in ballo il sindaco Bartolacci che sui media locali è stato costretto a prendere ufficialmente le distanze dalla cosa e a promettere, coadiuvato dalla ProLoco cittadina, che la cosa non accadrà più. Ma era veramente necessario alzare questo polverone per un carro allegorico di Carnevale? Un carro che, tra le altre cose, riporta sulle bandiere che adornavano il mezzo la scritta “Isistronzi” e il simbolo della pace e i cui passeggeri portavano a tracolla delle salsicce al posto delle cartucce.

Non è forse vero che spesso usiamo l’ironia per scacciare la paura? Ce lo ha insegnato anche Umberto Eco nel suo libro “Il nome della rosa” dove, prendendo ad esempio il lavoro di Aristotele, ci diceva che “il riso libera il villano dalla paura del diavolo, perché nella festa degli stolti anche il diavolo appare povero e stolto, dunque controllabile“. La risata è l’arma che l’uomo usa per scacciare i demoni, di fronte alla satira le paure scompaiono per qualche momento.

Quella di Eco è una lezione sempre attuale, mentre il politically correct tanto caro agli anni ’90 è sempre più in difficoltà. Da parte nostra speriamo che alla sfilata conclusiva del Carnevale di Tuscania il gruppo “Isistronzi” ci sia nuovamente, per scacciare le nostre più grandi paure nei luoghi più remoti dei nostri cuori. Dopotutto a cosa serve il carnevale se non a concederci un pizzico di risate in mezzo a tanti problemi?

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