Un caffè insieme – La democrazia nell’Islam

Un caffè insieme – La democrazia nell’Islam

Carissimi lettori, oggi tratterò di un argomento al quanto delicato ma ne vale la pena rischiare per ciò. La domanda che ci si pone piuttosto spesso, oggi giorno, è se l’Islam sia o no compatibile con la democrazia. È sconcertante notare che quelli che affermano che non lo è sono parte di un gruppo talmente eterogeneo da non avere in comune quasi null’altro che tale asserzione.

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Carissimi lettori, oggi tratterò di un argomento al quanto delicato ma ne vale la pena rischiare per ciò. La domanda che ci si pone piuttosto spesso, oggi giorno, è se l’Islam sia o no compatibile con la democrazia. È sconcertante notare che quelli che affermano che non lo è sono parte di un gruppo talmente eterogeneo da non avere in comune quasi null’altro che tale asserzione.

Dittatori secolari di paesi islamici abboriscono la democrazia, è naturale, in ragione del fatto che sono dittatori e hanno tutto l’interesse a presentare la democrazia come “non-islamica” alle masse musulmane. I dittatori che indossano vesti islamiche e che islamici si proclamano diffondono anch’essi la visione della democrazia quale elemento estraneo alla fede islamica e nel proprio entourage e nel libro paga hanno dotti religiosi disposti a recitare questa parte machiavellica.

I tradizionalisti avversari dell’Islam nel mondo occidentale, sia nei mass media sia negli ambienti politici, sono anch’essi ostinatamente decisi a ritrarre l’Islam come religione antidemocratica in cui non c’è spazio per i valori democratici. Il fine di costoro è allontanare ulteriormente l’Islam dalla psiche dell’opinione pubblica occidentale, rendendo così possibile e accettabile la demonizzazione dei musulmani. Questo favorisce l’accettazione delle politiche rigide e delle posizioni ingiuste assunte da tali governi contro i musulmani. Spesso questi tradizionali oppositori sollevano la questione della mancanza di democrazia nella maggior parte dei paesi islamici. Ciò che non dicono è che il solo appoggio reale contro le aspirazioni democratiche delle popolazioni del Medio Oriente della seconda metà del ‘900 è quello fornito ai dittatori dalle democrazie occidentali.

Forse non è prospettabile paragonare il sistema islamico venuto in essere nel VII secolo con le istituzioni democratiche dell’Occidente, che iniziarono a evolversi molti secoli dopo. Inoltre, i sistemi democratici occidentali non sono nemmeno copie esatte gli uni degli altri; essi condividono semplicemente i principi e l’ideologia della democrazia.

Il sublime Corano, più di 14 secoli fa , scandì in modo esplicito i principi della “shura”: ciò vuol dire che le questioni devono essere decise mediante consultazione e deliberazione congiunte. Le implicazioni pratiche di questo principio, nell’Islam delle origini (ai tempi del profeta Muhammed “pace e benedizione su di lui e dei suoi immediati successori”), mostrano che la “shura” è precorritrice della democrazia.

Solo nella sua prerogativa di profeta, Muhammed (pbsdl) doveva essere obbedito senza riserve; però al di fuori dell’ambito della trasmissione e della spiegazione della religione come rivelatagli da Dio, Muhammed (pbsdl) stesso diceva chiaramente che egli era un comune essere umano che non poteva predire il futuro o pretendere di possedere maggior conoscenza di altre persone nei loro rispettivi campi di competenza.

Alla vigilia della battaglia di “Badr”, il primo e storicamente più importante scontro militare fra i musulmani e l’alleanza araba degli idolatri, il Profeta (pbsdl) tracciò un piano strategico per lo spiegamento delle sue esigue truppe. Uno dei suoi seguaci gli chiese: “Questo posizionamento è una rivelazione di Dio che dobbiamo quindi rispettare senza discutere o è un punto di vista sul piano di battaglia e sulla strategia?” . Il profeta Muhammed (pbsdl)gli rispose che si trattava senza dubbio della seconda cosa e allora il suo compagno suggerì un piano di spiegamento alternativo. Il Profeta (pbsdl) accolse il suo consiglio e adottò il piano : il risultato fu una conclamata vittoria.

Anni dopo i nemici mandarono un grande esercito ad attaccare i musulmani a Medina. Il Profeta (pbsdl) era dell’idea di restare a Medina e affrontare lì il nemico ma la cosa fu discussa e l’esito fu che la maggioranza preferì marciare fuori dalla città e ingaggiare battaglia con il nemico presso il monte “Uhud “, ben fuori da Medina . Muhammed diede precedenza all’opinione della maggioranza, rispettando il principio della “Shura”. Vedendo ciò, una schiera di arcieri spiegati sulla cima della montagna, pensò che la battaglia fosse finita e abbandonate le posizioni essi si unirono all’inseguimento dei nemici, disobbedendo ai chiari ordini dati loro dal Profeta (pbsdl).

Khalid ibn al-Walid (un genio militare che capeggiava un reggimento della cavalleria nemica ) si accorse della vulnerabilità delle file musulmane e, aggirando la montagna e risalendola da dietro, attaccò i musulmani alle spalle, cogliendoli completamente di sorpresa.

Questo ribaltò l’equilibrio di forze e volse la sorte contro i musulamani: dovettero battere in ritirata dopo aver subito ingenti perdite. Anche se c‘era una doppia colpa da parte dei musulmani, dopo poco tempo , furono rivelati dei versi del sublime Corano rivolti al Profeta (pbsdl), come riporta il 159° verso di sura “La famiglia di Imran”: è per misericordia di Allah che sei dolce nei loro confronti. Se fossi stato duro di cuore, si sarebbero allontanati da te. Perdona loro e supplica che siano assolti. Consultati con loro sugli ordini da impartire; poi, quando hai deciso abbi fiducia in Allah. Allah ama coloro che confidano in Lui”.

La morte del profeta Muhammed (pbsdl) segnò il termine della catena dei profeti, giacché dopo di lui non ce ne furono altri; gli successe , però, un capo dello stato. La scelta del successore avvenne mediante un dibattito aperto, con più di un candidato, finchè Abu Bakr, il compagno più prossimo del Profeta (pbsdl), fu scelto per consenso generale come primo califfo.

A seguito del primo califfo il potere si trasferì di mano in mano, non con la promessa di lealtà della nazione, ma per mezzo della spada e dell’oro. Gli effetti di questo sventurato evento hanno ripetutamente afflitto la storia musulmana posteriore. Governanti dispotici hanno sempre trovato uomini eruditi smaniosi di assecondarli e di trovare giustificazioni mediante il ragionamento, perdonando così il loro ingiusto governo, mentre altri, che hanno osato parlare chiaro dell’odiosa realtà , hanno pagato con la vita o con la libertà.

Le cose andavano bene quando il califfo era “buono” e male quando il califfo era “cattivo”, il che era la situazione più frequente. In entrambi i casi, l’autorità del popolo e i suoi diritti sul governante risultarono minati. La civiltà islamica tuttavia ha prosperato perché ci sono sempre stati coloro che hanno creduto che la ricerca della conoscenza, l’eccellenza scientifica e l’istituzione della civiltà siano un dovere religioso.

Il governo li ha appoggiati in tutti questi ambiti ma ha soffocato i tentativi di parlare o scrivere sia riguardo i diritti del popolo rispetto ai leader al potere sia della limitazione della loro autorità priva di freni. Tenendo in considerazione l’acuto talento della civiltà islamica in altre vie della conoscenza, si pensa che gli scritti di quei dotti sui diritti costituzionali del popolo sono possenti e magnifici, ma insufficienti.

La democrazia non è mai stata uno dei mali della nazione il cui governante era musulmano: sua persistente sofferenza sono stati il dispotismo e la dittatura. Peccheremo di cecità se la nostra storia non rendesse visibili, proprio a noi , questi fatti. Coloro che accusano l’Islam di non accettare la democrazia si sbagliano; tuttavia c’è una gran differenza fra essa e l’Islam. In una democrazia occidentale Dio è soggetto a veto o a essere battutto ai voti se i i Suoi avversari sommano la maggioranza numerica. Nell’Islam la costituzione è fondata sulla “Shariah”, cosicché qualunque legislazione in conflitto con essa è incostituzionale. All’interno di tale contesto il processo democratico fa il proprio corso al 100%.

Il contemporaneo risorgere dell’Islam si espande ben oltre le ampiamente diffuse immagini dell’estremismo incendiario, dell’espressione violenta o di governi dispotici secolari e semireligiosi. Un’ampia , aperta e serena corrente maggioritaria ha scoperto le realtà della religione e ha aperto gli occhi agli insegnamenti della storia. Non è alimentata dal vuoto uso di slogan lanciati contro altri, ma da fondati impegni volti a giungere alle giuste riforme. Dopotutto è da molto che i dotti islamici hanno decretato che uno stato non islamico, che rispetta la giustizia è migliore di uno islamico tormentato dalla tirannia e dall’ingiustizia.

  • pascal91

    Vabbè, abbiamo sopportato per secoli quel cancro chiamato Cattolicesimo, resisteremo pure a quest’altro chiamato Islam (speriamo senza troppo dolore)

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